Posts Tagged ‘inverno’

h1

spring field

30/03/2010

Ah! La Primavera!

Traumatica.

Dopo il torpore invernale (e vogliamo parlare di questo inverno, da tutti identificato come “the longest ever” – o alternativamente con una sonora bestemmia, seguita dalla locuzione “quanta neve”? Ma no, non parliamone).. ah, le mie divagazioni.

Dicevo. Dopo il torpore invernale i colori si riaccendono. Oggi era splendido mentre tornavo dallo studio: a est il cielo nerissimo, a ovest il sole, una luce splendida, i prati verdissimi, gli alberi in fiore… ecco appunto, gli alberi in fiore: qualcuno ha mai pensato di applicare alle automobili una pellicola come quella dell’iPhone 3G S? No perché al parcheggio scambiatore ci sono dei simpatici alberi che la settimana scorsa erano sepolti dalla nevicatissima, mentre adesso sono tutti pieni di fiorellini tanto carini e vezzosi, ma tanto appiccicosi. Roba che il lunotto posteriore sembra un decoupage floreale.

E poi altre amenità, come gli acquazzoni pomeridiani.

E infine, last but not least, l’ormone. Anzi, l’Ormone. Con la maiuscola. Perché è diventato grande. Stamattina mi sveglio e me lo trovo di fianco nel letto. Mi guarda e mi fa “voglio andare a vivere da solo, qua c’è poco spazio”. “Ma Ormone, sono 100 metri quadri!”. “Sì ma io sono alto già tre metri e ti assicuro che crescerò”.

Comunque scherzi a parte, la primavera mi piace. E finalmente posso portare in lavanderia le giacche pesanti per sostituirle con… oh cazzo, con cosa le sostituisco?? Urge spedizione di shopping compulsivo. Qualcuno mi sequestri il bancomat, vi prego!

Lavorare in uno studio di fashion retail fa male. Molto male.

Nota gossippara: ho notato certi sguardi, che definirei meglio con il termine radiografie, da parte di una persona che ha fatto attivare il radar. Devo indagare.

Annunci
h1

clochard

07/02/2010

E dopo, nell’ordine: un viaggio su un treno a gasolio da Parma a Brescia. Un bel film. Un viaggio in macchina da Brescia a Milano con coda a Sesto San Giovanni inclusa nel prezzo. Una seduta di fotografia con tanto di set e luci e gente che è riuscita a farmi sembrare un tocco di gnocco nonostante la nota riluttanza degli obiettivi a ritrarmi decentemente (grazie Matteo, quando avrai bisogno di modelli per nudi integrali conta su di me, che se mi fai così gnocco poi posso smerciare le foto sui siti froci spacciandomi per gran figo e poi sorprendere l’appuntamento del caso con la mia simpatia). Una serata al giapponese, che decisamente troppo giapponese, basta giapponese per un mese vi prego. Una notte nel più osceno hotel di Milano. Una giornata in fiera. Un viaggio Rho-Milano bloccati nel traffico in tilt a causa della neve. Una camminata di quaranta minuti da piazza Firenze a Moscova durante la quale ho scoperto che il principio della capillarità porta l’acqua direttamente dai tuoi piedi ai tuoi testicoli in poche semplici mosse. Un colloquio di lavoro che non si sa come sia andato. Un’altra passeggiata di quaranta minuti durante la quale ho temuto seriamente per il mio alluce destro. Una pizza e un gatto giocherellone. Un risotto al radicchio. Una mostra in Triennale. Una serata in compagnia. Una sbronza colossale. Una doccia nella doccia che conserva ancora la mia tenda della doccia. Un viaggio in “freccia argento” che mi è costato 22 euro per 150 km in un’ora e quarantacinque minuti.

Dopo tutto questo sono tornato a rimirare i colli.

E non vedo l’ora di tornare in quella città orrenda, grigia, sporca, inquinata, stupida e cattiva che è Milano.

h1

ulysses

08/01/2010

Volo New York – Londra Heathrow alle 8:55 (am per chi avesse dubbi) di martedì 5 gennaio 2010. Si parte tutti carichi dalla casetta (finta) di Long Island alle 4:30 (sempre am). Ovviamente è troppo presto, perché dalla casetta di carta al JFK ci sono circa 10 minuti di macchina. Ma vabbè.

Si fa il check-in, nessun problema. Il volo è puntuale e stavolta non ci fanno spogliare dieci volte prima di raggiungere i gates.

