Posts Tagged ‘vagabondare’

h1

clochard

07/02/2010

E dopo, nell’ordine: un viaggio su un treno a gasolio da Parma a Brescia. Un bel film. Un viaggio in macchina da Brescia a Milano con coda a Sesto San Giovanni inclusa nel prezzo. Una seduta di fotografia con tanto di set e luci e gente che è riuscita a farmi sembrare un tocco di gnocco nonostante la nota riluttanza degli obiettivi a ritrarmi decentemente (grazie Matteo, quando avrai bisogno di modelli per nudi integrali conta su di me, che se mi fai così gnocco poi posso smerciare le foto sui siti froci spacciandomi per gran figo e poi sorprendere l’appuntamento del caso con la mia simpatia). Una serata al giapponese, che decisamente troppo giapponese, basta giapponese per un mese vi prego. Una notte nel più osceno hotel di Milano. Una giornata in fiera. Un viaggio Rho-Milano bloccati nel traffico in tilt a causa della neve. Una camminata di quaranta minuti da piazza Firenze a Moscova durante la quale ho scoperto che il principio della capillarità porta l’acqua direttamente dai tuoi piedi ai tuoi testicoli in poche semplici mosse. Un colloquio di lavoro che non si sa come sia andato. Un’altra passeggiata di quaranta minuti durante la quale ho temuto seriamente per il mio alluce destro. Una pizza e un gatto giocherellone. Un risotto al radicchio. Una mostra in Triennale. Una serata in compagnia. Una sbronza colossale. Una doccia nella doccia che conserva ancora la mia tenda della doccia. Un viaggio in “freccia argento” che mi è costato 22 euro per 150 km in un’ora e quarantacinque minuti.

Dopo tutto questo sono tornato a rimirare i colli.

E non vedo l’ora di tornare in quella città orrenda, grigia, sporca, inquinata, stupida e cattiva che è Milano.

h1

ulysses

08/01/2010

Volo New York – Londra Heathrow alle 8:55 (am per chi avesse dubbi) di martedì 5 gennaio 2010. Si parte tutti carichi dalla casetta (finta) di Long Island alle 4:30 (sempre am). Ovviamente è troppo presto, perché dalla casetta di carta al JFK ci sono circa 10 minuti di macchina. Ma vabbè.

Si fa il check-in, nessun problema. Il volo è puntuale e stavolta non ci fanno spogliare dieci volte prima di raggiungere i gates.

Atterraggio a Londra Heathrow la sera tardi, in un’Inghilterra imbiancata, un aeroporto surrealmente silenzioso. Si prende il pullman per Gatwick e finalmente si arriva all’albergo dell’aeroporto. Nel frattempo l’Inghilterra è sempre più imbiancata, ma si pensava peggio.

Al mattino sveglia alle 9 e si constata che

1) la BBC dà strane notizie allarmanti e allarmistiche stile Studio Aperto, con tanto di inviati in sperduti villaggi della campagna inglese nella contea di Minchiashire sotto la neve.

2) le previsioni meteo non sono previsioni ma anteprime di un film catastrofista sulla nuova glaciazione, manco si fosse fermata la Corrente del Golfo

3) l’unico aeroporto della Gran Bretagna aperto è (rullo di tamburi) HEATHROW! E ovviamente il mio volo era da Gatwick.

Per cui si attraversa la strada e si va al terminal per constatare la situazione di persona. In realtà di neve non ce n’è poi tanta, poche settimane fa ne è scesa il triplo a casa mia. Ma tutti i voli British Airways sono cancellati, per cui l’unica soluzione è ri-prenotare posti su un altro volo, ovviamente un altro giorno.

Sapete cosa succede quando una compagnia aerea decide di cancellare 163 voli? Succede che tutti i passeggeri di quei 163 voli si trovano in aeroporto a fare la fila per ri-prenotare il viaggio. Ma io sento poco più avanti una signora che parla al telefono e dice chiaramente in inglese “ma quindi è tutto a posto? abbiamo i posti per l’altro volo?” e a giudicare dal suo atteggiamento sollevato si direbbe che sì, è tutto a posto. Allora le chiedo il numero e telefono, sfoggio un uso e una comprensione dell’inglese che assolutamente non sapevo di avere e prenoto 10 posti sul volo del giorno dopo.

Soddisfatto di ciò mi chiedo: e stanotte? Siamo in transito da NYC a Verona, non possono farci dormire in aeroporto, abbiamo diritto a un indennizzo. Per cui lascio qualcuno in coda (eravamo andati avanti di circa 20 metri in due ore) e mi dirigo al customer service office della BA, dove subito tentano di dirmi che se nevica non mi devono dare un cazzo, ma poi cedono. Però devo fare la chilometrica fila, anche se ho già cambiato la prenotazione. Amen, siamo in tanti, ci si alterna.

