Archive for the ‘Politics’ Category

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bankrupt

07/08/2011

Quando stai camminando per i vicoli intorno al castello, tornando giù verso il centro, e incroci due ragazzi che si accarezzano le mani e poi se le prendono mentre affrontano una salita. Ci vedono, ma continuano a tenersi per mano e a salire. Mentre salgono uno accarezza la testa dell’altro in segno di affetto, per strada, in una zona non affollata ma neanche deserta, vicino a uno dei locali più belli della città.

Penso a me, in Italia, in una situazione simile. E non riesco a immaginarla. Perché da noi non si può, da noi non si fa, da noi non si deve vedere.

Saranno anche economicamente in bancarotta, ma civilmente sono avanti anni luce.

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della filosofia spicciola del doposbronza

10/07/2011

Il Portogallo mi affascina in molti suoi aspetti. Quasi tutti, a dire il vero. Quasi. I tamarri sulla spiaggia di Carcavelos no, quelli non mi affascinano.

Però ad esempio ieri era sabato, mi sono svegliato a un’ora decente e ho deciso in due minuti di andare in spiaggia. Prendo l’autobus, passo il ponte e piazzo il culo in riva all’Oceano.

E sono lì, tranquillo, a farmi bruciare dal sole, quando mi accorgo di essere in una parte di spiaggia un po’ naturista. E quindi non so, un po’ che ero da solo, un po’ che non l’avevo mai fatto ed ero curioso di sapere come si sta col batacchio al vento, mi sono spostato in una zona meno di passaggio (che va bene tutto però…) e via, senza costume ad abbronzar le terga.

In Italia non lo puoi fare, perché in Italia praticamente tutta la costa è colonizzata da ombrelloni da Trieste a Ventimiglia. Non essendo un fan del genere naturismo non ho certezza, ma credo che in tutta la riviera romagnola (ed è bella lunga) ci sia una sola spiaggia. Qua invece è normale. La cosa non normale è affittarsi l’ombrellone. E non è che al mare vado alle Azzorre, sei lì a venti minuti da Lisbona e a dieci dalla città dall’altra parte del fiume (che è quasi più grande di Lisbona), che significa che Ostia è immensamente più in culo. Solo che a Ostia ci devi andare in macchina, la spiaggia fa cagare e devi fare il mutuo per trovare un ombrellone. Caparica la raggiungi in autobus, paghi 3 euro di biglietto andata-ritorno e trovi tutto lo spazio che vuoi per piazzare il tuo telo sulla sabbia. E nessuno che rompe le palle. Ieri ero da solo, ho lasciato i miei averi sulla sabbia svariate volte per andare in acqua e nessuno si sognava di andare a fregarmi l’iPhone. Prova a lasciare una ciabatta sulla spiaggia di Rimini.

Questo per dire che qua vivere bene è facile. Con “vivere bene” non intendo essere ricchi sfondati o comunque avere un tenore di vita alto, intendo stare bene. Stai bene, perché vivi in un paese civile dove ti permettono di non toccare l’automobile per andare a farti i cazzi tuoi al mare. Stai bene perché non gliene frega niente a nessuno di quello che fai, sei libero di farlo basta che non rompi i coglioni. Vuoi prendere il sole nudo integrale in una spiaggia vicinissima alla capitale? Puoi farlo. Non ci sono comitati per la decenza pubblica formati da repressi che di giorno si scandalizzano perché vedono una coscia in tv e di notte vanno a puttane.

Vivi e lascia vivere è un po’ il motto portoghese, almeno di Lisbona. Lo vedi anche (soprattutto) tra i gay, e nel comportamento che il Paese ha nei confronti dei gay. Qua, da poco, esiste il matrimonio omosessuale. Come in Spagna, pari pari al matrimonio tra uomo e donna, senza differenze legali o niente. Gli sposi o le spose possono decidere chi prende il cognome di chi (ma non è obbligatorio), l’unica differenza è questa. Perché tradizionalmente la donna prende il cognome dell’uomo, e al figlio si trasmettono il primo cognome (meno importante) della madre, e il secondo cognome (quello ufficiale) del padre. Col risultato che a me piacerebbe un sacco sposare un portoghese, così potrei chiamarmi con tanti nomi ufficiali.

Ma sto divagando come al solito.

