Posts Tagged ‘urbanistica’

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approposito di attualità

12/02/2010

Dopo aver copiosamente commentato la vicenda con parenti e amici, e dopo aver commentato un bel post di Lameduck, ho elaborato il mio pensiero a proposito di Bertolaso.

Ovvero: prendete un Paese con tantissime leggi nazionali che regolano l’edilizia. Poi prendete diciannove regioni e due province autonome, ognuna con la loro regolamentazione edilizia. E poi prendete circa 8000 comuni, ognuno con il suo regolamento edilizio, il suo Piano Regolatore e i suoi mille vincoli paesaggistici, ambientali, infrastrutturali and to infinity and beyond.

Risultato? Un casino.

Mettiamo il caso che in questo Paese per fare una qualsiasi opera pubblica sia necessario, per via delle mille leggi, un lasso di tempo che tende a infinito. Cioè che tra il momento in cui qualcuno in qualche consiglio comunale-provinciale-regionale dica “hey, ma perché non facciamo [inserire qualcosa] in quell’area?” e il momento in cui quel qualcosa venga effettivamente consegnato alla collettività… beh, passano decenni. Un po’ per via del sistema dei partiti, del quale pensavamo di esserci liberati almeno parzialmente dopo Tangentopoli ma che invece è peggio di prima. E un po’, molto, per via delle leggi contraddittorie che creano confusione su cosa è di competenza di chi.

Ora mettiamo il caso che ci siano alcuni immobiliaristi senza tanti complessi che vogliono trarre profitto dall’edilizia nonostante la crisi che avvolge questo settore da anni. Stiamo parlando di quella decina di imprenditori, sempre gli stessi, che si aggiudicano curiosamente tutti gli appalti.

Ecco: come fare a guadagnare dall’edilizia in periodi di crisi?

Beh, un modo c’é, ed è pure facile. Operare in deroga alle leggi. Si fa presto, ci vuole poco. Basta un’emergenza. Una volta dichiarato lo “stato di emergenza” le leggi nazionali e regionali non valgono. Si opera al di fuori e al di sopra del panorama legislativo. Per cui si può fare tecnicamente ogni cosa, tanto nulla è abusivo.

Ecco spiegato come possa essere possibile che la Protezione Civile entri nel merito di un mega centro congressi costruito in un parco naturale in Sardegna. Perché per il G8 è stata dichiarata l’emergenza. Emergenza di cosa non si sa, ma le cose si sono svolte così. Beh, volete mettere? Costruire una camionata di metri cubi di cemento, acciaio e vetro, firmati da un noto e prestigioso (e pure bravo) architetto, per poter ospitare sette capi di Stato esteri, un clown nazionale e qualche migliaio di delegati. Tutto ciò su un’isola protetta da un parco. Il tutto da farsi a tempo record, per non sfigurare davanti ai colleghi del clown. Beh, per un imprenditore edile è tipo l’equivalente di sei o sette orgasmi multipli della durata di trenta secondi l’uno, uno dietro l’altro, così in fila. Un’eiaculazione che dalla Maddalena arriva in Corsica.

Ora io non voglio dare la colpa a Bertolaso. Ma davvero ci si stupisce di tutto questo?

No, giusto per ricordare. L’Aquila. Terremoto. Una città in ginocchio, case crollate o in procinto di collassare, edifici non agibili… cosa farebbe una persona sensata? Investirebbe nella ristrutturazione dell’esistente, che nonostante quello che si possa pensare è sempre meno dispendiosa della costruzione ex novo.

Noi no. Noi in Italia siamo più fighi. Noi costruiamo delle new town satelliti intorno alla old town inagibile. New town che la storia dell’architettura ha già sperimentato con esiti a dir poco fallimentari. Ma chissenefrega, noi siamo più fighi. Più pilu per tutti, no?

Ecco che intorno all’Aquila sorgono nuove costruzioni in luoghi precedentemente non edificabili, magari con vincoli paesaggistici, oppure con l’obbligo di una Valutazione di Impatto Ambientale (che è una cosa rognosissima, ma serve a evitare che un’autostrada passi di fianco a un’oasi dove svernano rari uccelli – e voi direte chissenefrega degli uccelli, ma io vi rispondo che quando non vedrete più gli uccelli volare saranno cazzi amari, ma molto amari).

