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della filosofia spicciola del doposbronza

10/07/2011

Il Portogallo mi affascina in molti suoi aspetti. Quasi tutti, a dire il vero. Quasi. I tamarri sulla spiaggia di Carcavelos no, quelli non mi affascinano.

Però ad esempio ieri era sabato, mi sono svegliato a un’ora decente e ho deciso in due minuti di andare in spiaggia. Prendo l’autobus, passo il ponte e piazzo il culo in riva all’Oceano.

E sono lì, tranquillo, a farmi bruciare dal sole, quando mi accorgo di essere in una parte di spiaggia un po’ naturista. E quindi non so, un po’ che ero da solo, un po’ che non l’avevo mai fatto ed ero curioso di sapere come si sta col batacchio al vento, mi sono spostato in una zona meno di passaggio (che va bene tutto però…) e via, senza costume ad abbronzar le terga.

In Italia non lo puoi fare, perché in Italia praticamente tutta la costa è colonizzata da ombrelloni da Trieste a Ventimiglia. Non essendo un fan del genere naturismo non ho certezza, ma credo che in tutta la riviera romagnola (ed è bella lunga) ci sia una sola spiaggia. Qua invece è normale. La cosa non normale è affittarsi l’ombrellone. E non è che al mare vado alle Azzorre, sei lì a venti minuti da Lisbona e a dieci dalla città dall’altra parte del fiume (che è quasi più grande di Lisbona), che significa che Ostia è immensamente più in culo. Solo che a Ostia ci devi andare in macchina, la spiaggia fa cagare e devi fare il mutuo per trovare un ombrellone. Caparica la raggiungi in autobus, paghi 3 euro di biglietto andata-ritorno e trovi tutto lo spazio che vuoi per piazzare il tuo telo sulla sabbia. E nessuno che rompe le palle. Ieri ero da solo, ho lasciato i miei averi sulla sabbia svariate volte per andare in acqua e nessuno si sognava di andare a fregarmi l’iPhone. Prova a lasciare una ciabatta sulla spiaggia di Rimini.

Questo per dire che qua vivere bene è facile. Con “vivere bene” non intendo essere ricchi sfondati o comunque avere un tenore di vita alto, intendo stare bene. Stai bene, perché vivi in un paese civile dove ti permettono di non toccare l’automobile per andare a farti i cazzi tuoi al mare. Stai bene perché non gliene frega niente a nessuno di quello che fai, sei libero di farlo basta che non rompi i coglioni. Vuoi prendere il sole nudo integrale in una spiaggia vicinissima alla capitale? Puoi farlo. Non ci sono comitati per la decenza pubblica formati da repressi che di giorno si scandalizzano perché vedono una coscia in tv e di notte vanno a puttane.

Vivi e lascia vivere è un po’ il motto portoghese, almeno di Lisbona. Lo vedi anche (soprattutto) tra i gay, e nel comportamento che il Paese ha nei confronti dei gay. Qua, da poco, esiste il matrimonio omosessuale. Come in Spagna, pari pari al matrimonio tra uomo e donna, senza differenze legali o niente. Gli sposi o le spose possono decidere chi prende il cognome di chi (ma non è obbligatorio), l’unica differenza è questa. Perché tradizionalmente la donna prende il cognome dell’uomo, e al figlio si trasmettono il primo cognome (meno importante) della madre, e il secondo cognome (quello ufficiale) del padre. Col risultato che a me piacerebbe un sacco sposare un portoghese, così potrei chiamarmi con tanti nomi ufficiali.

Ma sto divagando come al solito.

Dicevo che qua esiste il matrimonio omosessuale. Lisbona è piena di gay e lesbiche (un terzo dei portoghesi vive nell’area metropolitana di LX). Ma non li vedi, non hanno l’esigenza di imporre la loro presenza. Non ci sono checche che girano sculettando mentre portano a spasso la borsa di Louis Vuitton. Perché 1) probabilmente la borsa di Louis Vuitton non se la possono permettere, ma soprattutto perché 2) non hanno bisogno di estremizzare, di polarizzare le opinioni, di affermarsi. Esistono. Vivono la propria vita all’interno del mondo eterosessuale senza che il mondo eterosessuale si faccia dei problemi. Perché qua sono abituati al diverso, questi qua hanno scoperto il mondo qualche secolo fa, un po’ di apertura mentale (da certi punti di vista) ce l’hanno.

Ed ecco che i locali gay non sono in periferia, nascosti nelle zone industriali, come in Emilia. Non sono scopatoi in zone malfamate come a Milano. Sono dei normali bar del Bairro Alto, popolati da mille colori diversi di menti e di pelli. E a nessuno frega nulla.

Parlavo settimana scorsa con un ragazzo portoghese, gli ho chiesto se il nuovo governo, che è di destra, andrà a cambiare la legge sul matrimonio omosessuale. Mi ha risposto dicendomi che non capiva per quale motivo un governo di destra dovrebbe cambiare una legge fatta da un governo di sinistra (che poi parliamone). Non capiva i meccanismi perversi della politica italiana. E io mi sto abituando ai meccanismi normali di una democrazia.

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4 commenti

  1. Per quanto riguarda il discorso pudore inutile e ciabatte col chiavistello, credo che purtroppo basti passare le alpi nei punti giusti per trovare una situazione già completamente diversa: mi viene in mente la Croazia, con le sue spiagge sia pure inselvatichite ma molto libere e soprattutto con gente di cui ci si possa fidare (italiani a parte credo :D)… Ma non per forza vicino al mare: sono anni che vado a Monaco di Baviera, e passando per i giardini inglesi (il parco più grande della città! Pagode storiche, padiglioni della banda cittadina e bambini che giocano ovunque) non mi è ancora capitato di NON beccare qualcuno con i bindorloni o le minne simpaticamente rimbalzanti.
    Credo che a tutto questo si accompagni per forza anche una maggiore tolleranza nei confronti del ‘diverso’ (e sono anni che la metto tra virgolette questa cosa, perché mi sto convincendo come te che a volte il voler fare i diversi sia una cosa più dei gay che non un giudizio dell’etero): luoghi ed eventi ce ne sono un sacco, ed in tv non si fanno problemi a parlare liberamente di omosessualità in termini di pura integrazione.
    A questo punto rimarrebbe solo da capire come gira la situazione in Francia e Austria, ma ho pochi dubbi (saranno anche mezzi fascisti, ma non completamente scemi).
    Il bello sarebbe riuscire a capire le ragioni di questo processo idiota: possiamo dare la colpa alle Alpi una buona volta? Alla loro accidentale funzione di muro contro la civiltà? Perché darla sempre alla vecchia abat-jour bianca che ci teniamo a Roma alle volte mi sembra fin troppo semplice…


  2. Ma infatti l’abat-jout bianca (ah ah, geniale) non c’entra nulla. Qua sono cattolicissimi, gli spagnoli pure, i bavaresi peggio.. tanto per citare luoghi di cui s’è parlato. Non è una questione di religione, ma di civiltà.


  3. Ci devono essere ragioni socioculturali profonde se paesi così simili in termini economici e religiosi – Spagna, Portogallo, Italia, Grecia – hanno atteggiamenti così diversi nei confronti delle minoranze. Effettivamente potrebbe essere merito del clima atlantico.


  4. anche in austria si sta bene e ci son pochi bigotti. l’italia è proprio un’eccezione. da qui è tutto, passo la linea allo studio.



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