Posts Tagged ‘lavoro’

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shopping&fucking

20/04/2010

In realtà il titolo non è che c’entri molto. L’ho letto su una cartolina di quelle che ti rifilano in giro per Milano, soprattutto in zone particolarmente affollate come il ponte pedonale della stazione di Porta Genova durante il Salone. O meglio tutto il corollario di aperitivi, eventi, mostre, installazioni e altre amenità che rendono Milano il più bel posto del mondo per una settimana all’anno.

L’ultimo Salone l’ho fatto fresco di laurea ed è diventato la mia festa. Con il pepe al culo per il trasloco, ma comunque sempre sufficientemente ubriaco per non badarci. Questo Salone invece l’ho fatto di fretta, in un paio di giorni (che poi in realtà si sono ridotti a uno, ma con la dovuta calma). Non ho visto granché, del Salone. Ma tanto quest’anno già si sapeva che 1) sarebbe stato enorme, non solo la solita “zona tortona” – che tutti continuiamo a chiederci perché cazzo non la chiudano al traffico – e che 2) sarebbe stato verde. Molto verde, molto bio, molto natural. Insomma, metti una lavatrice su un tappetino d’erba finta e il gioco è fatto. A parte poche cose non ho visto nulla di particolarmente esaltante.

Più esaltante è stato il ritorno alla vita milanese, anche se per poche ore. Adesso ho una saudade tremenda. Mi manca la vita che facevo là, ma questo già lo sapete. Mi manca la mia giapponesina sul naviglio, mi manca il long island del Luca’s, mi manca la metropolitana… vabbè, magari sto idealizzando, ma mi manca Milano.

Che poi tra ieri e oggi si parlava in studio, e C., la mia collega fashion, continuava a dire che dove lavoro adesso fa curriculum e che il giorno in cui mi presento a qualche studio milanese mi prendono a occhi chiusi. Speriamo, ma intanto lavoriamo qua, assorbiamo come spugne, impariamo e godiamocelo.

Sempre che la vita a casa con la famiglia non mi porti alla decisione di acquistare un fucile. E ovviamente a usarlo.

Tanto per la cronaca, sono tornato in possesso del mio portatile. Che non ve ne frega una mazza, ma vi faccio presente che sono bastati due mesi a mio padre per riuscire a fottermi il trackpad e la tastiera. Infatti ci sto mettendo due ore a scrivere queste quattro insignificanti righe. Urge back-up completo e reinstallazione totale del leopardo.

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spring field

30/03/2010

Ah! La Primavera!

Traumatica.

Dopo il torpore invernale (e vogliamo parlare di questo inverno, da tutti identificato come “the longest ever” – o alternativamente con una sonora bestemmia, seguita dalla locuzione “quanta neve”? Ma no, non parliamone).. ah, le mie divagazioni.

Dicevo. Dopo il torpore invernale i colori si riaccendono. Oggi era splendido mentre tornavo dallo studio: a est il cielo nerissimo, a ovest il sole, una luce splendida, i prati verdissimi, gli alberi in fiore… ecco appunto, gli alberi in fiore: qualcuno ha mai pensato di applicare alle automobili una pellicola come quella dell’iPhone 3G S? No perché al parcheggio scambiatore ci sono dei simpatici alberi che la settimana scorsa erano sepolti dalla nevicatissima, mentre adesso sono tutti pieni di fiorellini tanto carini e vezzosi, ma tanto appiccicosi. Roba che il lunotto posteriore sembra un decoupage floreale.

E poi altre amenità, come gli acquazzoni pomeridiani.

E infine, last but not least, l’ormone. Anzi, l’Ormone. Con la maiuscola. Perché è diventato grande. Stamattina mi sveglio e me lo trovo di fianco nel letto. Mi guarda e mi fa “voglio andare a vivere da solo, qua c’è poco spazio”. “Ma Ormone, sono 100 metri quadri!”. “Sì ma io sono alto già tre metri e ti assicuro che crescerò”.

Comunque scherzi a parte, la primavera mi piace. E finalmente posso portare in lavanderia le giacche pesanti per sostituirle con… oh cazzo, con cosa le sostituisco?? Urge spedizione di shopping compulsivo. Qualcuno mi sequestri il bancomat, vi prego!

Lavorare in uno studio di fashion retail fa male. Molto male.