Dopo 7 (sette!) ore di fila arriviamo davanti a un impiegato della BA che, indispettito dall’atteggiamento arrogante di quella testa di cazzo di V (ma ve ne parlerò in un altro momento di lei), ci dice “I’m sorry, the company is not responsible for snow”. Ma poi io, che di V e delle sue scene isteriche ne ho fin sopra i capelli, la mando inequivocabilmente a dar via il culo sulla statale. E poi con le buone si ottiene tutto da un impiegato della BA che non vede l’ora di tornare a casa, basta essere comprensivi.

Ci assegna delle camere doppie all’Hilton di Gatwick, cena e colazione incluse.

Ma non è finita, perché il fatto fondamentale di questa giornata non sono le sette ore di coda né la neve né il fatto che la BA fosse l’unica compagnia aerea a non volare (EasyJet lì di fianco decollava). Il fatto, anzi il Fatto, è che mi stavo pisciando addosso. Per cui quando tutti gli altri dicono “oh figata abbiamo il voucher andiamo all’Hilton, sfondiamoci di cibo e riposiamoci” io mi dirigo al cesso e mentre vado in là mi accorgo che uno di questi voucher è intestato a una persona dal nome inglese che di sicuro non era tra noi. Allora piscio e torno dal simpatico e gentilissimo bigliettaio, il quale mi riconosce e mi chiede subito cosa non va. Gli spiego e mi ristampa un altro voucher.

Mentre mi porta il voucher un impiegato consegna a tutti i bigliettai un foglio con i numeri dei voli cancellati anche per il giorno dopo. E poiché con le buone si ottiene tutto indovinate cosa mi dice il bigliettaio, già che sono lì? Cancellato anche il Gatwick – Verona del 7 gennaio. L’unica soluzione possibile è la Lufthansa: Londra Heathrow – Monaco di Baviera – Verona.

Tutto ciò per dirvi che nella sfiga ci vuole anche un po’ di culo. Perché sì, sono arrivato un giorno dopo e ho fatto code su code, però ho passato una notte all’Hilton (e cazzo è una figata pazzesca), ma soprattutto ho evitato di rifare la stessa coda stamattina e ho volato Lufthansa, che è diventata la mia compagnia preferita. Aereo splendido, atmosfera rilassante, personale gentile, cibo buono (ma dopo la British Airways penso che anche il minestrone di licheni possa sembrare una prelibatezza), puntualità, per non parlare del bellissimo colore giallo con cui scrivono Lufthansa su quel rilassante fondo grigio o delle lucine che si accendono gradualmente (questa la nota dell’architetto).

L’unica nota negativa è stata V, alla quale ho appena mandato una concisa ma chiara e inequivocabile e-mail: “sei la persona più egocentrica, cattiva, arrogante e ignorante che abbia mai conosciuto. Felicitazioni per la brillante carriera di avvocato che ti attende. Detto ciò, io non voglio più avere nulla a che fare con te.”

A regà, ce l’abbiamo fatta. Sono a casa. Ma credo che questi contrattempi non siano altro che un messaggio dal cielo che fondamentalmente mi sta dicendo “oh ma lo capisci o no che te in Italia non ci devi tornare?”

h1

cosa cercavi, viandante tecnologico?

18/12/2009

Sto qua che aspetto. Perché ho fatto una minchiata di enormi proporzioni.

Antefatto: lunedì era il compleanno di mio nonno, per cui mia nonna mi ha chiesto di accompagnarla in un negozio di elettrodomestici per comprargli un rasoio. Al negozio ne ha comprato uno anche per me.

Concausa: nel mio bagno quel GENIO dell’elettricista ha messo 4 spine. Una singola di fianco all’interruttore della luce sullo specchio, di fianco al lavandino. E una tripla nell’angolo dove sta la doccia hi-tech che ho ereditato dai vegliardi. Ovviamente la doccia hi-tech copre completamente gli interruttori, per cui se ne desume che in bagno ho una sola presa di corrente di fianco al lavandino. E non ho mensole.

Minchiata: ho un nonno e un padre falegnami. Ma poiché mio padre lavora per guadagnarCI da vivere, se devo rompere i maroni li rompo al nonno. E invece di pensare “vado all’IKEA a Parma a prendermi un ripiano” ho detto “nonno, mi faresti una mensola da mettere sotto allo specchio in bagno? Così ci appoggio il rasoio lontano dall’acqua ma vicino alla presa.

