Posts Tagged ‘Milano’

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shopping&fucking

20/04/2010

In realtà il titolo non è che c’entri molto. L’ho letto su una cartolina di quelle che ti rifilano in giro per Milano, soprattutto in zone particolarmente affollate come il ponte pedonale della stazione di Porta Genova durante il Salone. O meglio tutto il corollario di aperitivi, eventi, mostre, installazioni e altre amenità che rendono Milano il più bel posto del mondo per una settimana all’anno.

L’ultimo Salone l’ho fatto fresco di laurea ed è diventato la mia festa. Con il pepe al culo per il trasloco, ma comunque sempre sufficientemente ubriaco per non badarci. Questo Salone invece l’ho fatto di fretta, in un paio di giorni (che poi in realtà si sono ridotti a uno, ma con la dovuta calma). Non ho visto granché, del Salone. Ma tanto quest’anno già si sapeva che 1) sarebbe stato enorme, non solo la solita “zona tortona” – che tutti continuiamo a chiederci perché cazzo non la chiudano al traffico – e che 2) sarebbe stato verde. Molto verde, molto bio, molto natural. Insomma, metti una lavatrice su un tappetino d’erba finta e il gioco è fatto. A parte poche cose non ho visto nulla di particolarmente esaltante.

Più esaltante è stato il ritorno alla vita milanese, anche se per poche ore. Adesso ho una saudade tremenda. Mi manca la vita che facevo là, ma questo già lo sapete. Mi manca la mia giapponesina sul naviglio, mi manca il long island del Luca’s, mi manca la metropolitana… vabbè, magari sto idealizzando, ma mi manca Milano.

Che poi tra ieri e oggi si parlava in studio, e C., la mia collega fashion, continuava a dire che dove lavoro adesso fa curriculum e che il giorno in cui mi presento a qualche studio milanese mi prendono a occhi chiusi. Speriamo, ma intanto lavoriamo qua, assorbiamo come spugne, impariamo e godiamocelo.

Sempre che la vita a casa con la famiglia non mi porti alla decisione di acquistare un fucile. E ovviamente a usarlo.

Tanto per la cronaca, sono tornato in possesso del mio portatile. Che non ve ne frega una mazza, ma vi faccio presente che sono bastati due mesi a mio padre per riuscire a fottermi il trackpad e la tastiera. Infatti ci sto mettendo due ore a scrivere queste quattro insignificanti righe. Urge back-up completo e reinstallazione totale del leopardo.

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clochard

07/02/2010

E dopo, nell’ordine: un viaggio su un treno a gasolio da Parma a Brescia. Un bel film. Un viaggio in macchina da Brescia a Milano con coda a Sesto San Giovanni inclusa nel prezzo. Una seduta di fotografia con tanto di set e luci e gente che è riuscita a farmi sembrare un tocco di gnocco nonostante la nota riluttanza degli obiettivi a ritrarmi decentemente (grazie Matteo, quando avrai bisogno di modelli per nudi integrali conta su di me, che se mi fai così gnocco poi posso smerciare le foto sui siti froci spacciandomi per gran figo e poi sorprendere l’appuntamento del caso con la mia simpatia). Una serata al giapponese, che decisamente troppo giapponese, basta giapponese per un mese vi prego. Una notte nel più osceno hotel di Milano. Una giornata in fiera. Un viaggio Rho-Milano bloccati nel traffico in tilt a causa della neve. Una camminata di quaranta minuti da piazza Firenze a Moscova durante la quale ho scoperto che il principio della capillarità porta l’acqua direttamente dai tuoi piedi ai tuoi testicoli in poche semplici mosse. Un colloquio di lavoro che non si sa come sia andato. Un’altra passeggiata di quaranta minuti durante la quale ho temuto seriamente per il mio alluce destro. Una pizza e un gatto giocherellone. Un risotto al radicchio. Una mostra in Triennale. Una serata in compagnia. Una sbronza colossale. Una doccia nella doccia che conserva ancora la mia tenda della doccia. Un viaggio in “freccia argento” che mi è costato 22 euro per 150 km in un’ora e quarantacinque minuti.

Dopo tutto questo sono tornato a rimirare i colli.

