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della sindrome di studio aperto

23/12/2009

Ieri dovevo essere a Brescia per una cosa molto importante e lunedì pomeriggio sono partito alla volta della Leonessa, facendomi ospitare da C. perché l’appuntamento era alle 9 del mattino e non aveva molto senso alzarsi alle quattro. Per fortuna che C. mi ha ospitato, altrimenti non sarei mai giunto a destinazione.

Infatti prendo la mia superpunto intorno alle 16:30 ed entro in autostrada in un’Emilia-Romagna gelata ma comunque percorribile nonostante la temperatura record di -17°C raggiunta nella notte tra domenica e lunedì.

Mentre salgo a Brescia ascolto Radio2 e all’altezza di Fidenza sento l’infotraffico, che mi informa di ingenti nevicate nell’area milanese in estensione a tutta la Lombardia e buona parte del Veneto. Come volevasi dimostrare, a Fiorenzuola inizia a nevicare. Percorro l’A21 a 60 km/h, senza l’ombra di uno spazzaneve o di uno spargisale, ma con già almeno 5 cm di neve sulla carreggiata. Mentre mi avvicino a Brescia ascolto Caterpillar, che parlavano delle estemporanee dichiarazioni di sindaci e vicesindaci, intervistavano una Milano imbottigliata in Corso Sempione – chi aspettava un tram da un’ora, chi era fermo in macchina aspettando di uscire dalla città. Nel frattempo resto quasi bloccato in tangenziale a Brescia e raggiungo C. solo dopo le 20, ma comunque non posso assolutamente lamentarmi davanti a persone che hanno impiegato decine di ore per pochi chilometri.

La dichiarazione vincitrice del prestigioso premio “Mavaffanculovà”, testé da me inventato, è quella dell’AD di Trenitalia che ha consigliato ai viaggiatori di portarsi copertina e panino, come ormai tutti saprete.

Fortunatamente non sono più cliente di Trenitalia da quando mi hanno fatto lo scherzo di cambiare nome al mio buon vecchio IR Milano-Ancona, chiamandolo ICplus e raddoppiando il costo del biglietto. Perché se fossi un “cliente”, parola comunque inappropriata trattandosi di servizio pubblico, mi piazzerei davanti all’ufficio di Moretti munito di numerose miniature di monumenti italiani. E glieli tirerei mirando per bene, colpendolo dapprima con una torre degli Asinelli bolognese, poi con un piccolo castello Sforzesco milanese e infine completerei con una Mole Antonelliana torinese. Qualora vi fosse esigenza di continuare l’esercizio di quello che prevedo essere lo sport più gettonato di questo Natale due-zero-zero-nove, avrei a disposizione torri di Pisa, piazze San Marco, Cupoloni e via dicendo.

Perché?

Perché sono un violento che istiga alla violenza in questo periodo martoriato dal clima di violenza? Oppure perché sono un emulatore dell’ormai arcinoto Tartaglia?

No, nulla di tutto ciò. Perché vorrei far capire all’ingegner Moretti che l’Italia è rimasta bloccata da una nevicata neanche tanto record, ampiamente annunciata così come le temperature insolitamente basse. E mentre per quanto riguarda le strade la situazione diventa complicata, i treni dovrebbero essere il mezzo meno colpito dal freddo. Se solo Trenitalia fosse un’azienda seria, non si sognerebbe neanche lontanamente di liquidare la questione dicendo “fa freddo, portate una copertina e un panino”. Perché PORCA PUTTANA l’Italia è lunga e comprende praticamente tutti i climi, da quello artico alpino a quello subtropicale. E, mi ripeto, PORCA PUTTANA, succede che d’inverno in pianura padana nevichi e faccia freddo, così come succede che in estate, sempre in pianura padana, faccia un caldo della malora.

Questi arrivano e prendono per il culo, d’estate i ritardi sono causati dalla dilatazione dei binari dovuta al caldo, d’inverno dal gelo, in autunno dalla pioggia e in primavera dai pollini che si spataccano sul vetro che il macchinista non vede una cippa?

NO! I ritardi sono causati dall’incompetenza, dalle infrastrutture ottocentesche, dai mezzi vecchi e privi di manutenzione. Mi spieghino perché in Finlandia i treni vanno anche a -30°C. E mi spieghino perché in Spagna vadano anche a +45°C. Ma soprattutto mi spieghino perché in Francia nessuno si è azzardato a dire di portarsi copertina e panino, ma hanno pagato albergo e indennizzo ai passeggeri lasciati a piedi sapendo benissimo che ai cittadini francesi una dichiarazione così avrebbe fatto girare i coglioni al punto di bloccare veramente il trasporto ferroviario a suon di scioperi e occupazione di binari, che ai francesi puoi fargli tutto ma non provare a prenderli per il culo coi servizi.

E infine, mi spieghino su che basi possono dire che il sistema ferroviario italiano ha funzionato meglio di altri sistemi europei, perché non è assolutamente vero. Sempre Caterpillar, che ascoltavo ieri tornando da Brescia, ha chiamato i corrispondenti esteri smentendo clamorosamente quello che ministri, sottosegretari e amministratori delegati andavano dicendo a reti unificate: “sì lo sappiamo fa schifo, ma la neve qua e il gelo là… però nel resto d’Europa era peggio.

Insomma, che la smettano di prenderci per il culo.

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