Nota gossippara: ho notato certi sguardi, che definirei meglio con il termine radiografie, da parte di una persona che ha fatto attivare il radar. Devo indagare.

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[inserire titolo]

22/03/2010

Oggi stavo tornando dal lavoro e avevo un’idea meravigliosa per un post, ma poi la doccia bollente l’ha fatta evaporare. Vabbè, vorrà dire che conserverò la mia iscrizione a wordpress scrivendo un paio di cazzi miei, così non mi si disattiva il blog. Anche se ultimamente non ho tempo (cioè, più che altro non ho voglia, ma facciamo che non ho tempo) di scrivere. O meglio, l’impatto col mondo del lavoro non è stato proprio dolce, per cui devo abituarmi ai nuovi ritmi prima di poter far girare il criceto a una velocità accettabile dopo una giornata in studio.

Ecco quindi che vi allieterò dicendovi che: sto imparando a usare un nuovo programma di disegno automatico, ma continuo a rimpiangere il buon vecchio inimitabile AutoCAD (anche se ArchiCAD ha i suoi pro, e non sono pochi, alcune operazioni sono lente da eseguire). Sto imparando a conoscere i colleghi, e mi spiace moltissimo che uno di loro si sia licenziato (non ci ho lavorato insieme, stava nella postazione esattamente opposta alla mia, ma mi stava simpatico a pelle), però devo dire che gli altri ci piacciono (le donne dello studio sono le migliori, almeno quelle nella mia stanza e quella che sta nell’altra a part-time, la quarta bisogna prenderla con cautela). Sto seguendo con una delle donzelle un progetto interessante, anche se il “direttore” ogni tanto dice/fa delle cazzate e ci lascia un po’ allo sbando. Ma tanto con ArchiCAD sono ancora lento, per cui non ho tempo libero. Mi sto disintossicando da facebook e da internet, perché ho scoperto che la donna da prendere con cautela ha sul suo computer un programma che le dice quali applicazioni sono accese sulle varie postazioni, quali siti internet si visitano (anche se cancelli la cronologia) e altre amenità del genere. Ho un sonno porco, perché abito in culo ai lupi e devo alzarmi a un orario che non esiste sugli orologi per essere in studio puntuale. Il traffico reggiano è peggio di quello di Milano. Anche a Reggio quando piove la gente impazzisce nonostante i portici. Ho scoperto un bar che fa il caffè splendidamente, e per andarci devo muovere il culo dallo studio (perché non c’è la macchinetta dentro, il che è un bene perché così ci sgranchiamo le gambe – anche se bisogna ammettere che le sedie sono comode). Lavoro su un tavolo disegnato dal mio relatore e appena mi ricapita di vederlo gli farò i complimenti. Ho ricominciato a girovagare, perché lascio la macchina appena fuori città e al ritorno ci vado a piedi (saudade di Milano).

Vabbè insomma, mi trovo bene. Non ho rinunciato a Lipsia per niente.

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dimostrazioni scientifiche della veridicità della legge di murphy

14/03/2010

La legge fondamentale di Murphy recita “Se qualcosa può andare male, non preoccuparti. Andrà peggio”.

Da questo enunciato poi derivano un migliaio di corollari, tutti inerenti al corso delle cose e al loro susseguirsi in ordine inevitabilmente sbagliato. Il corollario che più si addice alla mia vita al momento può essere riassunto nella seguente frase: “Quando necessiti di qualcosa, quella cosa non arriva mai. Ma quando la ottieni, ne otterrai troppa”. Un po’ il principio che spiega come mai per mesi cerchiamo un ragazzo e poi ce ne ritroviamo tre o quattro e non sappiamo chi scegliere, i sette anni di vacche magre e i sette anni di vacche grasse, anche se la bilancia cosmica tende a non far durare proprio sette anni le vacche grasse, ma più spesso sette minuti. Le vacche grasse si manifestano come una scelta, solitamente da effettuare nel giro di poco tempo.

Tutto ciò per spiegarvi che no, non sono morto e no, non c’entra nulla l’ultimo post di quasi 10 giorni fa ormai. Ho semplicemente trovato un lavoro. Dopo 11 mesi di porte chiuse, colloqui inconcludenti, periodi di prova infernali e via dicendo, ho trovato un lavoro. E un lavoro che mi piace, in uno studio che mi piace. Ma soprattutto un lavoro dove mi pagano. Una miseria, lo so, ma me la danno.