Dicevo che qua esiste il matrimonio omosessuale. Lisbona è piena di gay e lesbiche (un terzo dei portoghesi vive nell’area metropolitana di LX). Ma non li vedi, non hanno l’esigenza di imporre la loro presenza. Non ci sono checche che girano sculettando mentre portano a spasso la borsa di Louis Vuitton. Perché 1) probabilmente la borsa di Louis Vuitton non se la possono permettere, ma soprattutto perché 2) non hanno bisogno di estremizzare, di polarizzare le opinioni, di affermarsi. Esistono. Vivono la propria vita all’interno del mondo eterosessuale senza che il mondo eterosessuale si faccia dei problemi. Perché qua sono abituati al diverso, questi qua hanno scoperto il mondo qualche secolo fa, un po’ di apertura mentale (da certi punti di vista) ce l’hanno.

Ed ecco che i locali gay non sono in periferia, nascosti nelle zone industriali, come in Emilia. Non sono scopatoi in zone malfamate come a Milano. Sono dei normali bar del Bairro Alto, popolati da mille colori diversi di menti e di pelli. E a nessuno frega nulla.

Parlavo settimana scorsa con un ragazzo portoghese, gli ho chiesto se il nuovo governo, che è di destra, andrà a cambiare la legge sul matrimonio omosessuale. Mi ha risposto dicendomi che non capiva per quale motivo un governo di destra dovrebbe cambiare una legge fatta da un governo di sinistra (che poi parliamone). Non capiva i meccanismi perversi della politica italiana. E io mi sto abituando ai meccanismi normali di una democrazia.

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degli occhi di lince dei braganza

03/07/2011

A Lisbona può capitare di non riuscire a dormire la notte per i più svariati motivi. Certo, la movida e il casino in strada. Certo, il traffico. Certo, anche l’alcol. E come no, anche a volte un po’ di insonnia, causata forse da una leggera inquietudine per quanto riguarda il futuro.

No, il caldo no. Il bello del clima atlantico è che sì, ci saranno anche 40 gradi di giorno, ma la sera fa freddo. E poi capitano giornate come oggi, con enormi e bellissime nuvole rapide che sorvolano silenziosamente la città lasciando a volte spazio a qualche raggio di sole che infuoca il fiume o un quartiere (sì, il sole infuoca, soprattutto se a contrasto con la luce lattiginosa di un giorno nuvoloso).

Ma a Lisbona capita di trovarsi nei luoghi più assurdi, con i rumori più strani che ti tengono sveglio. Ad esempio dei galli.

Però svegliarsi al mattino, dopo non aver dormito a causa di alcuni galli con l’orologio biologico sballato, prendere un caffè in una casa che ti chiedi come faccia a stare in piedi, guardare fuori dalla finestra e vedere i tetti di Bica, il fiume, il ponte… beh chissenefrega del gallo.

Ora il mio problema fondamentale è: prenotare un volo che non costi mille milioni di euro per tornare qua ad agosto; capire bene cosa devo fare per lavorare con uno stage professionale; trovare un bar dove andare a fare caipirinhe ad agosto.

Ah, certo, anche tornare al Bacalhoeiro e chiedere al barista dagli occhi di lince se posso lasciargli il mio numero (e già che ci siamo, se mi va male gli chiedo se hanno bisogno di un barista ad agosto).

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upside down, inside out

01/05/2011

A Lisbona, capitale di un paese in fallimento, può capitare di trovare l’empatia delle persone più impensabili.

Tipo. Settimana scorsa, in spiaggia. Io e A. andiamo a fare un tuffo nella piscina naturale appena dietro al molo. Le due S. restano sulla spiaggia a cuocersi. Vengono avvicinate da un vucumprà, di quelli che noialtri italiani brava gente prendiamo per il culo e trattiamo male perché ci importunano volendoci vendere collanine varie. Dicevo, vengono avvicinate da un vucumprà. Il quale ovviamente vuole vendere delle collanine. E gli dicono “no guarda non abbiamo soldi”. Al che il nostro nuovo amico, che non è un deficiente, si chiede come sia possibile che due italiane in vacanza arenate sulla sabbia non abbiano soldi per comprare una collanina. Per cui insiste e le due S. gli dicono che siamo qua per lavorare. “Ma se lavorate allora avete i soldi!”. “Eh no, non ci pagano, lavoriamo gratis, abbiamo una borsa che ci paga la stanza e basta”.

Reazione di colui che sarà sempre il mio idolo: “No dai… gratis no… no ma dai… no! …gratis no… mi dispiace…”. E se ne va.