Il tutto, ovviamente, a spese dello Stato. Cioè: a spese tue, mie, dei tuoi genitori e dei tuoi nonni. Certamente non a spese di Silvio.

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l’animale urbano

10/01/2010

Ci sono giorni in cui senti l’impeto irrefrenabile di scrivere qualcosa, ma appena ci provi non riesci. Non ti vengono in mente argomenti, frasi, spunti, hai solo voglia di scrivere ma non sai cosa. Quindi cominci a scrivere cose senza senso, sperando che alla fine un filo rosso salti fuori. Guardi il tuo desktop, scorri col mouse, controlli la posta, ordini i contatti in cerca di un’ispirazione che, lo sai, non arriverà. Almeno non oggi.

Ma la voglia di scrivere, la necessità di comunicare qualsiasi cosa, non passa. Quella non può essere neutralizzata. Sembra la malattia dei nostri tempi, l’inettitudine alla non comunicazione. Tra televisione, internet, telefoni… non siamo più in grado di chiuderci per pochi minuti in noi stessi senza per forza doverlo twitterare o farlo sapere al mondo scrivendolo nello status di facebook.

E’ una cosa che sapevo già dentro di me, ma me ne sono reso conto soltanto a New York. Il fuso orario rende difficile l’interazione in tempo reale con chi sta dall’altra parte dell’oceano, e i costi di un messaggio diventano un problema. E checché se ne dica, in America il wi-fi gratuito non esiste più tranne che nell’isola felice dei negozi della mela bianca. Lì, in un’atmosfera diafana e minimalista, ho potuto connettermi alla rete e telefonare via skype in Italia. E lì mi sono accorto di essere malato. Diagnosi: incapacità di non comunicare, come in una vignetta di Mafalda in cui Susanita, logorroica pettegola per eccellenza, si lamenta del suo problema.

E poi mi chiedo… ho un computer perennemente connesso alla rete, un telefono che è un’appendice del computer, ho un profilo su facebook, scrivo su un blog… la mia vita è davvero così interessante da dover per forza comunicare qualcosa in ogni momento a qualcuno? No. La mia vita non ha nulla di straordinario. Anzi, è particolarmente noiosa. Da quando ho lasciato Milano è iniziato un graduale ma inesorabile deterioramento di rapporti sociali, la stessa dinamica che si è verificata sei anni fa quando lasciai Reggio. Risultato: non ho contatti sociali se non virtualmente. Ecco cosa mi porta ad ammalarmi di incapacità di non comunicare.

Purtroppo non ho lo spirito dell’eremita. Se ce l’avessi sarei felice qua, “a 6 chilometri di curve dalla vita”.

E poi mi ricordo di quando ero piccolo e sognavo di vivere in una grande città. Sull’autobus per Reggio ogni mattina, per andare al liceo, nella mia mente stavo prendendo una metropolitana per il centro – e il buio delle sei del mattino in inverno aiutava a rendere tutto ciò più realistico.

Credo che sia stata proprio l’esigenza della città che mi ha portato ad iscrivermi ad Architettura. Non tanto a trasferirmi a Milano, ma a frequentare proprio quella facoltà. La facoltà dove ti insegnano cosa è tecnicamente una città. La facoltà dove, se hai una mente sufficientemente permeabile, puoi imparare – o meglio interiorizzare – quelle dinamiche che rendono un agglomerato di persone e edifici una città.

E cosa cavolo è, questa città, se non la relazione continua ma effimera con altri esseri umani?

La differenza tra la vita di città e la vita di provincia sta lì. Nel paese è come essere in una famiglia molto allargata dove tutti si conoscono. Le tue abitudini vengono notate subito. Il panettiere sa che tipo di pane mangi, la commessa del supermercato sa che spesa fai, il cartolaio sa che libri leggi. Non c’é contatto effimero, ma contatto reale.

Invece in città incontri gente, incroci sguardi… anche solo per pochi secondi, stabilisci un contatto che inevitabilmente svanisce alla prossima stazione della metropolitana o al prossimo incrocio.

