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a few days after

11/09/2011

É passata una settimana dal mio ritorno nel Bel Paese. No, non intendo il formaggio, intendo quel paese in cui, secondo un personaggio di una nota sit-com americana, tutti gli uomini sono gay a causa della forma di stivale.

Bene, con le colte citazioni abbiamo terminato.

Dicevo, sono tornato. Sabato scorso ho passato alcune ore tra gli aeroporti delle due capitali iberiche per poi atterrare a Bologna e respirare un po’ di umidità. Che non mi mancava affatto.

Mi sto abituando adesso a sentir parlare italiano intorno a me. Fino a pochi giorni fa entravo in crisi, perché captavo e capivo tutte le frasi delle persone attorno a me, senza riuscire a concentrarmi sull’interlocutore. Troppe informazioni che il mio cervello non era più abituato a bloccare, dopo mesi passati a sentire parlare solamente portoghese nei dintorni.

Il rientro è stato meno traumatico di quanto pensassi, nel complesso. Certo, tenho saudade, ma probabilmente era giunto il momento. Come tempismo questo 2011 non scherza, ma mi sto fidando delle mie sensazioni e finora sta andando bene. Anzi, benissimo. Non so, forse nell’acqua emiliana è disciolto un po’ di Prozac, o forse Lisbona mi ha fatto molto bene. O entrambe.

Riguardo le foto del Portogallo e ricordo ogni singolo momento. Questo è buono, perché è stata un’esperienza bellissima che è finita, ma che mi accompagnerà sempre. Ogni volta che ascolterò una canzone portoghese mi ricorderò dei miei splendidi capi in studio; ogni volta che vedrò una bandiera brasiliana mi tornerà in mente la simpatica cameriera del bar di Alcobaça, dove sono stato accolto con un sorriso e un “boa tarGI” che neanche a Rio de Janeiro parlano così. Ogni volta che guarderò il Mediterraneo mi sembrerà decisamente troppo calmo e caldo, mentre ogni volta che guarderò l’orizzonte ricorderò l’aria tersa e i cieli azzurri che mi hanno accompagnato in quella splendida città.

A esperienza finita, e viaggio finito, posso ufficialmente e senza tema dichiarare che è stata forse la miglior cosa che abbia mai fatto.

Ora mi ritrovo di nuovo in Emilia, nel luogo da cui periodicamente cerco di scappare, a guardare campi verdi e verdi colline, strade con portici e profumo di mosto. Non è così male infine, è solo diverso.

E oltretutto è diverso rispetto ad aprile. Sono cambiate molte cose, io in primo luogo.

Da martedì sono tornato al vecchio studio, che mi ha ri-accolto a braccia aperte. Sono tornato al vecchio lavoro e ai vecchi colleghi, ma con alcune novità (giustamente nel frattempo le cose non sono rimaste congelate): due colleghi nuovi, un reggiano e una giapponese, e due colleghi dimissionari.

Detto questo, ovvero che sono vivo e a Reggio Emilia, vado ad aggiornare quelle due righe qua di fianco, dove si dice che vivo a Lisbona. Non corrispondendo più al vero, rettificherò.

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5 commenti

  1. Beh… ben tornato! 🙂


  2. Visto che un pò di portoghese lo hai imparato, ti chiedo una consulenza. Ho trovato su youtube questa canzone, sono due cantautori bravissimi, la canzone è una poesia profonda e struggente (per alcune sonorità ricordano un De André) ma non capisco bene il testo.. Mi dai una mano a tradurlo, credo sia portoghese!!

    Grazie e baci


    • azz, è portoghese coltissimo… non sono in grado di tradurlo anche a causa di influenze spagnole nel testo… deve essere sicuramente un lavoro su almeno due testi, uno di Saramago e uno di Borges (ecco spiegato il bilinguismo)


  3. è proprio portoghese…
    ci sono infatti diversi passi del Pessoa nel testo!!!


  4. Beato te che hai vissuto in Portogallo dove i “froci” (come li chiama ancora quel troglodita italiano di nome Antonio Cassano), se la passano bene e sono felici come nella Spagna di Zapatero.
    (Ma perche’ sei tornato?)

    A proposito:

    ANNUNCIO IN ANTEPRIMA:

    Marta Resto del Mondo sta preparando un post al vetriolo contro Antonio Cassano, un troglodita italiano che ancora chiama “froci” gli omosessuali, i bisessuali e i… metrosessuali.

    Maccome!
    Questo povero Cassano non ha imparato, a Bari, terra di Eugenio “in minoranza”, che la parola “frocio” la usano ormai solo in questa povera penisola cosi vicina all’Africa Nera?
    – Africa Nera, non Africa “Negra”! –

    Provate ad andare a Londra, dalle parti di Croydon dove si e’ rifugiata la nostra Resto del Mondo per fuggire dall’omofobia italiota, e chiedete a qualche nero – nero, non “negro”! – (come scrivono spesso gli amici di Marta nei loro blog) se hanno mai usato le parole “queer, poof, faggot, poofy, bull dyke, fairy, bent, moffie” etc riferendosi agli omosessuali:

    “A scuola ci hanno insegnato che e’, oltre che offensivo, anche politicamente scorretto e noi ci guarderemmo bene dal farlo” – risponderebbero in coro.

    Dove si e’ rifugiata Marta Resto del Mondo, infatti, se solo ti sogni a fare commenti razzisti o sexisti finisci subito alla stazione di Polizia di Brixton dove, “gentilissimi poliziotti”, se sei nero – nero, non “negro”! – soprattutto se sei nero, ti trattano con i guanti bianchi e ti informano sempre di quali siano i tuoi diritti costituzionali.

    Come ha ampiamente dimostrato il MacPehrson Inquiry Report.

    Ma adesso lasciamo che sia Marta Resto del Mondo ad esprimere, come solo lei sa fare, il nostro sdegno per le parole di Antonio Cassano: sintonizziamoci sul suo blog.

    Eugenio Trollaiolo



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