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i’m not that kind of

18/12/2010

Ecco ci terrei a sottolinearlo.

In questi giorni si sentono parecchie stronzate, tra governi in stato vegetativo, maggioranze che ci sono e non ci sono come la marea in Normandia, opposizioni che si fanno e si disfano, regali di Natale e previsioni del tempo.

No lo dico perché sì, son tutte cose importanti, però non sono l’argomento principale. Che per la precisione è il seguente: c’è una massa di gente incazzata. Ma incazzata nera, eh, non incazzata come al solito, tipo quell’incazzatura da bar con gli amici. No no, qua si stanno incazzando con quell’incazzatura da molotov.

Mi ha fatto effetto vedere le immagini di Roma in guerriglia, non fosse altro perché pochi giorni prima passeggiavo lungo le stesse strade. Ho lasciato Roma facendo Via del Corso nel caos degli acquisti natalizi, la ritrovo alla TV con quella stessa strada devastata.

Ora, io personalmente sono contro la violenza. Le poche volte che sono quasi arrivato alle mani (quasi, anche perché sono una checca a picchiare) è stato nei momenti in cui il mio ex mi esasperava. Ciò la dice lunga sul rapporto, ma non è di questo che voglio parlare. Dicevo che sono uno che con la violenza ha poco a che vedere. Non penso sia un metodo, non penso sia un mezzo, penso sia solo un fine.

Però capisco quando l’esasperazione, il martello pneumatico del tam tam televisivo, la sensazione di onnipotenza derivante da un’assemblea studentesca in cui tutti dicono la stessa cosa (non molto chiaramente, ma sì, dicono la stessa cosa) caricandosi a vicenda… ecco tutte queste cose le ho vissute, le capisco e comprendo che possano sfociare in atti estremi.

Anche perché le persone non sono robot. Sono emotive. Quando un’emozione le prende, quelle reagiscono di conseguenza. Se la gente è incazzata reagisce di conseguenza. E la gente è incazzata.

Certo, non dovrei essere io a dirlo. Oltretutto su un blog letto fondamentalmente da pochi intimi. Ma se per caso passasse un politico, un funzionario governativo incaricato di censurare qualcosa… oh io ve lo dico. Probabilmente non sarò io a prendere la Bastiglia, ma occhio che lì fuori c’è un popolo che non vede l’ora.

Poi se le teste rotolano non venitevi a lamentare.

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One comment

  1. Ma magari, amico mio, magari. Per fare le rivoluzioni ci vuole tanta fame, soprattutto, e poi tanta voglia di punire chi ti ha ridotto alla tanta fame. Punire fisicamente. E quando capita, in Italia? Una volta, nel 1943-45. E mai più, direi.



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