h1

montagne russe

16/02/2011

Ieri in studio mi hanno affidato il tirocinante libanese, che è un caro ragazzo ma vorrebbe imparare tutto nel giro di cinque minuti e fa domande esasperanti alle quali è difficile rispondere, perché per certe cose non serve tanto una risposta per quanto esauriente essa sia, ma l’esperienza. Ci sono cose che non si riescono a raccontare o a spiegare solo con le parole, servono le azioni e i fatti.

Ad esempio: se tu mi chiedi come ho fatto a modellare la scala del negozio di Madrid in 3D, io non è che ti posso dire esattamente in perfetto ordine cosa ho disegnato, che comando ho usato, come ho fatto. Te lo devo mostrare, e poi tu lo devi fare, perché solo facendolo materialmente impari a comprendere come funziona il programma e a ragionare in modo da ottenere il risultato.

Perché sto raccontando ‘sta menata della quale gliene frega una cippa a nessuno? Perché è importante. No, sul serio, è dannatamente importante. Capire che se non affronti e non conosci qualcosa non potrai mai veramente comprenderla. Mai. Inevitabilmente.

Forse è per questo motivo che da piccoli certi ostacoli ci sembrano insormontabili e poi, mano a mano che si avvicina il momento, ci accorgiamo che la salita è meno ripida di ciò che pensavamo. Oppure che la salita è troppo ripida, e quindi ci conviene cambiare strada. Semplicemente, la comprendiamo.

Mi ricordo l’ansia al pensiero di alcune tappe fondamentali (e fondamentalmente normali), come l’esame di quinta elementare, l’esame di terza media, la patente, la maturità, l’università, la laurea… ognuna di queste cose era insormontabile, vista da lontano. Poi però, facendo ciò che serviva, si otteneva il giusto equipaggiamento e l’Everest lentamente si abbassava, diventando una collina. Ripida, sicuramente, anzi a volte ripidissima. Ma non inaffrontabile, perché avevamo compreso.

Il discorso fondamentale è però un altro. Non è tanto il superamento di un ostacolo in maniera più o meno brillante, quanto l’interrogativo che talvolta nasce nella testa di chi sta percorrendo questo percorso simile a una caccia al tesoro. Appunto: cos’è il tesoro?

Vi siete mai guardati allo specchio chiedendovi se avete mai vissuto, tra una salita e l’altra?

Vi siete mai chiesti perché dovete continuare ad affrontare salite?

Fino a dove cazzo si deve arrivare?

Miagoliamo nel buio, ci chiediamo perché come dove, cosa stiamo facendo, diceva Quélo.

Ecco, io dove sto andando non lo so. Non so neanche perché continuo a mettere davanti a me un nuovo ostacolo, sempre e comunque, quando potrei vivere una vita tranquilla in una rassicurante e materna pianura.

Però continuo a farlo. Quando non ho di fronte a me un Everest da spianare mi sento perduto.

Masochismo?

No. Temo di no. Temo che sia ottimismo. Perché dietro a quella montagna magari c’è la pianura giusta. Magari no, perché la pianura giusta probabilmente non esiste, ma noi qua non si smette di sperarci.

Chissà, forse è vero. La vecchiaia non è altro che l’arrivo in quella pianura in cui non hai più montagne da affrontare. Guardi dietro di te e conti le catene montuose, le contempli e le ami e le odi perché esse sono ciò che tu sei. E sei in pace, perché ormai hai capito che ognuna di quelle scalate l’hai fatta per un motivo.

Io spero solo di capirlo, un giorno, quel motivo.

 

Annunci

2 commenti

  1. Secondo me non è ottimismo o pessimismo e di certo non è nemmeno masochismo… è semplice umanità. Scalare le montagne ci rende dannatamente umani e per quanto lo si faccia per i motivi più diversi, dall’ambizione al voler dimostrare qualcosa a qualcuno o a noi stessi, la verità è che hai omesso un particolare importante: per quanto soffriamo durante il percorso nulla ci fa sentire più vivi e soddisfatti di noi stessi della conquista della cima. è la felicità che rincorriamo… Che abbia la forma di un obbiettivo a breve termine o di una realizzazione personale a lungo termine, è quella che tutti cerchiamo. Raggiunto uno scopo ne vogliamo di più e ce ne prefiggiamo un altro… Per un solo momento di felicità possiamo anche lavorare dieci anni… quindi la vera domanda, per me, è: ne vale la pena? e la risposta è sicuramente si. Su due cose però hai assolutamente ragione: 1)Credo fermamente che infondo infondo nessuno sappia dove sta andando e 2)la vecchiaia è l’insieme delle montagne superate che ci hanno reso ciò che siamo… chissà, però, se davvero riusciremo a capire i motivi che ci hanno spinto… ma alla fine è questo il bello del mistero… se lo sapessimo già ora, l’avventura sarebbe finita!


  2. Profondo!

    Grazie,
    DSoP



Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: