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alchimisti

02/08/2011

Sono tornato per poco tempo nella madrepatria, concludendo la mia parentesi di stagista europeo domenica verso l’ora di pranzo, quando sono atterrato a Bologna dopo tre mesi e mezzo in riva all’Atlantico.

Riparto mercoledì, torno a Lisbona. Un po’ perché quella città è talmente ricca e vivace che ho lasciato indietro troppe cose da fare. Un po’ perché obiettivamente ad agosto in Italia o si va in vacanza o non si fa un cazzo a casa, invece così almeno continuo a fare pratica di portoghese per un altro mesetto. E poi faccio un po’ il turista, che in ‘sti mesi ciò che ho fatto vedere è stato solamente il lato ludico di tutto questo, ma è esistito un lato lavorativo, professionale e di studio che è stato decisamente impegnativo. Un po’ perché sono arrivato in Portogallo sapendo dire solamente “obrigado”, per cui non è facile ritrovarsi da un giorno all’altro a dover capire il portoghese in studio per doverci lavorare. Così come non è facile ambientarsi in una città straniera, per quanto bella e accogliente possa essere.

Insomma, ho bisogno di ferie. Ho bisogno di staccare la spina e dedicarmi un po’ al pensiero. Ho bisogno anche di vivere un po’ in clausura, girare per luoghi dove non conosco nessuno. Per decomprimere, riabituarmi ad altro, regolare la mia vita.

Il rientro è stato traumatico. Per quanto io sia abituato ad adattarmi, stamattina al risveglio ho avuto cinque minuti di confusione. Dove sono? Che stanza è questa? E i miei coinquilini?

Poi ho realizzato che, purtroppo, i miei coinquilini non sono più le splendide persone che mi hanno accompagnato in questi mesi. Ho sentito saudade per quel piccolo universo fatto di individui estremamente diversi tra loro, che in qualche modo hanno creato un’alchimia che veramente ha trasformato il piombo in oro.

Non è facile trovare un’intesa come quella che siamo riusciti a creare noi, disperati in fuga, persone infinitamente differenti per provenienza, formazione, pensiero. Eppure ci siamo riusciti. Non so se grazie alla SuperBock, alla città, alla nostra capacità di adattamento o ad altro. Resta il fatto che, nonostante tutto, credo si sia formata una piccola famiglia in Calçada Ribeiro Santos. Legami che potranno essere allentati, ma che di certo non saranno mai spezzati.

Ora, prima di mettermi a frignare come un bambino il primo giorno delle elementari, la smetto.

Buona notte lettori, siate voi membri o meno del club esclusivo della Repubblica Comunista, abbiate voi avuto modo o meno di entrare a far parte, anche solo per un giorno, della magia che ha avuto luogo sulla sponda destra del Tejo, a pochi chilometri dalla foce, laddove la luce è diversa e rende ogni cosa più nitida, laddove il lunedì ha un nome d’incanto, laddove gli uomini hanno gli occhi di lince, e le donne una ruvida e ipnotica bellezza. Laddove ho lasciato un pezzo di cuore. Vado a riprenderlo.

Até logo.

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3 commenti

  1. Resta lì, ti prego! Resta a Lisbona! E poi mi riaggiungi su FB? 🙂


  2. “un’alchimia che veramente ha trasformato il piombo in oro.”

    L’hai scritto prima tu… poi l’ho scritto anch’io.
    Sincronicità. Magnetismi.
    🙂



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