E non vedo l’ora di tornare in quella città orrenda, grigia, sporca, inquinata, stupida e cattiva che è Milano.

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della sindrome di studio aperto

23/12/2009

Ieri dovevo essere a Brescia per una cosa molto importante e lunedì pomeriggio sono partito alla volta della Leonessa, facendomi ospitare da C. perché l’appuntamento era alle 9 del mattino e non aveva molto senso alzarsi alle quattro. Per fortuna che C. mi ha ospitato, altrimenti non sarei mai giunto a destinazione.

Infatti prendo la mia superpunto intorno alle 16:30 ed entro in autostrada in un’Emilia-Romagna gelata ma comunque percorribile nonostante la temperatura record di -17°C raggiunta nella notte tra domenica e lunedì.

Mentre salgo a Brescia ascolto Radio2 e all’altezza di Fidenza sento l’infotraffico, che mi informa di ingenti nevicate nell’area milanese in estensione a tutta la Lombardia e buona parte del Veneto. Come volevasi dimostrare, a Fiorenzuola inizia a nevicare. Percorro l’A21 a 60 km/h, senza l’ombra di uno spazzaneve o di uno spargisale, ma con già almeno 5 cm di neve sulla carreggiata. Mentre mi avvicino a Brescia ascolto Caterpillar, che parlavano delle estemporanee dichiarazioni di sindaci e vicesindaci, intervistavano una Milano imbottigliata in Corso Sempione – chi aspettava un tram da un’ora, chi era fermo in macchina aspettando di uscire dalla città. Nel frattempo resto quasi bloccato in tangenziale a Brescia e raggiungo C. solo dopo le 20, ma comunque non posso assolutamente lamentarmi davanti a persone che hanno impiegato decine di ore per pochi chilometri.

La dichiarazione vincitrice del prestigioso premio “Mavaffanculovà”, testé da me inventato, è quella dell’AD di Trenitalia che ha consigliato ai viaggiatori di portarsi copertina e panino, come ormai tutti saprete.

Fortunatamente non sono più cliente di Trenitalia da quando mi hanno fatto lo scherzo di cambiare nome al mio buon vecchio IR Milano-Ancona, chiamandolo ICplus e raddoppiando il costo del biglietto. Perché se fossi un “cliente”, parola comunque inappropriata trattandosi di servizio pubblico, mi piazzerei davanti all’ufficio di Moretti munito di numerose miniature di monumenti italiani. E glieli tirerei mirando per bene, colpendolo dapprima con una torre degli Asinelli bolognese, poi con un piccolo castello Sforzesco milanese e infine completerei con una Mole Antonelliana torinese. Qualora vi fosse esigenza di continuare l’esercizio di quello che prevedo essere lo sport più gettonato di questo Natale due-zero-zero-nove, avrei a disposizione torri di Pisa, piazze San Marco, Cupoloni e via dicendo.

Perché?

Perché sono un violento che istiga alla violenza in questo periodo martoriato dal clima di violenza? Oppure perché sono un emulatore dell’ormai arcinoto Tartaglia?

No, nulla di tutto ciò. Perché vorrei far capire all’ingegner Moretti che l’Italia è rimasta bloccata da una nevicata neanche tanto record, ampiamente annunciata così come le temperature insolitamente basse. E mentre per quanto riguarda le strade la situazione diventa complicata, i treni dovrebbero essere il mezzo meno colpito dal freddo. Se solo Trenitalia fosse un’azienda seria, non si sognerebbe neanche lontanamente di liquidare la questione dicendo “fa freddo, portate una copertina e un panino”. Perché PORCA PUTTANA l’Italia è lunga e comprende praticamente tutti i climi, da quello artico alpino a quello subtropicale. E, mi ripeto, PORCA PUTTANA, succede che d’inverno in pianura padana nevichi e faccia freddo, così come succede che in estate, sempre in pianura padana, faccia un caldo della malora.

Questi arrivano e prendono per il culo, d’estate i ritardi sono causati dalla dilatazione dei binari dovuta al caldo, d’inverno dal gelo, in autunno dalla pioggia e in primavera dai pollini che si spataccano sul vetro che il macchinista non vede una cippa?

NO! I ritardi sono causati dall’incompetenza, dalle infrastrutture ottocentesche, dai mezzi vecchi e privi di manutenzione. Mi spieghino perché in Finlandia i treni vanno anche a -30°C. E mi spieghino perché in Spagna vadano anche a +45°C. Ma soprattutto mi spieghino perché in Francia nessuno si è azzardato a dire di portarsi copertina e panino, ma hanno pagato albergo e indennizzo ai passeggeri lasciati a piedi sapendo benissimo che ai cittadini francesi una dichiarazione così avrebbe fatto girare i coglioni al punto di bloccare veramente il trasporto ferroviario a suon di scioperi e occupazione di binari, che ai francesi puoi fargli tutto ma non provare a prenderli per il culo coi servizi.

E infine, mi spieghino su che basi possono dire che il sistema ferroviario italiano ha funzionato meglio di altri sistemi europei, perché non è assolutamente vero. Sempre Caterpillar, che ascoltavo ieri tornando da Brescia, ha chiamato i corrispondenti esteri smentendo clamorosamente quello che ministri, sottosegretari e amministratori delegati andavano dicendo a reti unificate: “sì lo sappiamo fa schifo, ma la neve qua e il gelo là… però nel resto d’Europa era peggio.

Insomma, che la smettano di prenderci per il culo.

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cosa cercavi, viandante tecnologico?

18/12/2009

Sto qua che aspetto. Perché ho fatto una minchiata di enormi proporzioni.

Antefatto: lunedì era il compleanno di mio nonno, per cui mia nonna mi ha chiesto di accompagnarla in un negozio di elettrodomestici per comprargli un rasoio. Al negozio ne ha comprato uno anche per me.

Concausa: nel mio bagno quel GENIO dell’elettricista ha messo 4 spine. Una singola di fianco all’interruttore della luce sullo specchio, di fianco al lavandino. E una tripla nell’angolo dove sta la doccia hi-tech che ho ereditato dai vegliardi. Ovviamente la doccia hi-tech copre completamente gli interruttori, per cui se ne desume che in bagno ho una sola presa di corrente di fianco al lavandino. E non ho mensole.

Minchiata: ho un nonno e un padre falegnami. Ma poiché mio padre lavora per guadagnarCI da vivere, se devo rompere i maroni li rompo al nonno. E invece di pensare “vado all’IKEA a Parma a prendermi un ripiano” ho detto “nonno, mi faresti una mensola da mettere sotto allo specchio in bagno? Così ci appoggio il rasoio lontano dall’acqua ma vicino alla presa.

Adesso sto aspettando che il suddetto avo torni dal Paese, poiché mi ha minacciato di montarmi l’orribile ripiano ricurvo che prima o poi vi mostrerò, per allietare le vostre giornate.

Insomma, sono qua a far passare il tempo. Per cui vi allieterò con le chiavi di ricerca che sono state utilizzate per arrivare al mio blog.

Innanzi tutto un consiglio per i blogger d’ogni tipo: non scrivete MAI la parola “porn”. Vi ritroverete con una sfilza di visitatori che cercheranno proprio “porn” e che giungeranno al vostro indirizzo augurandovi le peggiori sofferenze quando scopriranno che sul vostro blog non ci sono immagini pornografiche. Purtroppo ho scritto un post chiamato “era questo il tuo porno piano”, che nulla c’entra con la pornografia, ma tant’è.

Bruto Maria Bruti: mi chiedo se chi googlasse fosse un sostenitore o meno. Se si trattasse di un sostenitore saprei a chi imputare la causa del virus gastrointestinale che mi ha colpito un paio di settimane fa. Se invece si trattasse di un detrattore allora benvenuto, mio caro pellegrino, hai trovato ciò che cercavi.

Ragazze troie Aulla: o viandante appenninico che cerchi un po’ di sesso scambiato per amore, ti consiglio di spostarti. Aulla è un paesino, credo che il mercato di cui sei alla ricerca si sposti più verso il litorale. Prova con “ragazze troie Viareggio”, magari ti va bene.

