Posts Tagged ‘gelo’

h1

ulysses

08/01/2010

Volo New York – Londra Heathrow alle 8:55 (am per chi avesse dubbi) di martedì 5 gennaio 2010. Si parte tutti carichi dalla casetta (finta) di Long Island alle 4:30 (sempre am). Ovviamente è troppo presto, perché dalla casetta di carta al JFK ci sono circa 10 minuti di macchina. Ma vabbè.

Si fa il check-in, nessun problema. Il volo è puntuale e stavolta non ci fanno spogliare dieci volte prima di raggiungere i gates.

Atterraggio a Londra Heathrow la sera tardi, in un’Inghilterra imbiancata, un aeroporto surrealmente silenzioso. Si prende il pullman per Gatwick e finalmente si arriva all’albergo dell’aeroporto. Nel frattempo l’Inghilterra è sempre più imbiancata, ma si pensava peggio.

Al mattino sveglia alle 9 e si constata che

1) la BBC dà strane notizie allarmanti e allarmistiche stile Studio Aperto, con tanto di inviati in sperduti villaggi della campagna inglese nella contea di Minchiashire sotto la neve.

2) le previsioni meteo non sono previsioni ma anteprime di un film catastrofista sulla nuova glaciazione, manco si fosse fermata la Corrente del Golfo

3) l’unico aeroporto della Gran Bretagna aperto è (rullo di tamburi) HEATHROW! E ovviamente il mio volo era da Gatwick.

Per cui si attraversa la strada e si va al terminal per constatare la situazione di persona. In realtà di neve non ce n’è poi tanta, poche settimane fa ne è scesa il triplo a casa mia. Ma tutti i voli British Airways sono cancellati, per cui l’unica soluzione è ri-prenotare posti su un altro volo, ovviamente un altro giorno.

Sapete cosa succede quando una compagnia aerea decide di cancellare 163 voli? Succede che tutti i passeggeri di quei 163 voli si trovano in aeroporto a fare la fila per ri-prenotare il viaggio. Ma io sento poco più avanti una signora che parla al telefono e dice chiaramente in inglese “ma quindi è tutto a posto? abbiamo i posti per l’altro volo?” e a giudicare dal suo atteggiamento sollevato si direbbe che sì, è tutto a posto. Allora le chiedo il numero e telefono, sfoggio un uso e una comprensione dell’inglese che assolutamente non sapevo di avere e prenoto 10 posti sul volo del giorno dopo.

Soddisfatto di ciò mi chiedo: e stanotte? Siamo in transito da NYC a Verona, non possono farci dormire in aeroporto, abbiamo diritto a un indennizzo. Per cui lascio qualcuno in coda (eravamo andati avanti di circa 20 metri in due ore) e mi dirigo al customer service office della BA, dove subito tentano di dirmi che se nevica non mi devono dare un cazzo, ma poi cedono. Però devo fare la chilometrica fila, anche se ho già cambiato la prenotazione. Amen, siamo in tanti, ci si alterna.

Dopo 7 (sette!) ore di fila arriviamo davanti a un impiegato della BA che, indispettito dall’atteggiamento arrogante di quella testa di cazzo di V (ma ve ne parlerò in un altro momento di lei), ci dice “I’m sorry, the company is not responsible for snow”. Ma poi io, che di V e delle sue scene isteriche ne ho fin sopra i capelli, la mando inequivocabilmente a dar via il culo sulla statale. E poi con le buone si ottiene tutto da un impiegato della BA che non vede l’ora di tornare a casa, basta essere comprensivi.

Ci assegna delle camere doppie all’Hilton di Gatwick, cena e colazione incluse.

Ma non è finita, perché il fatto fondamentale di questa giornata non sono le sette ore di coda né la neve né il fatto che la BA fosse l’unica compagnia aerea a non volare (EasyJet lì di fianco decollava). Il fatto, anzi il Fatto, è che mi stavo pisciando addosso. Per cui quando tutti gli altri dicono “oh figata abbiamo il voucher andiamo all’Hilton, sfondiamoci di cibo e riposiamoci” io mi dirigo al cesso e mentre vado in là mi accorgo che uno di questi voucher è intestato a una persona dal nome inglese che di sicuro non era tra noi. Allora piscio e torno dal simpatico e gentilissimo bigliettaio, il quale mi riconosce e mi chiede subito cosa non va. Gli spiego e mi ristampa un altro voucher.

Mentre mi porta il voucher un impiegato consegna a tutti i bigliettai un foglio con i numeri dei voli cancellati anche per il giorno dopo. E poiché con le buone si ottiene tutto indovinate cosa mi dice il bigliettaio, già che sono lì? Cancellato anche il Gatwick – Verona del 7 gennaio. L’unica soluzione possibile è la Lufthansa: Londra Heathrow – Monaco di Baviera – Verona.

Tutto ciò per dirvi che nella sfiga ci vuole anche un po’ di culo. Perché sì, sono arrivato un giorno dopo e ho fatto code su code, però ho passato una notte all’Hilton (e cazzo è una figata pazzesca), ma soprattutto ho evitato di rifare la stessa coda stamattina e ho volato Lufthansa, che è diventata la mia compagnia preferita. Aereo splendido, atmosfera rilassante, personale gentile, cibo buono (ma dopo la British Airways penso che anche il minestrone di licheni possa sembrare una prelibatezza), puntualità, per non parlare del bellissimo colore giallo con cui scrivono Lufthansa su quel rilassante fondo grigio o delle lucine che si accendono gradualmente (questa la nota dell’architetto).

L’unica nota negativa è stata V, alla quale ho appena mandato una concisa ma chiara e inequivocabile e-mail: “sei la persona più egocentrica, cattiva, arrogante e ignorante che abbia mai conosciuto. Felicitazioni per la brillante carriera di avvocato che ti attende. Detto ciò, io non voglio più avere nulla a che fare con te.”