Inaspettato. Faccio un colloquio e mi dicono che coi loro tempi avrei aspettato un mese. Allora io penso che è un modo carino per dirmi di no, anche se mi sembra strano perché se ti interessa una persona non gli fai un colloquio di oltre un’ora (di solito dopo cinque minuti capiscono che non sei quello che cercavano e ti sbolognano). E quindi amen, anima in pace. Se non fosse che dopo una settimana mi chiamano, mi fanno una proposta interessante e comincio.

Il fatto è che io ormai ero convinto di partire per Lipsia, non riuscendo a trovare nulla. E venerdì, dopo la prima settimana di lavoro, mi chiamano da un numero inconfondibile (di quelli con le prime tre cifre uguali, che hanno solamente il Comune, la Provincia o cose così) e mi informano, ovviamente, che mi hanno assegnato il posto in Germania e che devo confermare il prima possibile.

Alla fine ho dovuto effettuare la mia scelta. Mi sembrava decisamente una cazzata lasciar perdere questo posto per andare in una città della Germania che non è proprio Berlino o Monaco o Amburgo, a fare non si sa cosa in non si sa quale studio, per poi tornare in Italia a luglio e ricominciare a trovare porte chiuse e “le faremo sapere” e “non abbiamo bisogno”.

Per cui è vero, per mesi e mesi cerchi un qualcosa di stimolante. Per mesi e mesi ti senti frustrato perché non trovi nulla. Per mesi e mesi ti demoralizzi, pensi di essere sbagliato, pensi di aver studiato così tanto per poi andare a fare il magazziniere al Conad o il commesso in qualche centro commerciale.

E poi, nel giro di una settimana, mi chiamano in uno studio, mi chiamano in Germania, mi chiamano dalle agenzie di lavoro interinale (sì mi hanno chiamato pure da lì). E devi fare una scelta, dopo mesi passati a cercare di essere scelto. Che è strano, perché è una cosa a cui non sei per nulla preparato.

Comunque, scelta fatta. Adesso vado a sentire Paolo Fox, vediamo in che posizione della classifica sono.

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job offers

30/11/2009

Orbene, sono incazzato.

Ho cercato di entrare nel mondo lavorativo in base al mio titolo di studio inviando decine di curricula in tutto il nord Italia, ma ciò è stato impossibile. “C’è la crisi”, ti dicono, e alla fine ti propongono una collaborazione non retribuita di 3, 4, 5 o 6 mesi e “poi si vedrà”. Questo nel migliore dei casi, perché spesso non rispondono neanche, cestinano direttamente la mail. In questa città dal punto di vista architettonico non si muove nulla. E poiché siamo in Italia e per trovare lavoro si deve fare come fanno gli italiani, ho affidato il mio curriculum a una parente che lavora in una grossa azienda che commercializza pannelli metallici per il rivestimento di edifici. Lei ha fatto girare il mio curriculum in un centinaio di studi di architettura dell’intera Regione Emilia-Romagna. Nessuna risposta. E intendiamoci, il mio curriculum non è arrivato da un’indirizzo mai visto come il mio, ma dal suo. Lo studio dove ho lavorato fino al mese scorso mi ha proposto di tornare, sempre gratis. E il tanto annunciato contratto, che ai tempi non arrivava mai, consisterebbe in un rimborso spese, almeno per il primo anno. Considerando che con il rimborso spese non mi ci pago neanche la benzina per andare e tornare da Reggio, considerando che lavoravo in media 12 ore al giorno e considerando che non facevo il mio lavoro, ma l’assistente a degli ingegneri idraulici (ovvero campo professionale per il quale non ho le qualifiche per poter un giorno utilizzare le nozioni imparate), ho declinato gentilmente l’offerta.

Mi trovo ora in questo limbo, tra lo scritto dell’esame di stato e il Natale, a cercare un impiego temporaneo come commesso, barista, impacchettatore di regali natalizi di un qualunque centro commerciale.

Ma non ti assumono perché sei laureato.

Mi prendete per il culo?

Tanto per la cronaca, se qualcuno conoscesse un ragazzino delle medie o delle superiori che ha tanto bisogno di ripetizioni di matematica in zona Reggio Emilia o Parma… ci metta in contatto. Chiedo poco.