Marcello Veneziani crocefisso: no dai, non esageriamo. Nessuno vuole vederlo “crocefisso”. Semmai crocifisso che è più corretto, e comunque si tratterebbe di pratica barbara e in disuso da un paio di manate di secoli. E inoltre, che cazzo, basta fomentare l’odio! Che poi magari gli tirano un Duomo in faccia anche a lui ed è la volta buona che ci chiudono la rete!

Sedriano sindaco rifiuta di sposare una: …una chi? Questa “una” si sposava da sola? Eh beh, ci credo che si è rifiutato!

Progetti urbanistici per Milano expo: beh direi che sei nel posto giusto. Bravo. Centro!

Maneggi Magenta: caro il mio Filippo, amante dei cavalli, mi spiace. Non posso darti l’indirizzo dei miei parenti magentini che gestiscono il maneggio. Ma se cerchi sulle pagine gialle li trovi.

http://www.porno wa: scusami? “Wa”? Warszawa? Cerchi porno polacco? C’era un polacco figo in università, ma le sue amiche erano dei cessi. Prova con la Lettonia, dicono che là le ragazze siano splendide.

Era questo il tuo porno piano?: se cercavi la puntata di Sensualità a Corte hai trovato solo una citazione. Se cercavi la citazione, hai trovato un delirio di Marcello Veneziani. Ti va male, eh?

Marcello Veneziani laicità: figata! Anche io mi diletto nel cercare ossimori sulla rete. Una volta ho cercato “Binetti intelligenza” e ne ho tratto grandi soddisfazioni.

Medici obiettori di coscienza Reggio Emi: beh, potevi aggiungerci “lia” per amor di completezza. Fortunatamente non sono tutti obiettori. Non siamo in Lombar, siamo in Emi-Romà!

“la gente non sa scrivere”: quanto è vero, signora mia! Non so perché, ma mi piace pensare che tu sia un’anziana professoressa di lettere di un liceo classico che ha frequentato un corso “internet per negati” (vedere le virgolette all’interno del campo di ricerca, indice di una persona non abituata a usare il computer, ma che ha fatto i compitini a casa).

Emilio Fede l’informazione è troppo poli: “poli” suppongo stia per politicizzata. Da che pulpito, eh? Volevi anche tu verificare che la notizia fosse vera, eh? E quando hai scoperto che effettivamente l’ha detto, anche tu ti sei spanciato di risate rotolandoti sul tappeto, eh?

Tema di Architettura: compagno di strada, ti offro un aperitivo?

Camminare per Milano: è bellissimo. Soprattutto a ora tarda, quando la città è deserta e ti sembra che sia tutta tua. Vai viandante, che tu sia colpito dalla bellezza nascosta di Milano.

Foto Pedemontana: vediamo… la data è precedente al mio post sulle opere nell’area milanese, per cui l’unica pedemontana di cui potresti avere trovato qualche accenno è quella fottutissima strada sempre piena di camion che collega Bologna a Parma parallelamente alla SS9, ai piedi dell’Appennino. Non ho foto, ma visto che passa di fronte a casa mia se vuoi mi attrezzo.

“ubriaco nella bibbia”: un altro che ha fatto i compitini con le virgolette. Carissimo, la Bibbia è piena di ubriachi. Anche chi l’ha scritta, probabilmente, era sotto l’effetto di qualche sostanza psicotropa mista ad alcol.

“marcello veneziani” 2012: non ho capito. Credi che ci sia una parte nel film che si occupa dell’intellettuale, con rispetto parlando, della destra? No no no, te se un subdolo. Volevi sapere se Nostradamus aveva previsto qualcosa sulla sua morte, vero?

Destra incapace: falso. La destra è capacissima. Fa solo cazzate, ma è bravissima a farle.

Come faccio da torino porta nuova a dams: amico mio caro, Google non è una persona. Non puoi rivolgergli delle domande. Non è che ti risponde a voce dicendoti “mah non so, potresti prendere il treno”.

Treno Sarzana – Torino: in bocca al lupo!

Maciachini center: e che roba è? Una nuova multisala? Un centro commerciale? No dimmelo, che quando capito a Milano vado a farci un salto per curiosità, che a me i Non-Luoghi mi piace studiarli e vederli di persona.

Prezzi traslochi Reggio Emilia: non capisco da dove l’hai tirata fuori, comunque sulle pagine gialle li trovi tutti. Per i prezzi però secondo me devi telefonare.