Atterraggio a Londra Heathrow la sera tardi, in un’Inghilterra imbiancata, un aeroporto surrealmente silenzioso. Si prende il pullman per Gatwick e finalmente si arriva all’albergo dell’aeroporto. Nel frattempo l’Inghilterra è sempre più imbiancata, ma si pensava peggio.

Al mattino sveglia alle 9 e si constata che

1) la BBC dà strane notizie allarmanti e allarmistiche stile Studio Aperto, con tanto di inviati in sperduti villaggi della campagna inglese nella contea di Minchiashire sotto la neve.

2) le previsioni meteo non sono previsioni ma anteprime di un film catastrofista sulla nuova glaciazione, manco si fosse fermata la Corrente del Golfo

3) l’unico aeroporto della Gran Bretagna aperto è (rullo di tamburi) HEATHROW! E ovviamente il mio volo era da Gatwick.

Per cui si attraversa la strada e si va al terminal per constatare la situazione di persona. In realtà di neve non ce n’è poi tanta, poche settimane fa ne è scesa il triplo a casa mia. Ma tutti i voli British Airways sono cancellati, per cui l’unica soluzione è ri-prenotare posti su un altro volo, ovviamente un altro giorno.

Sapete cosa succede quando una compagnia aerea decide di cancellare 163 voli? Succede che tutti i passeggeri di quei 163 voli si trovano in aeroporto a fare la fila per ri-prenotare il viaggio. Ma io sento poco più avanti una signora che parla al telefono e dice chiaramente in inglese “ma quindi è tutto a posto? abbiamo i posti per l’altro volo?” e a giudicare dal suo atteggiamento sollevato si direbbe che sì, è tutto a posto. Allora le chiedo il numero e telefono, sfoggio un uso e una comprensione dell’inglese che assolutamente non sapevo di avere e prenoto 10 posti sul volo del giorno dopo.

Soddisfatto di ciò mi chiedo: e stanotte? Siamo in transito da NYC a Verona, non possono farci dormire in aeroporto, abbiamo diritto a un indennizzo. Per cui lascio qualcuno in coda (eravamo andati avanti di circa 20 metri in due ore) e mi dirigo al customer service office della BA, dove subito tentano di dirmi che se nevica non mi devono dare un cazzo, ma poi cedono. Però devo fare la chilometrica fila, anche se ho già cambiato la prenotazione. Amen, siamo in tanti, ci si alterna.

Dopo 7 (sette!) ore di fila arriviamo davanti a un impiegato della BA che, indispettito dall’atteggiamento arrogante di quella testa di cazzo di V (ma ve ne parlerò in un altro momento di lei), ci dice “I’m sorry, the company is not responsible for snow”. Ma poi io, che di V e delle sue scene isteriche ne ho fin sopra i capelli, la mando inequivocabilmente a dar via il culo sulla statale. E poi con le buone si ottiene tutto da un impiegato della BA che non vede l’ora di tornare a casa, basta essere comprensivi.

Ci assegna delle camere doppie all’Hilton di Gatwick, cena e colazione incluse.

Ma non è finita, perché il fatto fondamentale di questa giornata non sono le sette ore di coda né la neve né il fatto che la BA fosse l’unica compagnia aerea a non volare (EasyJet lì di fianco decollava). Il fatto, anzi il Fatto, è che mi stavo pisciando addosso. Per cui quando tutti gli altri dicono “oh figata abbiamo il voucher andiamo all’Hilton, sfondiamoci di cibo e riposiamoci” io mi dirigo al cesso e mentre vado in là mi accorgo che uno di questi voucher è intestato a una persona dal nome inglese che di sicuro non era tra noi. Allora piscio e torno dal simpatico e gentilissimo bigliettaio, il quale mi riconosce e mi chiede subito cosa non va. Gli spiego e mi ristampa un altro voucher.

Mentre mi porta il voucher un impiegato consegna a tutti i bigliettai un foglio con i numeri dei voli cancellati anche per il giorno dopo. E poiché con le buone si ottiene tutto indovinate cosa mi dice il bigliettaio, già che sono lì? Cancellato anche il Gatwick – Verona del 7 gennaio. L’unica soluzione possibile è la Lufthansa: Londra Heathrow – Monaco di Baviera – Verona.

Tutto ciò per dirvi che nella sfiga ci vuole anche un po’ di culo. Perché sì, sono arrivato un giorno dopo e ho fatto code su code, però ho passato una notte all’Hilton (e cazzo è una figata pazzesca), ma soprattutto ho evitato di rifare la stessa coda stamattina e ho volato Lufthansa, che è diventata la mia compagnia preferita. Aereo splendido, atmosfera rilassante, personale gentile, cibo buono (ma dopo la British Airways penso che anche il minestrone di licheni possa sembrare una prelibatezza), puntualità, per non parlare del bellissimo colore giallo con cui scrivono Lufthansa su quel rilassante fondo grigio o delle lucine che si accendono gradualmente (questa la nota dell’architetto).

