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last day in lisbon

24/08/2011

Ok, ci siamo. Mi manca una notte a litigare con Amália Rodrigues e i suoi estimatori del piano di sotto. Domattina ho un “intercidade” (l’alfa-pendular era pieno) per Porto. Qualche giorno lassù a verificare se effettivamente è tanto bella quanto dicono, più bella di Lisbona. Ho i miei dubbi, sicuramente è una città splendida e affascinante, ma non ha l’apertura di Lisbona.

Ieri sono andato al Cristo Rei, la copia del Cristo di Rio de Janeiro. Ho preso il traghetto per attraversare il fiume e ho attraversato a piedi tutta la città (enorme) che si stende al di là del fiume, invisibile ai lisboeti, perché al di là di una scarpata verdissima. Da Lisbona, Almada si intravede soltanto; solamente il gigantesco (e affascinante) carroponte rosso, che finché non ti ci trovi sotto non ti rendi veramente conto che no, non è un gioco prospettico, è davvero più alto del condominio di quindici piani che vedi lì vicino. Almada è la periferia, una delle tante, di Lisbona. Non è bella, non ha un centro storico (anche se ho letto delle indicazioni “Almada Velha”, ma se esiste si tratta di un paio di vie). Solo un grande viale su cui passa un modernissimo tram, con tantissimi negozi e una bella piazza delineata tra condomini che sembrano la periferia di Milano nei suoi momenti peggiori. Palazzi altissimi e decorati da un numero esorbitante di condizionatori (non ho capito il perché, visto che non ce n’è bisogno).

In fondo all’Avenida centrale di Almada comincia la salita alla collina del Cristo Rei. Pensavo peggio. O forse è perché quando arrivi in alto dimentichi la fatica e il sudore. Il panorama è indescrivibile. Il ponte di scorcio, comincia proprio lì sotto, alla base della collina, e si infila nella collina di fronte, al di là del Tejo, il parco del Monsanto: una macchia verde in un diffuso biancore di case illuminate dal sole limpido dell’estuario.

Si vede tutto. Si vede l’altro ponte, seminascosto dalle colline della città; il Castello e Alfama, il porto e la stazione, Praça do Comércio, Alcântara e, al di là del ponte, Belém. Il monumento ai Descobridores, così alto e slanciato da sotto, sembra un pezzo di Lego al confronto dell’enorme struttura del ponte. Da là ti accorgi che quello che probabilmente ti mancherà di questa città incredibile non è tanto la sua bellezza architettonica, il suo fascino sgarrupato, la gente, gli odori. Quello che ti mancherà di più è l’apertura verso un orizzonte. Il fiume, il suo enorme estuario, la sensazione di grandezza.

Un po’ come Manhattan, la sensazione era quella. Vedere questa città grandissima, che si adagia ai lati di una vasta distesa d’acqua. E l’acqua bordata su ogni lato da edifici, porti, strade.

Il fatto strano è che io, essendo padano, non sono abituato alla limpidezza dell’aria. E riuscire ad abbracciare con lo sguardo tutto questo spazio, dal promontorio di Meco a Sud alla Serra da Sintra a nord, dall’Oceano a ovest al fiume a est, è strano. Sembra un modellino. La stessa sensazione che ho avuto atterrando ai primi di agosto, in notturna, riconoscendo con le luci la città, ma associandola più a un disegno, un cartone animato, un modellino splendido.

Ok, vado a finire la valigia. E domani andiamo ad esplorare posti nuovi in questo minuscolo paese.

Se troverò internet nel mio cammino vi aggiornerò. In caso contrario ci si risente a settembre, dall’Italia.

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