A regà, ce l’abbiamo fatta. Sono a casa. Ma credo che questi contrattempi non siano altro che un messaggio dal cielo che fondamentalmente mi sta dicendo “oh ma lo capisci o no che te in Italia non ci devi tornare?”

Annunci
h1

della sindrome di studio aperto

23/12/2009

Ieri dovevo essere a Brescia per una cosa molto importante e lunedì pomeriggio sono partito alla volta della Leonessa, facendomi ospitare da C. perché l’appuntamento era alle 9 del mattino e non aveva molto senso alzarsi alle quattro. Per fortuna che C. mi ha ospitato, altrimenti non sarei mai giunto a destinazione.

Infatti prendo la mia superpunto intorno alle 16:30 ed entro in autostrada in un’Emilia-Romagna gelata ma comunque percorribile nonostante la temperatura record di -17°C raggiunta nella notte tra domenica e lunedì.

Mentre salgo a Brescia ascolto Radio2 e all’altezza di Fidenza sento l’infotraffico, che mi informa di ingenti nevicate nell’area milanese in estensione a tutta la Lombardia e buona parte del Veneto. Come volevasi dimostrare, a Fiorenzuola inizia a nevicare. Percorro l’A21 a 60 km/h, senza l’ombra di uno spazzaneve o di uno spargisale, ma con già almeno 5 cm di neve sulla carreggiata. Mentre mi avvicino a Brescia ascolto Caterpillar, che parlavano delle estemporanee dichiarazioni di sindaci e vicesindaci, intervistavano una Milano imbottigliata in Corso Sempione – chi aspettava un tram da un’ora, chi era fermo in macchina aspettando di uscire dalla città. Nel frattempo resto quasi bloccato in tangenziale a Brescia e raggiungo C. solo dopo le 20, ma comunque non posso assolutamente lamentarmi davanti a persone che hanno impiegato decine di ore per pochi chilometri.

La dichiarazione vincitrice del prestigioso premio “Mavaffanculovà”, testé da me inventato, è quella dell’AD di Trenitalia che ha consigliato ai viaggiatori di portarsi copertina e panino, come ormai tutti saprete.

Fortunatamente non sono più cliente di Trenitalia da quando mi hanno fatto lo scherzo di cambiare nome al mio buon vecchio IR Milano-Ancona, chiamandolo ICplus e raddoppiando il costo del biglietto. Perché se fossi un “cliente”, parola comunque inappropriata trattandosi di servizio pubblico, mi piazzerei davanti all’ufficio di Moretti munito di numerose miniature di monumenti italiani. E glieli tirerei mirando per bene, colpendolo dapprima con una torre degli Asinelli bolognese, poi con un piccolo castello Sforzesco milanese e infine completerei con una Mole Antonelliana torinese. Qualora vi fosse esigenza di continuare l’esercizio di quello che prevedo essere lo sport più gettonato di questo Natale due-zero-zero-nove, avrei a disposizione torri di Pisa, piazze San Marco, Cupoloni e via dicendo.

Perché?

Perché sono un violento che istiga alla violenza in questo periodo martoriato dal clima di violenza? Oppure perché sono un emulatore dell’ormai arcinoto Tartaglia?

No, nulla di tutto ciò. Perché vorrei far capire all’ingegner Moretti che l’Italia è rimasta bloccata da una nevicata neanche tanto record, ampiamente annunciata così come le temperature insolitamente basse. E mentre per quanto riguarda le strade la situazione diventa complicata, i treni dovrebbero essere il mezzo meno colpito dal freddo. Se solo Trenitalia fosse un’azienda seria, non si sognerebbe neanche lontanamente di liquidare la questione dicendo “fa freddo, portate una copertina e un panino”. Perché PORCA PUTTANA l’Italia è lunga e comprende praticamente tutti i climi, da quello artico alpino a quello subtropicale. E, mi ripeto, PORCA PUTTANA, succede che d’inverno in pianura padana nevichi e faccia freddo, così come succede che in estate, sempre in pianura padana, faccia un caldo della malora.

Questi arrivano e prendono per il culo, d’estate i ritardi sono causati dalla dilatazione dei binari dovuta al caldo, d’inverno dal gelo, in autunno dalla pioggia e in primavera dai pollini che si spataccano sul vetro che il macchinista non vede una cippa?

NO! I ritardi sono causati dall’incompetenza, dalle infrastrutture ottocentesche, dai mezzi vecchi e privi di manutenzione. Mi spieghino perché in Finlandia i treni vanno anche a -30°C. E mi spieghino perché in Spagna vadano anche a +45°C. Ma soprattutto mi spieghino perché in Francia nessuno si è azzardato a dire di portarsi copertina e panino, ma hanno pagato albergo e indennizzo ai passeggeri lasciati a piedi sapendo benissimo che ai cittadini francesi una dichiarazione così avrebbe fatto girare i coglioni al punto di bloccare veramente il trasporto ferroviario a suon di scioperi e occupazione di binari, che ai francesi puoi fargli tutto ma non provare a prenderli per il culo coi servizi.

E infine, mi spieghino su che basi possono dire che il sistema ferroviario italiano ha funzionato meglio di altri sistemi europei, perché non è assolutamente vero. Sempre Caterpillar, che ascoltavo ieri tornando da Brescia, ha chiamato i corrispondenti esteri smentendo clamorosamente quello che ministri, sottosegretari e amministratori delegati andavano dicendo a reti unificate: “sì lo sappiamo fa schifo, ma la neve qua e il gelo là… però nel resto d’Europa era peggio.

Insomma, che la smettano di prenderci per il culo.