Motivazione valida: ne sto cercando anche io, ma dubito che le troverò su Internet.

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le grandi opere

13/11/2009
A volte succede che uno dei più importanti organi economici dello Stato Italiano riveda le proprie priorità nello stanziamento dei fondi, togliendo qualche milione allo sviluppo tecnologico (banda larga) per darlo al sostegno economico alle vittime della crisi, cioè un po’ tutti quelli che lavorano onestamente. Tanto di cappello al gesto umano, vista così.
Ma a volte succede che lo stesso organo economico, che decide cosa si fa e quanto si finanzia, decida di non togliere i finanziamenti a “grandi opere” che non voglio definire totalmente inutili, ma quantomeno di priorità secondaria.
Ecco quindi che si tolgono un po’ di euri alla banda larga ma non al ponte sullo stretto. E non lo dico perché a me sta sui coglioni il ponte, ma perché da Dott. Arch. che un pochino di urbanistica ne ha studiata ritengo sia più importante fare altre cose. Ma di ciò si parla e si straparla, per cui non mi addentrerò nel discorso.
Succede però anche che viviamo in una Brand-Republic, un po’ perché c’è ‘sta storia del brand “made in Italy” e un po’ perché il nostro governo è retto da un maestro del marketing.
Ecco quindi che si configura il Leviatano, nella forma a noi più nota di “Milano Expo 2015”.

Aperta parentesi idiota. Ora, facciamo tutti i dovuti scongiuri – chi ha i maroni se li tocchi, chi non li ha faccia ciò che crede – quando sentiamo Giacobbo annunciare la fine del mondo nel 2012, per cui speriamo tutti quanti di esserci nel 2015. Chiusa parentesi idiota.

Dicevo: poiché in questo paese conta più la forma della sostanza possono darci da mangiare merda dicendoci che si tratta di una rara qualità di cioccolata e noi trangugiamo felici e ci bulliamo coi compari di quanto era buona quella prelibatezza.
Quindi il noto organo economico del governo ha tolto i fondi alla banda larga con la scusa della crisi, non li ha tolti al ponte sullo stretto perché fa figo, e ovviamente ha dato i fondi a un generico “Expo 2015” di cui non si dice mai un cazzo.
La dimostrazione di questo è che TUTTI credono che le tre torri di CityLife, il quartiere Santa Giulia, il nuovo polo della moda di Garibaldi-Repubblica, il nuovo Palazzo della Regione (detto il “Formigone”) e via dicendo siano opere connesse con l’Expo.
Mai sentirono puttanata più grande, le mie illibate orecchie.
Perché gli interventi urbanistici futuristici sopra menzionati non c’entrano un’emerita minchia con l’Expo, ma siccome che l’informazione fa schifo, allora tutto ciò che si sta facendo a Milano in questo momento è in relazione all’Expo.

Ora vediamo un po’ cosa si farà a Milano, davvero, in relazione all’Expo.

Dovevano costruire il nuovo polo espositivo, con tanto di torre alta 200 metri di fianco alla nuova fiera (che è la più grande d’Europa ed è costata una finanziaria à la Prodi), ma non lo fanno più perché costa troppo.
Poi dovevano fare le Metropolitane. Mille metropolitane, centomila metropolitane, e si comprende la confusione navigando in rete e trovando un centinaio di percorsi diversi di ogni singola linea (prolungamenti non ufficiali, fermate non previste, percorsi inventati, colori a cazzo di cane e via dicendo).
Dovevano costruire il primo tratto della linea 4 del metrò, da San Cristoforo a San Babila, ma non lo fanno ché non c’hanno soldi. Ma forse fanno il secondo tratto, da San Babila a Linate, se gli resta qualcosa.
Dovevano costruire la linea 5 del metrò, da Bignami (zona Bicocca) a San Siro, ma faranno solo il tratto da Bignami a Garibaldi ché l’altro tratto costa troppo (per il tratto attualmente in costruzione basta fare un buco in viale Zara, mentre per il resto della linea si deve usare la talpa).
Dovevano inventarsi la linea 6, che subito doveva essere lo “sganciamento” del tratto Pagano-Rho Fiera della 1, prolungata fino a Sant’Ambrogio (e si trattava di cambiare le cartine e prolungare di una fermata – una, non cento), ma pareva invece che alla fiera facesse più figo fargi arrivare la linea 1, per cui la linea 6 doveva diventare l’altro ramo della rossa, da Bisceglie a Pagano, prolungata però di qualche stazione in più verso il quartiere Ripamonti. Ma anche questa è stata solo annunciata, inoltre mentre per la 4 e la 5 esistono studi di fattibilità, per la 6 esiste solo l’idea e una cartina sul Corriere.
Inoltre circola l’idea di una fantomatica linea circolare lungo la cerchia dei bastioni.
Tutto questo entro quattro o cinque anni da adesso. Ci hanno messo secoli per spostare il capolinea della linea 3 da Zara a Maciachini (ricordo quando ero piccolo che la prendevo con mia madre e già leggevo Maciachini tratteggiato, avrò avuto sette anni e l’hanno aperta a dicembre del 2003 quando di anni ne avevo 19 e mi ero appena iscritto all’università; ora sono passati sei anni e il tratteggio è stato spostato verso Affori, vediamo se nei prossimi sei anni riescono a fare una fermata, vista la media dei precedenti).