E poi, a volte, incontri qualcuno di speciale che riesci a notare tra la folla per un piccolo gesto, un particolare, un movimento, e allora in te si accende l’interesse e la curiosità. Non importa se tale interesse verrà poi soddisfatto da una effettiva relazione con la persona che ti ha incuriosito. La cosa importante è che in te si muove qualcosa di diverso dalla routine, che riesce per qualche secondo a cambiare il tuo atteggiamento verso la strada piena di persone anonime, che passano la loro vita confondendosi nella folla.

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cosa cercavi, viandante tecnologico?

18/12/2009

Sto qua che aspetto. Perché ho fatto una minchiata di enormi proporzioni.

Antefatto: lunedì era il compleanno di mio nonno, per cui mia nonna mi ha chiesto di accompagnarla in un negozio di elettrodomestici per comprargli un rasoio. Al negozio ne ha comprato uno anche per me.

Concausa: nel mio bagno quel GENIO dell’elettricista ha messo 4 spine. Una singola di fianco all’interruttore della luce sullo specchio, di fianco al lavandino. E una tripla nell’angolo dove sta la doccia hi-tech che ho ereditato dai vegliardi. Ovviamente la doccia hi-tech copre completamente gli interruttori, per cui se ne desume che in bagno ho una sola presa di corrente di fianco al lavandino. E non ho mensole.

Minchiata: ho un nonno e un padre falegnami. Ma poiché mio padre lavora per guadagnarCI da vivere, se devo rompere i maroni li rompo al nonno. E invece di pensare “vado all’IKEA a Parma a prendermi un ripiano” ho detto “nonno, mi faresti una mensola da mettere sotto allo specchio in bagno? Così ci appoggio il rasoio lontano dall’acqua ma vicino alla presa.

Adesso sto aspettando che il suddetto avo torni dal Paese, poiché mi ha minacciato di montarmi l’orribile ripiano ricurvo che prima o poi vi mostrerò, per allietare le vostre giornate.

Insomma, sono qua a far passare il tempo. Per cui vi allieterò con le chiavi di ricerca che sono state utilizzate per arrivare al mio blog.

Innanzi tutto un consiglio per i blogger d’ogni tipo: non scrivete MAI la parola “porn”. Vi ritroverete con una sfilza di visitatori che cercheranno proprio “porn” e che giungeranno al vostro indirizzo augurandovi le peggiori sofferenze quando scopriranno che sul vostro blog non ci sono immagini pornografiche. Purtroppo ho scritto un post chiamato “era questo il tuo porno piano”, che nulla c’entra con la pornografia, ma tant’è.

Bruto Maria Bruti: mi chiedo se chi googlasse fosse un sostenitore o meno. Se si trattasse di un sostenitore saprei a chi imputare la causa del virus gastrointestinale che mi ha colpito un paio di settimane fa. Se invece si trattasse di un detrattore allora benvenuto, mio caro pellegrino, hai trovato ciò che cercavi.

Ragazze troie Aulla: o viandante appenninico che cerchi un po’ di sesso scambiato per amore, ti consiglio di spostarti. Aulla è un paesino, credo che il mercato di cui sei alla ricerca si sposti più verso il litorale. Prova con “ragazze troie Viareggio”, magari ti va bene.

Marcello Veneziani crocefisso: no dai, non esageriamo. Nessuno vuole vederlo “crocefisso”. Semmai crocifisso che è più corretto, e comunque si tratterebbe di pratica barbara e in disuso da un paio di manate di secoli. E inoltre, che cazzo, basta fomentare l’odio! Che poi magari gli tirano un Duomo in faccia anche a lui ed è la volta buona che ci chiudono la rete!

Sedriano sindaco rifiuta di sposare una: …una chi? Questa “una” si sposava da sola? Eh beh, ci credo che si è rifiutato!

Progetti urbanistici per Milano expo: beh direi che sei nel posto giusto. Bravo. Centro!

Maneggi Magenta: caro il mio Filippo, amante dei cavalli, mi spiace. Non posso darti l’indirizzo dei miei parenti magentini che gestiscono il maneggio. Ma se cerchi sulle pagine gialle li trovi.

http://www.porno wa: scusami? “Wa”? Warszawa? Cerchi porno polacco? C’era un polacco figo in università, ma le sue amiche erano dei cessi. Prova con la Lettonia, dicono che là le ragazze siano splendide.