L’unica nota negativa è stata V, alla quale ho appena mandato una concisa ma chiara e inequivocabile e-mail: “sei la persona più egocentrica, cattiva, arrogante e ignorante che abbia mai conosciuto. Felicitazioni per la brillante carriera di avvocato che ti attende. Detto ciò, io non voglio più avere nulla a che fare con te.”

A regà, ce l’abbiamo fatta. Sono a casa. Ma credo che questi contrattempi non siano altro che un messaggio dal cielo che fondamentalmente mi sta dicendo “oh ma lo capisci o no che te in Italia non ci devi tornare?”

h1

della sindrome di studio aperto

23/12/2009

Ieri dovevo essere a Brescia per una cosa molto importante e lunedì pomeriggio sono partito alla volta della Leonessa, facendomi ospitare da C. perché l’appuntamento era alle 9 del mattino e non aveva molto senso alzarsi alle quattro. Per fortuna che C. mi ha ospitato, altrimenti non sarei mai giunto a destinazione.

Infatti prendo la mia superpunto intorno alle 16:30 ed entro in autostrada in un’Emilia-Romagna gelata ma comunque percorribile nonostante la temperatura record di -17°C raggiunta nella notte tra domenica e lunedì.

Mentre salgo a Brescia ascolto Radio2 e all’altezza di Fidenza sento l’infotraffico, che mi informa di ingenti nevicate nell’area milanese in estensione a tutta la Lombardia e buona parte del Veneto. Come volevasi dimostrare, a Fiorenzuola inizia a nevicare. Percorro l’A21 a 60 km/h, senza l’ombra di uno spazzaneve o di uno spargisale, ma con già almeno 5 cm di neve sulla carreggiata. Mentre mi avvicino a Brescia ascolto Caterpillar, che parlavano delle estemporanee dichiarazioni di sindaci e vicesindaci, intervistavano una Milano imbottigliata in Corso Sempione – chi aspettava un tram da un’ora, chi era fermo in macchina aspettando di uscire dalla città. Nel frattempo resto quasi bloccato in tangenziale a Brescia e raggiungo C. solo dopo le 20, ma comunque non posso assolutamente lamentarmi davanti a persone che hanno impiegato decine di ore per pochi chilometri.

La dichiarazione vincitrice del prestigioso premio “Mavaffanculovà”, testé da me inventato, è quella dell’AD di Trenitalia che ha consigliato ai viaggiatori di portarsi copertina e panino, come ormai tutti saprete.

Fortunatamente non sono più cliente di Trenitalia da quando mi hanno fatto lo scherzo di cambiare nome al mio buon vecchio IR Milano-Ancona, chiamandolo ICplus e raddoppiando il costo del biglietto. Perché se fossi un “cliente”, parola comunque inappropriata trattandosi di servizio pubblico, mi piazzerei davanti all’ufficio di Moretti munito di numerose miniature di monumenti italiani. E glieli tirerei mirando per bene, colpendolo dapprima con una torre degli Asinelli bolognese, poi con un piccolo castello Sforzesco milanese e infine completerei con una Mole Antonelliana torinese. Qualora vi fosse esigenza di continuare l’esercizio di quello che prevedo essere lo sport più gettonato di questo Natale due-zero-zero-nove, avrei a disposizione torri di Pisa, piazze San Marco, Cupoloni e via dicendo.

Perché?

Perché sono un violento che istiga alla violenza in questo periodo martoriato dal clima di violenza? Oppure perché sono un emulatore dell’ormai arcinoto Tartaglia?

No, nulla di tutto ciò. Perché vorrei far capire all’ingegner Moretti che l’Italia è rimasta bloccata da una nevicata neanche tanto record, ampiamente annunciata così come le temperature insolitamente basse. E mentre per quanto riguarda le strade la situazione diventa complicata, i treni dovrebbero essere il mezzo meno colpito dal freddo. Se solo Trenitalia fosse un’azienda seria, non si sognerebbe neanche lontanamente di liquidare la questione dicendo “fa freddo, portate una copertina e un panino”. Perché PORCA PUTTANA l’Italia è lunga e comprende praticamente tutti i climi, da quello artico alpino a quello subtropicale. E, mi ripeto, PORCA PUTTANA, succede che d’inverno in pianura padana nevichi e faccia freddo, così come succede che in estate, sempre in pianura padana, faccia un caldo della malora.

