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l’obiezione di coscienza

24/10/2009

In questa stagione autunno-inverno 2009 pare che l’obiezione di coscienza sia diventata proprio di moda.

Da tempo negli ospedali esistono medici “obiettori di coscienza” che non praticano l’aborto. E questa la posso capire, poiché si tratta di intervenire fisicamente sul corpo di una donna e nella morale cattolica equivarrebbe a un omicidio. Per cui se il medico cattolico non se la sente la legge non lo obbliga a farlo (l’importante è non arrivare ai livelli della Lombardia, dove non si trovano praticamente più medici disposti a praticare un legalissimo aborto).

Ciò che non ho capito è l’obiezione di coscienza dei farmacisti, che rifiutano di vendere la pillola abortiva (consigliati ed esortati dalle gerarchie ecclesiastiche, che di fatto interferiscono con l’attività professionale di una categoria regolata dallo Stato mediante l’Ordine dei farmacisti).

Ora, se un farmacista si rifiuta di vendere un farmaco approvato e legalizzato significa semplicemente che non sta facendo il suo lavoro. Per cui i casi sono due: o smette di fare il farmacista o comincia a vendere la pillola del giorno dopo. Come mai non fanno tutto ‘sto casino quando si tratta di vendere costosissimi preservativi? Mi pare che anche quelli siano vietati dalla dottrina cattolica.

Ma veniamo al momento clou, alla perla dell’obiezione, al nonsense religioso fatto uomo e sceso in terra. Il sindaco di Sedriano (MI), il quale si rifiuta di sposare persone con rito civile.

Se il farmacista non fa il suo lavoro rifiutandosi di vendere un farmaco, il sindaco che cazzo fa rifiutandosi di sposare coppie con rito civile?

Il sindaco di un paese è il rappresentante di tutti, come il Presidente della Repubblica. Un sindaco certamente può e deve avere le proprie convinzioni, ma quando queste interferiscono con la sua attività di rappresentante dello Stato succede una cosa piccola, ma di una gravità enorme. Lascia che le sue idee diventino la legge in quel fazzoletto di territorio che governa. Nega diritti alle persone che, su quello stesso territorio, non la pensano come lui. Siamo cioè ai livelli dei talebani, almeno in linea teorica. Fortunatamente il sindaco può delegare qualcun altro per celebrare i matrimoni civili, garantendo a persone di altro credo religioso l’accesso al contratto matrimoniale, ma il messaggio è forte e non da sottovalutare.

Alle porte di Milano la religione è più importante dell’istituzione.

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