Ma ora voi mi direte “ma Scarlet, il noto organo economico del governo ha finanziato!“. E io vi dico bravi pirla. Perché i finanziamenti del noto organo economico del governo sapete dove vanno?
No, non lo sapete.

Vanno a finanziare la Pedemontana, la Tangenziale Est-Est, la Bre-Be-Mi (toh, in questo file le vedete tutte insieme), e soprattutto il megalomane tunnel che si inabissa dalle parti dello svincolo di Certosa (quello dove c’è sempre la coda sull’InfoTraffico di Radio Rai) e riemerge a Linate, anche questo con variante per quanto riguarda il giro dei Bastioni.
Un simpatico tunnel in stile Manica, con la differenza che qua ogni tanto si potrà uscire in corrispondenza dei principali nodi urbani, tipo Garibaldi.

Sì perché Milano ai suoi primati ci tiene.

Lo sapevate? Milano è la città europea con la peggiore qualità dell’aria, e ciò è dovuto in buona parte al traffico automobilistico che l’ecopass ha minimamente scalfito (altro provvedimento che sembrava dovesse svuotare il centro di Milano, che ci han detto che Bloomberg voleva copiarcelo per New York e perepè varie, ma che in realtà non serve a un cazzo se non a far cassa).
Sapevatelo!

In quest’ottica una persona sensata direbbe che forse forse non è il caso di incentivare l’utilizzo delle automobili in una città che definire congestionata appare tragicamente riduttivo. E invece no, perché a Milano fa figo andare in macchina. Fa talmente figo che c’è chi pagherebbe un pedaggio per passare nel tunnel solo per dire “oh figa, sono andato all’aeroporto col Cayenne e ho preso il tunnel, non ci sono andato in carrozza come voi pezzenti”. E anche se nel tunnel poi ci stanno in coda, ‘sti dementi che compensano la loro ridotta dimensione fallica con un’esaltazione esagerata della dimensione veicolare, saranno contenti. Perché a Milano, città piatta che più piatta non si può, ci sarà il tunnel.

E poi ovviamente con quei soldi ci sarà da pagare l’affitto per la sede dell’ufficio dirigenziale dell’Expo, che il presidente ha preteso dentro al Palazzo Reale – e tengo a precisare che gli uffici non sono lì, quindi questo megalomane deficiente se ne sta nel suo fanfaraonico ufficio da solo attaccato al telefono per parlare col suo vice che sta a tre chilometri. Sempre finanziato dal noto organo economico del governo, alla faccia della crisi.
In tutto ciò chi ci guadagna? Il cittadino che vorrebbe magari respirare un’aria un pochino più pulita? Il cittadino che non vuole passare una mattina a cercare un cazzo di parcheggio? Il cittadino che abita a pochi chilometri dal confine comunale di Milano ma non ha servizi di trasporto pubblico che lo portino in città in meno di due ore (e questi, ragazzi miei cari, son tre milioni di persone, mica solo Renato Pozzetto nel “ragazzo di campagna“)?