Questi arrivano e prendono per il culo, d’estate i ritardi sono causati dalla dilatazione dei binari dovuta al caldo, d’inverno dal gelo, in autunno dalla pioggia e in primavera dai pollini che si spataccano sul vetro che il macchinista non vede una cippa?

NO! I ritardi sono causati dall’incompetenza, dalle infrastrutture ottocentesche, dai mezzi vecchi e privi di manutenzione. Mi spieghino perché in Finlandia i treni vanno anche a -30°C. E mi spieghino perché in Spagna vadano anche a +45°C. Ma soprattutto mi spieghino perché in Francia nessuno si è azzardato a dire di portarsi copertina e panino, ma hanno pagato albergo e indennizzo ai passeggeri lasciati a piedi sapendo benissimo che ai cittadini francesi una dichiarazione così avrebbe fatto girare i coglioni al punto di bloccare veramente il trasporto ferroviario a suon di scioperi e occupazione di binari, che ai francesi puoi fargli tutto ma non provare a prenderli per il culo coi servizi.

E infine, mi spieghino su che basi possono dire che il sistema ferroviario italiano ha funzionato meglio di altri sistemi europei, perché non è assolutamente vero. Sempre Caterpillar, che ascoltavo ieri tornando da Brescia, ha chiamato i corrispondenti esteri smentendo clamorosamente quello che ministri, sottosegretari e amministratori delegati andavano dicendo a reti unificate: “sì lo sappiamo fa schifo, ma la neve qua e il gelo là… però nel resto d’Europa era peggio.

Insomma, che la smettano di prenderci per il culo.

h1

mercurio: addio, ciao ciao, aufwiedersehen goodbye

21/12/2009

Ok è ufficialmente il 21 dicembre. Siamo ufficialmente in inverno. E da oggi non ho più Mercurio contro.

Ciò significa almeno tre cose:

1. Secondo il calendario, è iniziato l’inverno. Se è iniziato l’inverno significa che sì, effettivamente, può anche fare freddo e nevicare. Ciò dovrebbe essere normale in un Paese come il nostro, fatto da tantissime montagne e colline e da una vasta pianura sferzata da venti siberiani. Ma no, non è normale. L’Italia è il “paese del sole”, quindi non è vero che d’inverno fa freddo. Il freddo d’inverno diventa notiziona da apertura del tiggì, oggetto di reportage e approfondimenti – starà davvero iniziando una nuova era glaciale? non perdetevi la prossima puntata di Voyager. E che fine ha fatto il “chupacabras”?

Ecco sì insomma, Credo che i giornalisti potrebbero impiegare meglio il loro tempo invece di andare a rompere i coglioni alla gente chiedendo “ma fa freddo?” in una Milano innevata e sottozero. Magari potrebbero fare i giornalisti. O almeno tirare fuori qualche gattino zoppo da adottare per Natale. Ma vi prego, il titolone sul grande freddo invernale no. Fa freddo. Lo so. Metto fuori il naso e mi si stacca. Me ne accorgo. Prendo una curva un po’ sportiva e la macchina va dove la porta il ghiaccio. Lo sperimento sulla pelle il freddo. Non me lo dovete dire voi. Cazzo.

2. Ieri sono andato a Milano a fare una cena di Natale. Sì lo so, non c’entra granché col fatto che adesso è tecnicamente il 21 dicembre, ma il giorno del Solstizio d’Inverno è il giorno più corto dell’anno, nonché giorno della rinascita del Dio Sole.

Diciamo che ho solo voglia di elencarvi il menu che abbiamo preparato Pol, Fede ed io ieri sera:

antipasto di salame e chorizo con formaggio, olive piccanti, pancake dolce-salato con nocciole e pancetta aromatizzato alla vaniglia, straccetti di vitello con pesto genovese avvolti in un fazzoletto di pasta sfoglia adagiati su un purè di patate, caprino ed erba cipollina, carciofi ai semi di finocchio. Il tutto annaffiato con abbondante vino rosso (preferibilmente un Teroldego o un Refosco). E poi grazie Marzia per il dessert buonissimo.

3. Mercurio non è più contro. Domani vado a Brescia che martedì ho una cosa importantissima da fare, che sicuramente stravolgerà il mio 2010 qualora dovesse succedere ciò che vorrei accadesse davvero. Non dirò qui di cosa si tratta, chi lo sa lo sa, chi non lo sa aspetterà. Che va bene che Mercurio non è più contro, ma tirarsi la sfiga addosso anche no.

Comunque se tutto va come voglio che vada aspettatevi grosse novità.