Adesso sto aspettando che il suddetto avo torni dal Paese, poiché mi ha minacciato di montarmi l’orribile ripiano ricurvo che prima o poi vi mostrerò, per allietare le vostre giornate.

Insomma, sono qua a far passare il tempo. Per cui vi allieterò con le chiavi di ricerca che sono state utilizzate per arrivare al mio blog.

Innanzi tutto un consiglio per i blogger d’ogni tipo: non scrivete MAI la parola “porn”. Vi ritroverete con una sfilza di visitatori che cercheranno proprio “porn” e che giungeranno al vostro indirizzo augurandovi le peggiori sofferenze quando scopriranno che sul vostro blog non ci sono immagini pornografiche. Purtroppo ho scritto un post chiamato “era questo il tuo porno piano”, che nulla c’entra con la pornografia, ma tant’è.

Bruto Maria Bruti: mi chiedo se chi googlasse fosse un sostenitore o meno. Se si trattasse di un sostenitore saprei a chi imputare la causa del virus gastrointestinale che mi ha colpito un paio di settimane fa. Se invece si trattasse di un detrattore allora benvenuto, mio caro pellegrino, hai trovato ciò che cercavi.

Ragazze troie Aulla: o viandante appenninico che cerchi un po’ di sesso scambiato per amore, ti consiglio di spostarti. Aulla è un paesino, credo che il mercato di cui sei alla ricerca si sposti più verso il litorale. Prova con “ragazze troie Viareggio”, magari ti va bene.

Marcello Veneziani crocefisso: no dai, non esageriamo. Nessuno vuole vederlo “crocefisso”. Semmai crocifisso che è più corretto, e comunque si tratterebbe di pratica barbara e in disuso da un paio di manate di secoli. E inoltre, che cazzo, basta fomentare l’odio! Che poi magari gli tirano un Duomo in faccia anche a lui ed è la volta buona che ci chiudono la rete!

Sedriano sindaco rifiuta di sposare una: …una chi? Questa “una” si sposava da sola? Eh beh, ci credo che si è rifiutato!

Progetti urbanistici per Milano expo: beh direi che sei nel posto giusto. Bravo. Centro!

Maneggi Magenta: caro il mio Filippo, amante dei cavalli, mi spiace. Non posso darti l’indirizzo dei miei parenti magentini che gestiscono il maneggio. Ma se cerchi sulle pagine gialle li trovi.

http://www.porno wa: scusami? “Wa”? Warszawa? Cerchi porno polacco? C’era un polacco figo in università, ma le sue amiche erano dei cessi. Prova con la Lettonia, dicono che là le ragazze siano splendide.

Era questo il tuo porno piano?: se cercavi la puntata di Sensualità a Corte hai trovato solo una citazione. Se cercavi la citazione, hai trovato un delirio di Marcello Veneziani. Ti va male, eh?

Marcello Veneziani laicità: figata! Anche io mi diletto nel cercare ossimori sulla rete. Una volta ho cercato “Binetti intelligenza” e ne ho tratto grandi soddisfazioni.

Medici obiettori di coscienza Reggio Emi: beh, potevi aggiungerci “lia” per amor di completezza. Fortunatamente non sono tutti obiettori. Non siamo in Lombar, siamo in Emi-Romà!

“la gente non sa scrivere”: quanto è vero, signora mia! Non so perché, ma mi piace pensare che tu sia un’anziana professoressa di lettere di un liceo classico che ha frequentato un corso “internet per negati” (vedere le virgolette all’interno del campo di ricerca, indice di una persona non abituata a usare il computer, ma che ha fatto i compitini a casa).

Emilio Fede l’informazione è troppo poli: “poli” suppongo stia per politicizzata. Da che pulpito, eh? Volevi anche tu verificare che la notizia fosse vera, eh? E quando hai scoperto che effettivamente l’ha detto, anche tu ti sei spanciato di risate rotolandoti sul tappeto, eh?

Tema di Architettura: compagno di strada, ti offro un aperitivo?

Camminare per Milano: è bellissimo. Soprattutto a ora tarda, quando la città è deserta e ti sembra che sia tutta tua. Vai viandante, che tu sia colpito dalla bellezza nascosta di Milano.

Foto Pedemontana: vediamo… la data è precedente al mio post sulle opere nell’area milanese, per cui l’unica pedemontana di cui potresti avere trovato qualche accenno è quella fottutissima strada sempre piena di camion che collega Bologna a Parma parallelamente alla SS9, ai piedi dell’Appennino. Non ho foto, ma visto che passa di fronte a casa mia se vuoi mi attrezzo.