Era questo il tuo porno piano?: se cercavi la puntata di Sensualità a Corte hai trovato solo una citazione. Se cercavi la citazione, hai trovato un delirio di Marcello Veneziani. Ti va male, eh?

Marcello Veneziani laicità: figata! Anche io mi diletto nel cercare ossimori sulla rete. Una volta ho cercato “Binetti intelligenza” e ne ho tratto grandi soddisfazioni.

Medici obiettori di coscienza Reggio Emi: beh, potevi aggiungerci “lia” per amor di completezza. Fortunatamente non sono tutti obiettori. Non siamo in Lombar, siamo in Emi-Romà!

“la gente non sa scrivere”: quanto è vero, signora mia! Non so perché, ma mi piace pensare che tu sia un’anziana professoressa di lettere di un liceo classico che ha frequentato un corso “internet per negati” (vedere le virgolette all’interno del campo di ricerca, indice di una persona non abituata a usare il computer, ma che ha fatto i compitini a casa).

Emilio Fede l’informazione è troppo poli: “poli” suppongo stia per politicizzata. Da che pulpito, eh? Volevi anche tu verificare che la notizia fosse vera, eh? E quando hai scoperto che effettivamente l’ha detto, anche tu ti sei spanciato di risate rotolandoti sul tappeto, eh?

Tema di Architettura: compagno di strada, ti offro un aperitivo?

Camminare per Milano: è bellissimo. Soprattutto a ora tarda, quando la città è deserta e ti sembra che sia tutta tua. Vai viandante, che tu sia colpito dalla bellezza nascosta di Milano.

Foto Pedemontana: vediamo… la data è precedente al mio post sulle opere nell’area milanese, per cui l’unica pedemontana di cui potresti avere trovato qualche accenno è quella fottutissima strada sempre piena di camion che collega Bologna a Parma parallelamente alla SS9, ai piedi dell’Appennino. Non ho foto, ma visto che passa di fronte a casa mia se vuoi mi attrezzo.

“ubriaco nella bibbia”: un altro che ha fatto i compitini con le virgolette. Carissimo, la Bibbia è piena di ubriachi. Anche chi l’ha scritta, probabilmente, era sotto l’effetto di qualche sostanza psicotropa mista ad alcol.

“marcello veneziani” 2012: non ho capito. Credi che ci sia una parte nel film che si occupa dell’intellettuale, con rispetto parlando, della destra? No no no, te se un subdolo. Volevi sapere se Nostradamus aveva previsto qualcosa sulla sua morte, vero?

Destra incapace: falso. La destra è capacissima. Fa solo cazzate, ma è bravissima a farle.

Come faccio da torino porta nuova a dams: amico mio caro, Google non è una persona. Non puoi rivolgergli delle domande. Non è che ti risponde a voce dicendoti “mah non so, potresti prendere il treno”.

Treno Sarzana – Torino: in bocca al lupo!

Maciachini center: e che roba è? Una nuova multisala? Un centro commerciale? No dimmelo, che quando capito a Milano vado a farci un salto per curiosità, che a me i Non-Luoghi mi piace studiarli e vederli di persona.

Prezzi traslochi Reggio Emilia: non capisco da dove l’hai tirata fuori, comunque sulle pagine gialle li trovi tutti. Per i prezzi però secondo me devi telefonare.

Motivazione valida: ne sto cercando anche io, ma dubito che le troverò su Internet.

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le grandi opere

13/11/2009
A volte succede che uno dei più importanti organi economici dello Stato Italiano riveda le proprie priorità nello stanziamento dei fondi, togliendo qualche milione allo sviluppo tecnologico (banda larga) per darlo al sostegno economico alle vittime della crisi, cioè un po’ tutti quelli che lavorano onestamente. Tanto di cappello al gesto umano, vista così.
Ma a volte succede che lo stesso organo economico, che decide cosa si fa e quanto si finanzia, decida di non togliere i finanziamenti a “grandi opere” che non voglio definire totalmente inutili, ma quantomeno di priorità secondaria.
Ecco quindi che si tolgono un po’ di euri alla banda larga ma non al ponte sullo stretto. E non lo dico perché a me sta sui coglioni il ponte, ma perché da Dott. Arch. che un pochino di urbanistica ne ha studiata ritengo sia più importante fare altre cose. Ma di ciò si parla e si straparla, per cui non mi addentrerò nel discorso.
Succede però anche che viviamo in una Brand-Republic, un po’ perché c’è ‘sta storia del brand “made in Italy” e un po’ perché il nostro governo è retto da un maestro del marketing.
Ecco quindi che si configura il Leviatano, nella forma a noi più nota di “Milano Expo 2015”.

