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saudade

29/03/2011

Ho firmato.

Tra meno di tre settimane prenderò un simpatico aereo portoghese e sarò a Lisbona.

Fa strano: non ho la minima ansia. Le mie uniche preoccupazioni sono se devo o non devo portarmi il phon, se mi daranno una micro sim senza il cellulare e altre cazzate simili. Ad esempio non mi preoccupa la lingua, che ho appurato essere complicata e bastarda nonché simile allo spagnolo in forma scritta (di conseguenza sarà facile confondersi e pronunciare qualcosa con accento spagnolo guadagnandosi i vaffanculo dei presenti – sì, in Portogallo se non sai qualcosa è meglio dirla in italiano o in inglese, ma MAI in spagnolo o ti sputano). Non mi preoccupa lo studio dove andrò a lavorare; ci sono tre studi, uno di quelli sarà il mio luogo di lavoro. Due sono a Santos e dintorni, l’altro è al Bairro Alto. Tutti e tre si occupano di edilizia, urbanistica e altre cose di cui sono a digiuno, dopo un anno passato a imparare tutto lo scibile umano sugli interni. Ma non me ne frega, sarà un po’ come tornare all’università e progettare cose random.

Non so, la vedo come una sorta di ancora di salvezza che mi prende e mi porta via da questa palude professional-personale che è la pianura padana. E di conseguenza non posso che essere ottimista.

Andrò a vivere in una città splendida che è stata in grado di insegnarmi e farmi sperimentare un assaggio di quel sentimento tutto portoghese che chiamano “saudade” in pochi giorni.

Andrò a vivere in riva al fiume, con il vento dell’Oceano in faccia, bevendo birra al limone un euro e mezzo la bottiglia. Imparerò – o quantomeno prenderò familiarità con – una lingua nuova. E anche utile, visto che la parlano in Brasile: il giorno che deciderò di aprire l’erbazzonificio sulla spiaggia di Copacabana saprò dire le frasi fondamentali tipo “quanti pezzi vuole?” o “ciao bel ragazzo in costume, mi dai il tuo numero di telefono?”

Vabbè, per il momento torno alla solita routine, ancora per nove giorni lavorativi. Poi valigia, scappata al Fuorisalone e infine aereoporto.

E per un po’ vaffanculo a Berlusconi & Co.

A proposito: per il referendum del 12 giugno io sarò con le chiappe a mollo nel Tejo. Qualcuno sa se potrò andare a votare all’ambasciata e scrivere i miei bei Sì grossi grossi sul foglietto?

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3 commenti

  1. sì, puoi, però mi sa che devi iscriverti all’AIRE, oppure farti mandare la scheda elettorale lì, comunque penso tu debba andare in ambasciata a chiedere. meglio: chiedi qua prima alla tua anagrafe.


  2. Che invidia nera. Non solo esci da questa fogna professionale e non che è l’Italia (magari lo fosse solo la Pianura Padana), ma pure per andare in una città MERAVIGLIOSA. Ti picchierei con un bastone.



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