“ubriaco nella bibbia”: un altro che ha fatto i compitini con le virgolette. Carissimo, la Bibbia è piena di ubriachi. Anche chi l’ha scritta, probabilmente, era sotto l’effetto di qualche sostanza psicotropa mista ad alcol.

“marcello veneziani” 2012: non ho capito. Credi che ci sia una parte nel film che si occupa dell’intellettuale, con rispetto parlando, della destra? No no no, te se un subdolo. Volevi sapere se Nostradamus aveva previsto qualcosa sulla sua morte, vero?

Destra incapace: falso. La destra è capacissima. Fa solo cazzate, ma è bravissima a farle.

Come faccio da torino porta nuova a dams: amico mio caro, Google non è una persona. Non puoi rivolgergli delle domande. Non è che ti risponde a voce dicendoti “mah non so, potresti prendere il treno”.

Treno Sarzana – Torino: in bocca al lupo!

Maciachini center: e che roba è? Una nuova multisala? Un centro commerciale? No dimmelo, che quando capito a Milano vado a farci un salto per curiosità, che a me i Non-Luoghi mi piace studiarli e vederli di persona.

Prezzi traslochi Reggio Emilia: non capisco da dove l’hai tirata fuori, comunque sulle pagine gialle li trovi tutti. Per i prezzi però secondo me devi telefonare.

Motivazione valida: ne sto cercando anche io, ma dubito che le troverò su Internet.

h1

job offers

30/11/2009

Orbene, sono incazzato.

Ho cercato di entrare nel mondo lavorativo in base al mio titolo di studio inviando decine di curricula in tutto il nord Italia, ma ciò è stato impossibile. “C’è la crisi”, ti dicono, e alla fine ti propongono una collaborazione non retribuita di 3, 4, 5 o 6 mesi e “poi si vedrà”. Questo nel migliore dei casi, perché spesso non rispondono neanche, cestinano direttamente la mail. In questa città dal punto di vista architettonico non si muove nulla. E poiché siamo in Italia e per trovare lavoro si deve fare come fanno gli italiani, ho affidato il mio curriculum a una parente che lavora in una grossa azienda che commercializza pannelli metallici per il rivestimento di edifici. Lei ha fatto girare il mio curriculum in un centinaio di studi di architettura dell’intera Regione Emilia-Romagna. Nessuna risposta. E intendiamoci, il mio curriculum non è arrivato da un’indirizzo mai visto come il mio, ma dal suo. Lo studio dove ho lavorato fino al mese scorso mi ha proposto di tornare, sempre gratis. E il tanto annunciato contratto, che ai tempi non arrivava mai, consisterebbe in un rimborso spese, almeno per il primo anno. Considerando che con il rimborso spese non mi ci pago neanche la benzina per andare e tornare da Reggio, considerando che lavoravo in media 12 ore al giorno e considerando che non facevo il mio lavoro, ma l’assistente a degli ingegneri idraulici (ovvero campo professionale per il quale non ho le qualifiche per poter un giorno utilizzare le nozioni imparate), ho declinato gentilmente l’offerta.

Mi trovo ora in questo limbo, tra lo scritto dell’esame di stato e il Natale, a cercare un impiego temporaneo come commesso, barista, impacchettatore di regali natalizi di un qualunque centro commerciale.

Ma non ti assumono perché sei laureato.

Mi prendete per il culo?

Tanto per la cronaca, se qualcuno conoscesse un ragazzino delle medie o delle superiori che ha tanto bisogno di ripetizioni di matematica in zona Reggio Emilia o Parma… ci metta in contatto. Chiedo poco.

h1

surrealismo su gmaps

06/11/2009
Stamattina ricevo una chiamata di G. che mi invita a Torino per il weekend. Figo, dico io. E lei comincia a snocciolarmi gli orari dei treni, ma la fermo subito: mi sa che vengo in macchina. Uau, se vieni in macchina potremmo fare gite fantastiche, ma come minimo nevicherà. Vabbè dai corriamo il rischio.

Allora che si fa, dunque… Torino… ci sono sempre andato in treno, per cui è meglio dare un’occhiata a Google Maps prima di perdermi nei viali della periferia (che sì, ho un senso dell’orientamento estremamente sviluppato, ma meglio non andarsela a cercare, no?).
Quindi imposto il percorso: da casa mia a Torino, indirizzo di G.
Tralascio il fatto che secondo Google Maps il mio paese è dotato di ben due tangenziali (attualmente in fase di progettazione preliminare – ovvero in alto mare, come direbbe la Loredana – tranne un tratto inutile che stanno effettivamente costruendo).
Memorizzo la cartina (mica mi serve stamparla, anche perché non ho la stampante e dovrei scendere in ufficio, accendere computer e stampante, aspettare che il catorcio progettato da Bill Gates si avvii – e quando hai un mac è un’attesa snervante, lo so che saranno due minuti, ma è troppo – e poi litigare con la stampante che si inceppa sempre).

