Posts Tagged ‘politica’

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Elezioni 2013: non votare con il culo

21/02/2013

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la carfagna stasera

22/04/2010
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voglio tornare minorenne, porca eva

28/03/2010

Sì, cazzo. Perché quando non hai ancora 18 anni hai molti problemi in meno. Ti ubriachi e il fisico regge una quantità di alcol tendente a infinito, senza il pensiero dei carabinieri sulla strada perché tanto la patente non ce l’hai. Vai a scuola, ma ti sbatti quello che ti sembra necessario (poi ci sono i coglioni come me che si sbattevano come dei deficienti, ma vabbè) e chissene se vieni bocciato, mamma e papà saranno contenti di mantenerti un altro anno “che tanto poi và all’università”. Ché tanto poi ci vanno tutti, quindi anche te, che sei un somaro. Altre preoccupazioni? Limonare nei bagni, fumare sigarette e canne, per i più arditi ci sono tipologie di narcotici o sostanze chimiche psicotrope molto varie ed eventuali. Insomma. Te ne frega un cazzo. Ti senti invincibile, immortale, sei un coglione ma ti senti il re del mondo.

Invece poi diventi maggiorenne, il tuo corpo comincia a risentire delle autobotti di coca-rhum che ti sei scolato prima, delle canne che ti sei fumato, delle sigarette che ti fumi ancora. In più adesso hai la patente e ad ogni fottuta curva c’hai il patema della polizia che la macchina ti serve per andare a lavorare ogni mattina. Le tue preoccupazioni includono ancora il limonare con qualcuno, ma magari speri in qualcosa in più. E non hai il tempo per dedicarti al rimorchio, perché hai altre cose più importanti a cui pensare e quando hai un momento vuoto lo riempi non facendo un cazzo e godendo della tua inattività.

Ma soprattutto. Quando compi 18 anni succede che devi andare a votare.

Ecco, tutto questo per dire che non me ne frega poi tanto di non avere più il corpo di otto anni fa, non mi interessa se non scopo, non mi interessa se ieri sera la mia più cara amica ha definito gli orari da ufficio “una prigione” (grazie mille -.-‘, proprio le parole giuste). Il grosso problema è che devo andare a votare e non so che cazzo fare.

Bah. Finirà che alla fine ci vado. Ma sarà come fare sesso anale senza lubrificante, magari a sorpresa. Ah, ovviamente nel ruolo passivo. C’era bisogno di specificare?

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volantini elettorali

23/03/2010

Ah, è vero, questo weekend si vota.

Non che me ne freghi particolarmente. Vivo in una di quelle regioni dove storicamente vince sempre la stessa parte politica. Anzi, come per Formigoni, anche per Errani hanno deciso che si poteva ricandidare nonostante la legge non permetta più di due mandati. Ma vabbè.

E quindi oggi esco dal lavoro e torno al parcheggio. E mi viene un colpo perché c’è un foglietto che da lontano sembrava una multa. Però cazzo, è un parcheggio scambiatore gratuito… perché dovrebbero farmi una multa?

E infatti mi avvicino e vedo ben due foglietti. Uno infilato nella portiera e l’altro sotto al tergicristallo.

Quello sotto alla portiera era questo:


Banaluccio, e la scritta “Giovane Energia Sostenibile” non mi piace, sembra un po’ ambientalista ma fa anche molto risorse umane. Neanche male, questo Tutino è ggiovane.

Poi la perla. Il volantino in tre fasi.

Fase uno:

Fase due:

E infine la fase 3:

Insomma: se per caso non hai capito come si vota, te lo spieghiamo noi. Mi raccomando, non fare confusione con gli altri simboli. Devi mettere la croce proprio lì. E scrivere proprio quel nome lì. Election Day for dummies?

Ma quando è stato che siamo diventati così idioti?

Ah già. Gli anni ’80, la Milano-da-bere, le televisioni commerciali, Gigi d’Alessio… ma che mi dilungo a fare…

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i pornopiani diabolici della sinistra (?!)

02/03/2010

Ma mi chiedo: davvero nel centro-destra c’è chi crede che il discorso sulle liste presentate in ritardo e quindi escluse sia un complotto dell’opposizione? No, non dico i rappresentanti dei partiti, quelli sanno benissimo di aver fatto una cazzata. Dico gli elettori. Cioè, qualcuno di centro-destra che mi legge ci sarà. Allora gli chiedo: ma davvero credi che questo qua abbia le capacità politiche, dialettiche e tutte le altre qualità necessarie per ordire silenziosamente un astuto complotto? Sì, ok, ha un sigaro in bocca. Fa figo. Ma basta?

