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mal di stomaco, mal di cervello

05/02/2011

A quest’ora dovrei essere su un treno regionale per Torino, quello che sembra essere con un cambio a Piacenza ma che invece è lo stesso treno che cambia numero (simpatici trucchetti delle FS per indurre la gente a prendere qualche FrecciaBianca per Milano e poi un FrecciaRossa da Milano a Torino).

Dovrei essere su quel cazzo di treno e invece sono sul mio divano reduce da un venerdì disastroso: prima la mattinata nel lager della nota casa di moda, poi un pomeriggio iniziato in ufficio e conclusosi con una fuga verso casa causa tremendo mal di stomaco, di quelli che non sai come metterti perché lo stomaco fa male allo stesso modo in qualsiasi posizione.

Col mal di testa ti sdrai, chiudi gli occhi, stai al buio in silenzio e lo tolleri. Col mal di pancia prima o poi vai a sederti sul trono e arriva il sollievo. Col mal di stomaco invece devi pregare in aramaico antico e sperare che qualche divinità arcaica ascolti il tuo lamento (cosa che non succede mai) e intanto soffri. E poi la chiavata del mal di stomaco è che non puoi strafarti di cose utilissime tipo l’aulin, che lo peggiora e basta.

Vabbè. Mal di stomaco fottuto, mi è saltato il weekend torinese che verrà trasformato in weekend casalingo. Ma almeno credo di aver individuato la causa. Le seppie con ripieno alla siciliana. La profetica vecchina ha già pronosticato che la prossima volta che ne sentirò l’odore starò male al pensiero. Peccato, mi piacciono le seppie.

Ok, dopo questa pera di cazzi miei vediamo di scrivere qualcosa di più importante.

Ieri una mia amica, fondatrice di un gruppo per le dimissioni del Primo Ministro, mi ha chiesto se per un periodo posso prendere in mano la cosa perché lei non potrà occuparsene a causa di problemi personali. Me l’ha chiesto mentre soffrivo sul divano, quindi non posso proprio dire di essere stato obiettivo, anzi magari non ho capito un cazzo o magari non è mai successo. Però me lo ricordo e ne scrivo.

Probabilmente accetterò, nonostante alcune nubi scure all’orizzonte. Se a qualcuno interessasse vedere cosa succede può cliccare qui. Per il momento si è organizzata una specie di raffica di cartoline, che non sarà molto ma è un messaggio, soprattutto se in concomitanza con la manifestazione per la dignità della donna. Insomma, se qualcuno è interessato è il benvenuto.

Da parte mia è da un po’ che non commento su Silvio & C. Perché veramente c’è poco da dire. Potrei stare qua e spiegare i mille motivi per cui secondo me Silvio dovrebbe andarsene, ma credo che siamo al punto – e ci siamo da un po’ –  in cui non ha più senso cercare di spiegare. Ormai l’Italia – da molto tempo – è divisa in tifoserie. Non c’è contenuto, solo slogan da stadio che non sono assolutamente in grado di far passare alcun messaggio. Il livello di lettura è uno solo: Berlusconi vai a casa, oppure Menomalechesilvioc’è. Non c’è altro. Non c’è una fottutissima idea.

E sì, io credo che se non c’è una fottutissima idea sia colpa di Berlusconi, della sua personalizzazione eccessiva della politica, del suo tamtam mediatico e del suo ego smisurato.

L’arma di Berlusconi è stata questa: mettere tutto in chiave personale. Questo è il motivo del suo successo e questo è il motivo per cui sarà difficile mandarlo a casa per questioni private di puttane.

Tutto è sul personale. Lui è sceso in campo per noi, perché lui è buono e bravo. I giudici ce l’hanno con lui, perché lui è un perseguitato. L’opposizione prova a fare un discorso più ampio (ogni tanto ci prova) ma subito si incarta e finisce a parlare di lui. Lui, lui, lui. Fateci caso.

Non è più il Premier, il Primo Ministro, il più ricco uomo d’Italia o cose così. Ormai è come il Duce: è soltanto “lui”. E tutto ciò che si fa o che si dice è in relazione – volenti o nolenti – a lui. E basta. I problemi dell’Italia passano in secondo piano, perché c’è un filtro prima che è lui. Non si può parlare di nulla senza tirare in ballo lui. Questa è la sua fortuna. Quell’uomo è riuscito a catalizzare tutto su di sé, il buono e il cattivo. Non importa che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli.

In questo gioco chi sta all’opposizione ha una sola scelta: stare al gioco.

Mai fare come Veltroni quando lo chiamava “il principale esponente dello schieramento a me avverso”. Mai cercare di fare un discorso generale. Puntare tutto su di lui. Perché senza di lui non esiste la maggioranza. Il problema è lui. Non è la causa di tutti i problemi, ma lui è di certo il più grande che abbiamo. Prima ancora dell’economia, del federalismo o della disoccupazione. Finche ci governerà una persona “insostituibile” potremo dire di essere in un Regime. Solo i re e i dittatori sono insostituibili: con loro si parla di “prima” e “dopo”. Con Berlusconi è uguale, e non avendo corone in testa non mi pare sia un re.

Berlusconi è insostituibile. Berlusconi è la più grande fonte di speranza per gli italiani idioti, ed è la più grande fonte di lavoro per l’opposizione, che senza di lui si rivelerebbe per quello che è: un partito (anzi più partiti) senza idee esattamente come il PDL (che esiste in funzione del leader) o la Lega (che ha copiato un’idea e la propina a suon di minacce di gente coi fucili: terroni in ascolto, ve lo dico con affetto, al nord non sono così tanti i leghisti coi fucili ansiosi di scendere a Roma Ladrona per fare la Secessione).

Quando Berlusconi cadrà, o morirà (perché è un essere umano, sapete?), avrà inizio la Terza Repubblica. Se sarà meglio o peggio delle precedenti non può dirlo nessuno, ma non vedo l’ora che cominci perché la Seconda sta distruggendo il paese peggio della Prima, e la cosa non è bella.

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2 commenti

  1. Buongiorno Matt, sottoscrivo ogni stristissima parola. Nel mio piccolissimo, ormai neanh’io scrivo spesso di papi sul log, col risultato che non ci scrivo pù. Mah. Buona giornata, e riprenditi! [e stai tranquillo, di fronte a delle seppie buone cucinate a dovere non soffrirai nefasti effetti Palov!]


  2. Condivido, l’analisi è brillante e valida.
    Perché ormai la gente non vota più Berlusconi per quello che fa, ma per quello che è. Ed è diventato un cartellone pubblicitario ambulante.
    E con pochi capelli (appiccicati).



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