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elogio della follia

15/08/2011

Una delle cose più difficili da scrivere e da descrivere è un’esperienza. Non sono in grado di trasmettere attraverso una tastiera le sensazioni che si provano quando si entra in contatto, seppur per pochissimo tempo, con una realtà parallela come quella delle malattie mentali.

Non so, forse è il fatto che ho ricevuto molta umanità, molto calore. Non sono tanto abituato. Ma queste persone, con la loro ingenuità, e la loro purezza, sono in grado di regalare tantissimo a quelli che li circondano.

A volte basta un semplice grazie, detto in un modo un po’ goffo e scoordinato, ma detto nel momento più inaspettato. Non siamo più abituati ad essere ringraziati davvero. La parola “grazie”, o come dicono qua “obrigado”, è una parola di circostanza. “Grazie e arrivederci”, non significa nulla. Si tratta di un modo di dire.

“Obrigado” significa “ti devo qualcosa, ti sono obbligato”. Che significa molto di più di “grazie”, è molto più intimo. Più formale, se vogliamo, come solo il portoghese riesce a essere formale.

Obrigado.

No, non riesco a scrivere niente altro. Ma, spesso, la quantità è una fregatura.

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