E poi succede anche che ci sia gente che non ha un cazzo da fare e che perde tempo a giocare coi trenini, costruendo città very Dubaish sopra a Milano.

Mentre io studiavo urbanistica e sviluppavo un piano futuribile di espansione della rete metropolitana di Milano, che raggiungesse anche quei posti chiamati hinterland e che altro non sono ormai che quartieri di un’unica grande megalopoli, c’era gente che si esaltava studiando i metabolisti giapponesi degli anni ’70.
E quindi cosa trovo pubblicato su FacciaLibro stasera? Questo. Ovvero un progetto per la costruzione di una funicolare che collegherebbe Linate con Rho-Fiera (dove sarà allestito il vero e proprio Expo) tramite enormi tralicci alti 130 metri contenenti negozi e minchiate varie.
Che sarebbe molto figo se fossimo a Paperopoli. Ma purtroppo siamo nel mondo reale.

Ah, volete sapere qual è il noto organo economico del governo? Ovviamente questo.
E sapete chi è il capoccia? Lui.
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strade

01/11/2009
Di ritorno da un weekend milanese, traggo alcune conclusioni.
Milano è come le sigarette. Fanno male e lo sai, ma non riesci a smettere. Danno dipendenza e se fai un periodo sufficientemente lungo senza entri in crisi d’astinenza.
Questo weekend ad esempio sono dovuto andare a Milano per farmi dare un foglio dall’azienda della luce-gas che testimoniasse la data di chiusura del contratto di fornitura, da inoltrare all’ufficio per i rifiuti (che non ha proprio intenzione di farmi smettere di pagare la tassa). Sono salito giovedì pomeriggio, a casa di Pol (ovvero quella che è stata anche casa mia). In programma per la serata c’era una festa in maschera, ma io sono stato stroncato da due long island durante un aperitivo a dir poco scarso a cibo (e reggeteli voi due long island senza aver ingerito nulla dalla sera prima). Per cui ho passato la serata a vagabondare per le strade della magica Milano notturna. Ho camminato e camminato, dalle 10 di sera fino alle 2 di notte.
Era una delle cose che più mi mancavano: il girovagare.
Quando abiti in un paese come il mio non puoi farlo: dopo dieci minuti il paese è finito e ti ritrovi in mezzo ai campi. A Milano invece puoi camminare ore e ore attraversando parti di città senza mai uscire. Sezioni la struttura urbana, noti come gli edifici diventino più antichi e signorili avvicinandoti al centro, per poi allontanarti da quel punto che segna sia geograficamente sia idealmente il centro della città, che è piazza del Duomo. Di giorno gremita di turisti e passanti, la notte deserta. Sotto l’imponente mole chiara, illuminata dai riflessi dei lampioni, nulla si muove. E il megaschermo di fianco pare un fantasma con le sue luci e le sue scritte che non parlano a nessuno. O forse solo a me.
Insomma, ho camminato ore ed ore, ho macinato chilometri su chilometri per smaltire una sbronza, ma diciamoci la verità: la sbronza l’avevo già smaltita dopo la prima ora. Il fatto è che gironzolare senza meta di notte ha un fascino particolare, soprattutto quando puoi decidere d’istinto quale strada prendere per scoprire scorci nuovi, senza per questo temere di perderti. Perché Milano è sì grande, ma facile. C’è sempre un punto di riferimento, sia un locale o il nome di un viale o un palazzo, che ti indica la strada.
Ma per quanto riguarda il futuro prossimo la mia vita non prevede ritorni a Milano.
Domani mi diranno se ho vinto l’assegno della Regione Emilia-Romagna. Se lo vincerò dovrò intraprendere un trasloco temporaneo verso est per frequentare un corso di specializzazione a Ferrara (si auspica di conseguenza un provvidenziale posto letto a Bologna, che mi eviti di litigare ogni giorno mattina e sera con il tragico cambio di treno – da qui a Ferrara non ci sono treni diretti).
Se non lo vincerò dovrò trovare qualcosa da fare per ammazzare il tempo morto tra l’esame di stato e Natale.
E poi ci sarà New York a Capodanno.
E poi ci sarà il 2010. Vediamo dove mi porta, o dove mi ri-porta.