L’altra sera al Bairro Alto la scena si ripete uguale, con una leggera variazione: il vucumprà dice “Lavoro gratis? No dai non è vero… però forse in Italia sì”. E si dilegua anche lui.

Ok, adesso abbiamo scoperto il modo per non essere assillati dai venditori ambulanti. Però ragazzi, essere compatiti dai vucumprà la racconta molto lunga sul nostro avvenire.

Detto ciò: sto valutando se raggiungere gli altri al Miradouro de São Pedro de Alcantara o no. Dovrebbe esserci una festa per il primo maggio. Però non so, sono in modalità pantofole e vorrei stare un po’ da solo. Vivere in otto in un appartamento è impegnativo, anche se ognuno ha la sua camera. Ogni tanto uno ha anche bisogno di starsene un po’ fuori dai coglioni. L’altro giorno ho fatto a piedi la passeggiata lungo il Tejo, da Belém a Cais do Sodré, che son circa 5/6 chilometri di panchine lungo il fiume (a parte il tratto di Alcantara, che è di fianco al porto e fa un po’ cagare, per il resto è bellissima). Si sentiva il vento dell’oceano che sapeva di salsedine e rinfrescava dal sole incredibilmente torrido (d’altra parte siamo un bel po’ a sud, non è il sole padano) e spingeva inesorabile una simpatica perturbazione atlantica verso la città. Ieri c’è stata una mezza inondazione a Benfica, i portoghesi hanno visto per la prima volta la grandine (dilettanti!) e l’hanno scambiata per neve (dilettanti!). Oggi al tg ovviamente era la notizia principale. Faranno scorta di acqua, visto che a quanto pare adesso che inizia maggio automaticamente smette di piovere, il sole splende e la temperatura sale a livelli tropicali fino a ottobre.

Col portoghese invece sto mettendo su l’orecchio, almeno all’accento della capitale. Capisco una buona percentuale di ciò che mi dicono (se non attaccano il mitragliatore e non mi investono di suoni strani e S nelle più assurde combinazioni), ma ancora siamo lontani dall’articolare una frase. Devo fare una bella studiata intensiva di verbi e poi improvvisare. Mi sa che è l’unico modo per imparare una lingua talmente simile alla mia (e allo stesso tempo così diversa, ma perché cazzo non trovano una corrispondenza tra quello che sta scritto e quello che va pronunciato?).

Per quanto riguarda il lavoro invece comincio ufficialmente lunedì. E già ho l’agenda piena: devo fare un chiosco al Jardim da Estrela, una gelateria a Oeiras e un ristorantino a Graça, in attesa che parta il progetto quello che ti capita solo una volta nella vita. Vedremo un po’ come si evolve la situazione, ma intanto già lunedì mi portano al chiosco e in settimana ci portano all’equivalente portoghese del MADE. I capi ci piacciono un casino; ci sono piaciuti alla primissima impressione e continuano a piacerci.

Ok, direi che come aggiornamento è sufficiente. Ora rifletto ancora un po’ se mi va di salire al Bairro Alto o no. Tanto anche se è l’una meno un quarto è sabato, che significa che fino alle nove di domattina ci sarà pieno di gente.

Boa noite!

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saudade

29/03/2011

Ho firmato.

Tra meno di tre settimane prenderò un simpatico aereo portoghese e sarò a Lisbona.

Fa strano: non ho la minima ansia. Le mie uniche preoccupazioni sono se devo o non devo portarmi il phon, se mi daranno una micro sim senza il cellulare e altre cazzate simili. Ad esempio non mi preoccupa la lingua, che ho appurato essere complicata e bastarda nonché simile allo spagnolo in forma scritta (di conseguenza sarà facile confondersi e pronunciare qualcosa con accento spagnolo guadagnandosi i vaffanculo dei presenti – sì, in Portogallo se non sai qualcosa è meglio dirla in italiano o in inglese, ma MAI in spagnolo o ti sputano). Non mi preoccupa lo studio dove andrò a lavorare; ci sono tre studi, uno di quelli sarà il mio luogo di lavoro. Due sono a Santos e dintorni, l’altro è al Bairro Alto. Tutti e tre si occupano di edilizia, urbanistica e altre cose di cui sono a digiuno, dopo un anno passato a imparare tutto lo scibile umano sugli interni. Ma non me ne frega, sarà un po’ come tornare all’università e progettare cose random.