Aperta parentesi idiota. Ora, facciamo tutti i dovuti scongiuri – chi ha i maroni se li tocchi, chi non li ha faccia ciò che crede – quando sentiamo Giacobbo annunciare la fine del mondo nel 2012, per cui speriamo tutti quanti di esserci nel 2015. Chiusa parentesi idiota.

Dicevo: poiché in questo paese conta più la forma della sostanza possono darci da mangiare merda dicendoci che si tratta di una rara qualità di cioccolata e noi trangugiamo felici e ci bulliamo coi compari di quanto era buona quella prelibatezza.
Quindi il noto organo economico del governo ha tolto i fondi alla banda larga con la scusa della crisi, non li ha tolti al ponte sullo stretto perché fa figo, e ovviamente ha dato i fondi a un generico “Expo 2015” di cui non si dice mai un cazzo.
La dimostrazione di questo è che TUTTI credono che le tre torri di CityLife, il quartiere Santa Giulia, il nuovo polo della moda di Garibaldi-Repubblica, il nuovo Palazzo della Regione (detto il “Formigone”) e via dicendo siano opere connesse con l’Expo.
Mai sentirono puttanata più grande, le mie illibate orecchie.
Perché gli interventi urbanistici futuristici sopra menzionati non c’entrano un’emerita minchia con l’Expo, ma siccome che l’informazione fa schifo, allora tutto ciò che si sta facendo a Milano in questo momento è in relazione all’Expo.

Ora vediamo un po’ cosa si farà a Milano, davvero, in relazione all’Expo.

Dovevano costruire il nuovo polo espositivo, con tanto di torre alta 200 metri di fianco alla nuova fiera (che è la più grande d’Europa ed è costata una finanziaria à la Prodi), ma non lo fanno più perché costa troppo.
Poi dovevano fare le Metropolitane. Mille metropolitane, centomila metropolitane, e si comprende la confusione navigando in rete e trovando un centinaio di percorsi diversi di ogni singola linea (prolungamenti non ufficiali, fermate non previste, percorsi inventati, colori a cazzo di cane e via dicendo).
Dovevano costruire il primo tratto della linea 4 del metrò, da San Cristoforo a San Babila, ma non lo fanno ché non c’hanno soldi. Ma forse fanno il secondo tratto, da San Babila a Linate, se gli resta qualcosa.
Dovevano costruire la linea 5 del metrò, da Bignami (zona Bicocca) a San Siro, ma faranno solo il tratto da Bignami a Garibaldi ché l’altro tratto costa troppo (per il tratto attualmente in costruzione basta fare un buco in viale Zara, mentre per il resto della linea si deve usare la talpa).
Dovevano inventarsi la linea 6, che subito doveva essere lo “sganciamento” del tratto Pagano-Rho Fiera della 1, prolungata fino a Sant’Ambrogio (e si trattava di cambiare le cartine e prolungare di una fermata – una, non cento), ma pareva invece che alla fiera facesse più figo fargi arrivare la linea 1, per cui la linea 6 doveva diventare l’altro ramo della rossa, da Bisceglie a Pagano, prolungata però di qualche stazione in più verso il quartiere Ripamonti. Ma anche questa è stata solo annunciata, inoltre mentre per la 4 e la 5 esistono studi di fattibilità, per la 6 esiste solo l’idea e una cartina sul Corriere.
Inoltre circola l’idea di una fantomatica linea circolare lungo la cerchia dei bastioni.
Tutto questo entro quattro o cinque anni da adesso. Ci hanno messo secoli per spostare il capolinea della linea 3 da Zara a Maciachini (ricordo quando ero piccolo che la prendevo con mia madre e già leggevo Maciachini tratteggiato, avrò avuto sette anni e l’hanno aperta a dicembre del 2003 quando di anni ne avevo 19 e mi ero appena iscritto all’università; ora sono passati sei anni e il tratteggio è stato spostato verso Affori, vediamo se nei prossimi sei anni riescono a fare una fermata, vista la media dei precedenti).

