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quale libertà sessuale?

26/10/2009

C’è una grande confusione a proposito della privacy, ovvero di ciò che deve restare privato e ciò che invece deve essere reso pubblico. Chiaramente la questione non riguarda direttamente noi privati cittadini, poiché di ciò che facciamo privatamente non importa nulla a nessuno.

Resto abbastanza perplesso però leggendo ciò che scrivono i giornali a proposito della vita privata – ovvero sessuale – dei politici, personaggi pubblici per eccellenza. Ciò che mi fa pensare è questa attenzione morbosa per la vita sessuale.

Mi pongo inevitabilmente la domanda: come possiamo sperare nell’uguaglianza di tutti i cittadini, a prescindere dalle preferenze sessuali, se viviamo in un paese dove il sesso è usato come arma contro i politici?

Cerco di spiegarmi. Da un lato alcuni sostengono la tesi, per me ovvia, che ciò che riguarda la sfera sessuale è prettamente privato. Ovvero una persona può soddisfare le proprie esigenze sessuali come gli pare se queste non costituiscono reato (ovvero si escludono pedofilia, abusi sessuali di ogni tipo eccetera). Non essendo reato andare a letto con transessuali o escort, ogni libero cittadino ha il diritto di farlo.

Ma questa teoria di fatto non trova applicazione nella realtà, dove l’opinione pubblica è affamata di gossip e la mentalità è ancora fortemente legata all’equazione cattolica sesso = peccato. Se un personaggio pubblico è ricattabile per le sue attitudini sessuali significa che non siamo pronti per una vera e propria “liberazione sessuale” che comprenda anche l’estensione dei diritti civili a persone omosessuali.

Questa mentalità fomenta atti di violenza che sono sotto gli occhi di tutti: stupri di gruppo, aggressioni a omosessuali, e non escludiamo il ricatto.

Ad esempio Sircana resterà sempre “quello che è andato a trans”.

Discorso a parte per Marrazzo, il quale sì è andato a trans, ma ha pure pagato quei carabinieri che hanno provato a ricattarlo (e qui c’è reato, sia da parte dei carabinieri, sia da parte del Governatore del Lazio).

Il discorso è totalmente diverso nel caso del Presidente del Consiglio. Non tanto per il malcostume, ma per il fatto che i suoi “svaghi” (del tutto legittimi, poiché l’adulterio non è reato in Italia) sono avvenuti con donne biologicamente autentiche.

Quello che succede è questo: il sesso, anche a pagamento, è quasi lecito se con donne, ma scandaloso se con trans o con altri uomini. E il fatto diventa addirittura un ricatto.

Credo che finché ci concentreremo sulle abitudini sessuali dei “potenti” riusciremo a fare ben poco dal punto di vista dei diritti civili, anzi alimenteremo quel fuoco di polemiche moraliste originato dalla nostra intrinseca educazione cattolica.

Certo, un politico che va a transessuali non dà un buon esempio, ma sono fatti suoi. Se il politico va a puttane e per farlo manda a puttane anche il suo lavoro, quelli sono anche fatti nostri.

Di sicuro non è buon costume però sentenziare sulla vita sessuale altrui, soprattutto in considerazione del fatto che ognuno di noi ha le sue piccole “perversioni”, termine improprio considerando la visione della vita sessuale che abbiamo noi italiani. Visione certamente lontana da un bacio omosessuale o un rapporto transessuale, o qualsiasi altra cosa che si scosti leggermente dal rapporto classico tra marito e moglie.

Dovremmo riflettere su questo: come può un’interpretazione personale del desiderio sessuale diventare arma di ricatto, se la mentalità della gente non ritiene tale interpretazione sconveniente?