Non so, la vedo come una sorta di ancora di salvezza che mi prende e mi porta via da questa palude professional-personale che è la pianura padana. E di conseguenza non posso che essere ottimista.

Andrò a vivere in una città splendida che è stata in grado di insegnarmi e farmi sperimentare un assaggio di quel sentimento tutto portoghese che chiamano “saudade” in pochi giorni.

Andrò a vivere in riva al fiume, con il vento dell’Oceano in faccia, bevendo birra al limone un euro e mezzo la bottiglia. Imparerò – o quantomeno prenderò familiarità con – una lingua nuova. E anche utile, visto che la parlano in Brasile: il giorno che deciderò di aprire l’erbazzonificio sulla spiaggia di Copacabana saprò dire le frasi fondamentali tipo “quanti pezzi vuole?” o “ciao bel ragazzo in costume, mi dai il tuo numero di telefono?”

Vabbè, per il momento torno alla solita routine, ancora per nove giorni lavorativi. Poi valigia, scappata al Fuorisalone e infine aereoporto.

E per un po’ vaffanculo a Berlusconi & Co.

A proposito: per il referendum del 12 giugno io sarò con le chiappe a mollo nel Tejo. Qualcuno sa se potrò andare a votare all’ambasciata e scrivere i miei bei Sì grossi grossi sul foglietto?

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miopia

15/03/2011

Se ne sta parlando fin troppo in questi giorni. Almeno, secondo i miei gusti. Ma aver visto ieri sera la prima (e per quanto mi riguarda ultima) puntata di Qui Radio Londra di Ferrara spinge anche me a dire qualcosa, un po’ sull’ipotetico Ferrara e un po’ sul tema trattato.

Ovviamente, per chi non avesse visto lo scintillante debutto del Giulianone, si è trattato di un bello spot pro-nucleare celato dietro al rispetto per le differenze culturali che esistono tra l’Occidente e un non meglio identificato “oriente”. Già. Perché secondo Ferrara l’oriente è uno e unico, ha una sensibilità comune e baggianate varie.

Ma non approfondiamo questo aspetto, preferisco quello estetico.

Per cinque minuti di trasmissione è stato inquadrato il suo faccione a schermo intero (si potevano contare le macchie sulla pelle e la parte del leone la facevano i suoi meravigliosi denti gialli). Ora, per quanto la bellezza non sia un criterio attendibile per la presenza in televisione (vedi Gad Lerner, che proprio un figo non è), vedere un Giuliano Ferrara in 21,5 pollici (cioè praticamente in scala 1:1) subito dopo cena NON concilia la digestione.

Vogliamo parlare poi della grafica? Sigla, studio, tutto in radica molto chic anni 40. Cioè Ferrara ci sta liberando dal fascismo. Verrebbe da citare Luttazzi, ma poi non vorrei incorrere in querele. Sono un codardo e guadagno – lordi in un mese – meno della metà di quello che prende il soggetto in questione per cinque minuti di sproloquio su rai1, quindi no, non lo paragonerò a nulla di offensivo. Mi metterò sul suo stesso piano: la critica intelligente (risate in studio).

Dette queste due cazzate a conferma del mio apprezzamento per il programma, parliamo del tema: l’energia nucleare.

Lo so, deluderò molti di voi, ma la mia opinione è che sia abbastanza inutile parlarne, almeno nella chiave di lettura con cui si sta guardando al tema ultimamente (ovvero il nucleare in Italia).

Perché?

Semplice.

Il nucleare in Italia non si farà mai, come ogni altra cosa proposta da un governo presieduto da Berlusconi. Così come non si farà mai la riforma della Giustizia, almeno non nella forma proposta da Berlusconi. Così come non si farà mai nessun ponte tra Messina e Reggio Calabria.

Mettiamocela via, è inutile parlarne. I progetti a lunga scadenza in questo paese non funzionano. Sono sessantacinque anni che facciamo progetti a breve e brevissima scadenza, tutti gli altri sono stati stravolti o cambiati in corso d’opera.

Abbiamo sempre l’alibi per fare le cose in fretta e furia, e male. Se l’alibi non c’è lo si trova o lo si crea (K., pace all’anima sua – si fa per dire – insegna).