Ma ora voi mi direte “ma Scarlet, il noto organo economico del governo ha finanziato!“. E io vi dico bravi pirla. Perché i finanziamenti del noto organo economico del governo sapete dove vanno?
No, non lo sapete.

Vanno a finanziare la Pedemontana, la Tangenziale Est-Est, la Bre-Be-Mi (toh, in questo file le vedete tutte insieme), e soprattutto il megalomane tunnel che si inabissa dalle parti dello svincolo di Certosa (quello dove c’è sempre la coda sull’InfoTraffico di Radio Rai) e riemerge a Linate, anche questo con variante per quanto riguarda il giro dei Bastioni.
Un simpatico tunnel in stile Manica, con la differenza che qua ogni tanto si potrà uscire in corrispondenza dei principali nodi urbani, tipo Garibaldi.

Sì perché Milano ai suoi primati ci tiene.

Lo sapevate? Milano è la città europea con la peggiore qualità dell’aria, e ciò è dovuto in buona parte al traffico automobilistico che l’ecopass ha minimamente scalfito (altro provvedimento che sembrava dovesse svuotare il centro di Milano, che ci han detto che Bloomberg voleva copiarcelo per New York e perepè varie, ma che in realtà non serve a un cazzo se non a far cassa).
Sapevatelo!

In quest’ottica una persona sensata direbbe che forse forse non è il caso di incentivare l’utilizzo delle automobili in una città che definire congestionata appare tragicamente riduttivo. E invece no, perché a Milano fa figo andare in macchina. Fa talmente figo che c’è chi pagherebbe un pedaggio per passare nel tunnel solo per dire “oh figa, sono andato all’aeroporto col Cayenne e ho preso il tunnel, non ci sono andato in carrozza come voi pezzenti”. E anche se nel tunnel poi ci stanno in coda, ‘sti dementi che compensano la loro ridotta dimensione fallica con un’esaltazione esagerata della dimensione veicolare, saranno contenti. Perché a Milano, città piatta che più piatta non si può, ci sarà il tunnel.

E poi ovviamente con quei soldi ci sarà da pagare l’affitto per la sede dell’ufficio dirigenziale dell’Expo, che il presidente ha preteso dentro al Palazzo Reale – e tengo a precisare che gli uffici non sono lì, quindi questo megalomane deficiente se ne sta nel suo fanfaraonico ufficio da solo attaccato al telefono per parlare col suo vice che sta a tre chilometri. Sempre finanziato dal noto organo economico del governo, alla faccia della crisi.
In tutto ciò chi ci guadagna? Il cittadino che vorrebbe magari respirare un’aria un pochino più pulita? Il cittadino che non vuole passare una mattina a cercare un cazzo di parcheggio? Il cittadino che abita a pochi chilometri dal confine comunale di Milano ma non ha servizi di trasporto pubblico che lo portino in città in meno di due ore (e questi, ragazzi miei cari, son tre milioni di persone, mica solo Renato Pozzetto nel “ragazzo di campagna“)?

E poi succede anche che ci sia gente che non ha un cazzo da fare e che perde tempo a giocare coi trenini, costruendo città very Dubaish sopra a Milano.

Mentre io studiavo urbanistica e sviluppavo un piano futuribile di espansione della rete metropolitana di Milano, che raggiungesse anche quei posti chiamati hinterland e che altro non sono ormai che quartieri di un’unica grande megalopoli, c’era gente che si esaltava studiando i metabolisti giapponesi degli anni ’70.
E quindi cosa trovo pubblicato su FacciaLibro stasera? Questo. Ovvero un progetto per la costruzione di una funicolare che collegherebbe Linate con Rho-Fiera (dove sarà allestito il vero e proprio Expo) tramite enormi tralicci alti 130 metri contenenti negozi e minchiate varie.
Che sarebbe molto figo se fossimo a Paperopoli. Ma purtroppo siamo nel mondo reale.

Ah, volete sapere qual è il noto organo economico del governo? Ovviamente questo.
E sapete chi è il capoccia? Lui.