Ma non diciamo cazzate.

Siamo il partito di maggioranza, non possiamo essere esclusi dalle liste”. Eh ho capito, sarete anche il partito di maggioranza, ma se non vi candidate in tempo… lo sapete meglio di me come funziona la burocrazia. “Entro e non oltre” significa proprio quello che sembra significare. Cioè che esiste una scadenza e ciò che arriva dopo questa scadenza non è valido. Lo so pure io, a forza di inviare Curricula per partecipare a questo o quel bando. E di solito non fa fede il timbro postale.

Il fatto grave è che, secondo me, sicuramente ci saranno dei ripescaggi. Ovvio, vuoi che dopo l’esempio di Sanremo col principino delle mie gonadi non ripeschino pure la Polverini? Che poi porta anche bene, visto che il principino è arrivato pure in finale e non ha vinto solo perché Maria de Filippi ha deciso di vincere lei.

Questo ripescaggio, a mio avviso certo, sarebbe non solo una gravissima violazione alle leggi del nostro Paese (che vabbè, ci siamo abituati ormai), ma l’affermarsi di un concetto tanto semplice quanto pericoloso: le regole possono essere aggirate. Lo abbiamo visto con l’uso spropositato della Protezione Civile. Lo abbiamo visto con il governo a suon di decreti, che rendono inutile il Parlamento. “Houston, abbiamo un problema”, e scatta la procedura di emergenza.

Beh a me può anche dispiacere se la Polverini non riesce a candidarsi. Però tesoro caro, la prossima volta controlla bene le scadenze. E non dare la colpa agli avversari. Ci fai una doppia figura di merda: ammetti di esserti fatta chiavare, e soprattutto ammetti di esserti fatta chiavare dai tuoi avversari. Almeno si dica la verità: non ce ne frega un cazzo delle regole. Così siamo tutti un po’ più sinceri e possiamo continuare a cantare Brigitte Bardot con le trombette e i cappellini e i coriandoli, ricordando il vecchio slogan “La Casa delle Libertà: facciamo un po’ come cazzo ci pare”.

Sempre che Maria de Filippi sia d’accordo.

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approposito di attualità

12/02/2010

Dopo aver copiosamente commentato la vicenda con parenti e amici, e dopo aver commentato un bel post di Lameduck, ho elaborato il mio pensiero a proposito di Bertolaso.

Ovvero: prendete un Paese con tantissime leggi nazionali che regolano l’edilizia. Poi prendete diciannove regioni e due province autonome, ognuna con la loro regolamentazione edilizia. E poi prendete circa 8000 comuni, ognuno con il suo regolamento edilizio, il suo Piano Regolatore e i suoi mille vincoli paesaggistici, ambientali, infrastrutturali and to infinity and beyond.

Risultato? Un casino.

Mettiamo il caso che in questo Paese per fare una qualsiasi opera pubblica sia necessario, per via delle mille leggi, un lasso di tempo che tende a infinito. Cioè che tra il momento in cui qualcuno in qualche consiglio comunale-provinciale-regionale dica “hey, ma perché non facciamo [inserire qualcosa] in quell’area?” e il momento in cui quel qualcosa venga effettivamente consegnato alla collettività… beh, passano decenni. Un po’ per via del sistema dei partiti, del quale pensavamo di esserci liberati almeno parzialmente dopo Tangentopoli ma che invece è peggio di prima. E un po’, molto, per via delle leggi contraddittorie che creano confusione su cosa è di competenza di chi.

Ora mettiamo il caso che ci siano alcuni immobiliaristi senza tanti complessi che vogliono trarre profitto dall’edilizia nonostante la crisi che avvolge questo settore da anni. Stiamo parlando di quella decina di imprenditori, sempre gli stessi, che si aggiudicano curiosamente tutti gli appalti.

Ecco: come fare a guadagnare dall’edilizia in periodi di crisi?

Beh, un modo c’é, ed è pure facile. Operare in deroga alle leggi. Si fa presto, ci vuole poco. Basta un’emergenza. Una volta dichiarato lo “stato di emergenza” le leggi nazionali e regionali non valgono. Si opera al di fuori e al di sopra del panorama legislativo. Per cui si può fare tecnicamente ogni cosa, tanto nulla è abusivo.