Carissimi amici, elettori di centro destra e che credono ancora in quella cosa che Berlusconi ha fatto sua e ha chiamato la “politica del fare” per differenziarsi da tutto ciò che c’è stato prima (mettendo questo verbo, “fare”, sotto ai riflettori): ve lo chiedo con il cuore, senza intenti polemici. Che cosa ha fatto, di fatto, Berlusconi?

Dunque vediamo… le grandi opere? Quali? No. Sono tutte bi-partisan e/o imposte dall’UE e/o create e gestite dagli enti locali.

Grandi pianificazioni? Quali? Il progetto CASE in Abruzzo? Meglio non commentare gli esiti disastrosi (e preannunciati abbondantemente da qualsiasi architetto, ingegnere, urbanista con un po’ di buon senso e conoscenza della storia passata).

La riforma fiscale? Il “meno tasse per tutti” trasformato in “cazzi vostri se il vostro Comune non ce la fa e vi alza le aliquote, mica è colpa di Roma”? Lascerei perdere.

La riforma della Giustizia? Ma se è dal 1994 che dura il tam tam mediatico su questa benedetta riforma e nessuno ha fatto un cazzo.

La riforma della scuola? Quale preferiamo, quella della Moratti o quella della Gelmini? E se per quella della Gelmini mancano ancora tutti i decreti attuativi per renderla effettiva, per la riforma Moratti quali oggettivi miglioramenti sono stati riscontrati (ricordiamoci che gran parte di queste “riforme” in realtà applicava direttive europee, per cui se non le avesse fatte Berlusconi le avrebbe dovute fare Prodi o chi per lui).

Insomma.

Preoccupiamoci del Mondo, del Giappone in pericolo (e quando si parla di nucleare non basta essere agli antipodi per sentirsi al sicuro). Preoccupiamoci di pensare a politiche energetiche COMUNI a tutti, serie e attuabili. Non preoccupiamoci delle possibili infiltrazioni mafiose, dello spreco di soldi pubblici e dei molteplici problemi legati al nucleare. Non lo faranno mai.

Almeno spero.

In ogni caso è bene andare a ribadirlo, il 12 giugno (e anche qua, speriamo che Maroni decida di farci risparmiare un po’ di soldi facendoci andare alle urne una volta per due).

Ah, già che siamo in tema: ribadiamo pure che l’acqua è di tutti, che fa sempre bene.

Vabbè sul legittimo impedimento non mi pronuncio, ho finito la carta igienica.

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libertà d’opinione

02/03/2011

La prova più evidente del fatto che non esiste più la libertà di avere un’opinione differente si palesa quando una esponente dell’opposizione, nemmeno tra le più incazzate, come la Melandri, viene arrogantemente zittita al grido di “lei non condivide le politiche del Governo”  da un’altra parlamentare, esponente della maggioranza, per il solo fatto di aver espresso un’opinione a titolo personale su un provvedimento del Governo contro la disoccupazione femminile.

Ecco, se ora diventa un’onta il fatto di non condividere le idee della maggioranza significa che la maggioranza non accetta in alcun modo nessun tipo di critica, costruttiva o no (ma questo lo sapevamo già e l’avevamo anche già appurato con la vicenda Fini).

Se poi si fa due più due e si uniscono i puntini si costituisce un bel ritrattino. Da un lato Silvio che attacca tutto l’attaccabile: la Presidenza della Repubblica, la Corte Costituzionale, il Parlamento, la Magistratura, la scuola pubblica (in questo caso notare come utilizza il verbo “inculcare” riferendosi sia alla scuola pubblica sia alla famiglia, come se i giovini virgulti italiani non possano pensare). Dall’altro una situazione internazionale che ci sta vedendo diventare importanti quanto un “due di bastoni quando la briscola è coppe” come diceva il mio professore di scienze. E infine la folle proposta di “alternare” conduttori di destra e di sinistra sulle reti pubbliche in prima serata solo per il martedì (Ballarò) e il giovedì (Annozero). Proposta che, lasciatemelo dire, rasenta il ridicolo, l’anticostituzionalità, il buonsenso e il buon gusto nello stesso tempo. Una proposta geniale, più geniale di quella che ha bloccato l’approfondimento politico per un mese prima delle elezioni, che almeno zittiva tutti. Questa no, è ad personas, solo per Floris e Santoro.

Per stasera ho sproloquiato a sufficienza, ora prendo il culo e lo porto a guardare una puntata di Dexter perché la starnazzante onorevole del Pdl dalla D’Amico ha abbondantemente sminuzzato e tritato le mie gonadi.

Buona notte.