Poi vedo l’opzione “trasporto pubblico” nella navigazione, e per curiosità ci clicco sopra. Mi aspetto un autobus per Parma e poi un paio di treni regionali con cambio a Piacenza o qualcosa del genere. Invece no.

Da casa mia a Torino, secondo Google Maps, se volessi utilizzare i mezzi pubblici ci metterei oltre 10 ore. Prima prenderei un autobus fino a Castelnuovo ne’ Monti. Poi un altro autobus fino al Passo del Cerreto. Poi di nuovo un autobus fino ad Aulla. L’ultimo autobus fino a Sarzana e poi un treno Pisa-Torino Porta Nuova.
Ma perché rendere così semplice l’ultimo tratto Sarzana-Torino? Perché non aggiungerci un autobus da Sarzana a La Spezia e poi un altro da La Spezia a Genova e poi un altro da Genova a Savona e poi un altro da Savona a Moncalieri e poi attraversa a nuoto il Po e cammina fino a Torino?

 

Dall'Emilia a Torino

Dall'Emilia a Torino

 

h1

strade

01/11/2009
Di ritorno da un weekend milanese, traggo alcune conclusioni.
Milano è come le sigarette. Fanno male e lo sai, ma non riesci a smettere. Danno dipendenza e se fai un periodo sufficientemente lungo senza entri in crisi d’astinenza.
Questo weekend ad esempio sono dovuto andare a Milano per farmi dare un foglio dall’azienda della luce-gas che testimoniasse la data di chiusura del contratto di fornitura, da inoltrare all’ufficio per i rifiuti (che non ha proprio intenzione di farmi smettere di pagare la tassa). Sono salito giovedì pomeriggio, a casa di Pol (ovvero quella che è stata anche casa mia). In programma per la serata c’era una festa in maschera, ma io sono stato stroncato da due long island durante un aperitivo a dir poco scarso a cibo (e reggeteli voi due long island senza aver ingerito nulla dalla sera prima). Per cui ho passato la serata a vagabondare per le strade della magica Milano notturna. Ho camminato e camminato, dalle 10 di sera fino alle 2 di notte.
Era una delle cose che più mi mancavano: il girovagare.
Quando abiti in un paese come il mio non puoi farlo: dopo dieci minuti il paese è finito e ti ritrovi in mezzo ai campi. A Milano invece puoi camminare ore e ore attraversando parti di città senza mai uscire. Sezioni la struttura urbana, noti come gli edifici diventino più antichi e signorili avvicinandoti al centro, per poi allontanarti da quel punto che segna sia geograficamente sia idealmente il centro della città, che è piazza del Duomo. Di giorno gremita di turisti e passanti, la notte deserta. Sotto l’imponente mole chiara, illuminata dai riflessi dei lampioni, nulla si muove. E il megaschermo di fianco pare un fantasma con le sue luci e le sue scritte che non parlano a nessuno. O forse solo a me.
Insomma, ho camminato ore ed ore, ho macinato chilometri su chilometri per smaltire una sbronza, ma diciamoci la verità: la sbronza l’avevo già smaltita dopo la prima ora. Il fatto è che gironzolare senza meta di notte ha un fascino particolare, soprattutto quando puoi decidere d’istinto quale strada prendere per scoprire scorci nuovi, senza per questo temere di perderti. Perché Milano è sì grande, ma facile. C’è sempre un punto di riferimento, sia un locale o il nome di un viale o un palazzo, che ti indica la strada.
Ma per quanto riguarda il futuro prossimo la mia vita non prevede ritorni a Milano.
Domani mi diranno se ho vinto l’assegno della Regione Emilia-Romagna. Se lo vincerò dovrò intraprendere un trasloco temporaneo verso est per frequentare un corso di specializzazione a Ferrara (si auspica di conseguenza un provvidenziale posto letto a Bologna, che mi eviti di litigare ogni giorno mattina e sera con il tragico cambio di treno – da qui a Ferrara non ci sono treni diretti).
Se non lo vincerò dovrò trovare qualcosa da fare per ammazzare il tempo morto tra l’esame di stato e Natale.
E poi ci sarà New York a Capodanno.
E poi ci sarà il 2010. Vediamo dove mi porta, o dove mi ri-porta.