Ecco spiegato come possa essere possibile che la Protezione Civile entri nel merito di un mega centro congressi costruito in un parco naturale in Sardegna. Perché per il G8 è stata dichiarata l’emergenza. Emergenza di cosa non si sa, ma le cose si sono svolte così. Beh, volete mettere? Costruire una camionata di metri cubi di cemento, acciaio e vetro, firmati da un noto e prestigioso (e pure bravo) architetto, per poter ospitare sette capi di Stato esteri, un clown nazionale e qualche migliaio di delegati. Tutto ciò su un’isola protetta da un parco. Il tutto da farsi a tempo record, per non sfigurare davanti ai colleghi del clown. Beh, per un imprenditore edile è tipo l’equivalente di sei o sette orgasmi multipli della durata di trenta secondi l’uno, uno dietro l’altro, così in fila. Un’eiaculazione che dalla Maddalena arriva in Corsica.

Ora io non voglio dare la colpa a Bertolaso. Ma davvero ci si stupisce di tutto questo?

No, giusto per ricordare. L’Aquila. Terremoto. Una città in ginocchio, case crollate o in procinto di collassare, edifici non agibili… cosa farebbe una persona sensata? Investirebbe nella ristrutturazione dell’esistente, che nonostante quello che si possa pensare è sempre meno dispendiosa della costruzione ex novo.

Noi no. Noi in Italia siamo più fighi. Noi costruiamo delle new town satelliti intorno alla old town inagibile. New town che la storia dell’architettura ha già sperimentato con esiti a dir poco fallimentari. Ma chissenefrega, noi siamo più fighi. Più pilu per tutti, no?

Ecco che intorno all’Aquila sorgono nuove costruzioni in luoghi precedentemente non edificabili, magari con vincoli paesaggistici, oppure con l’obbligo di una Valutazione di Impatto Ambientale (che è una cosa rognosissima, ma serve a evitare che un’autostrada passi di fianco a un’oasi dove svernano rari uccelli – e voi direte chissenefrega degli uccelli, ma io vi rispondo che quando non vedrete più gli uccelli volare saranno cazzi amari, ma molto amari).

Il tutto, ovviamente, a spese dello Stato. Cioè: a spese tue, mie, dei tuoi genitori e dei tuoi nonni. Certamente non a spese di Silvio.

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incubi

09/02/2010

Ho avuto un incubo. Casini che difendeva Berlusconi di fronte alle accuse di Ciancimino. Castelli che tira fuori prodotti made in China dicendo che dobbiamo fare le centrali nucleari. Rutelli che dice che il turismo è la prima industria italiana (plis, come visit itali, aur biutiful lanscheip, aur biutiful tauns).

Cazzo, non è un incubo, è l’inizio di Ballarò.

Ho bisogno di una bottiglia di Vodka.

In testa.

Aggiornamento: dopo essermi spaccato una bottiglia in testa ho avuto altri incubi. Ho sentito Castelli dire che il buco del comune di Catania non l’ha pagato lo Stato; l’ho anche sentito dire che il federalismo funziona perché il turismo deve essere regionale, argomentando questa sua tesi bislacca dicendo che se il turismo è centralizzato e il ministro è palermitano certamente si intenderà di mare e non di montagna, ragion per cui la Lombardia ha il diritto di avere un responsabile del turismo che di montagna ne sappia davvero. Quando poi ho sentito che sono stati aperti i cantieri per la Pedemontana, la BreBeMi e il Ponte sullo Stretto… beh ho capito di essere in fase onirica e ho avuto un sogno lucido. Ma la certezza è arrivata quando ho sentito della nuova direttiva della Rai, che sospende tutte le trasmissioni di approfondimento politico per tutto il mese precedente alle elezioni (con conseguente temporanea chiusura di Porta a Porta, Ballarò e Annozero). Non sapete cos’è un sogno lucido? Beh, succede. Quando stai sognando e ti accorgi che stai sognando, allora dici “tanto sto sognando” e puoi decidere di volare o di pisciare in faccia a Brunetta (che tanto è ad altezza orinatoio). L’ho fatto. No, non ho pisciato in faccia a Brunetta. Ho volato. Ecco perché adesso sono al pronto soccorso dopo essermi buttato dal secondo piano.