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surrealismo

04/11/2010

Sto immaginando Silvio nella sua camera solo soletto, dopo che Veronica l’ha lasciato, la sera tardi. Silvio è lì, da solo, sta leggendo Proust, anzi no, un classico russo, un bel mattonazzo da un migliaio di pagine. Seduto sulla sua poltrona rivestita in broccato rosso, nella luce fioca di una piccola abat-jour, legge il suo libro godendosi una serata di relax dopo una dura giornata da Presidente.

A un certo punto l’atmosfera viene distrutta da uno squillo. Sta squillando il telefono. Non quello bianco, il telefono che risponde al numero interno a Palazzo Chigi. Quello nero. Collegato a una linea esterna e raggiungibile da qualsiasi telefono senza intermediari. Il telefono per le emergenze, il cui numero è a conoscenza di pochissime persone (e per questo motivo è cammuffato con il prefisso della provincia di Fermo nonostante si trovi a Roma – d’altra parte chi conosce il prefisso di Fermo? persino gli scherzi telefonici non arrivano a Fermo, neanche se partono dalla provincia di Fermo, perché neanche gli abitanti di Fermo sanno di avere un prefisso e continuano a usare quello della provincia di Ascoli Piceno).

Insomma, lasciando stare gli amici marchigiani.

Berlusconi sta leggendo un classico russo, perché vuole cercare di rendere più stimolante dal punto di vista intellettuale il prossimo incontro con Putin (vorrebbe che il Presidente russo imparasse qualcosa sulla grande cultura russa, mancanza di cui Silvio si lamenta sempre, privatamente, con l’amico fidato Bondi che – non a caso – è un ex comunista, poeta e Ministro della Cultura).

Dicevo Berlusconi sta leggendo e suona il telefono quello importante. Silvio appoggia il libro, alza il ricevitore e dall’altro lato gli viene spiegato che la nipote di Mubarak è in un commissariato milanese accusata di furto, è minorenne e bisogna trovarle una sistemazione.

E Silvio, che è un uomo dal cuore grande quanto il suo impero off-shore, dà incarico a chi di dovere di evitare che una povera ragazza venga stritolata dalla terribile macchina della Giustizia. “Poffarbacco, rischierebbe di essere espulsa dopo la legge Bossi-Fini che ho varato” dice Silvio, profondamente seccato dall’interruzione della sua lettura. “O peggio ancora potrebbe essere processata e dichiarata colpevole di abigeato dalla rossa magistratura milanese, ma non prima di venti o trenta anni visti i tempi della disastrata Giustizia italiana! Povera ragazza, arrivata in Italia in cerca di fortuna – ma non era mica parente di un Presidente? – che si ritrova vittima di un meccanismo diabolico che non funziona e che non mi permettono di riformare, cribbio!”.

E così Silvio fa telefonare a Milano per lasciar andare la povera ragazza, mai conosciuta in precedenza ma della quale conosceva la straziante storia.

 

No basta, non è credibile. Non è credibile neanche una riga.

Berlusconi quella sera la stava passando a farsi i cazzi suoi – e fin qui niente di male – finché qualcuno non l’ha chiamato per dirgli che una zoccoletta che poteva metterlo in merda era stata beccata. E mi sto già immaginando la scena in cui Silvio parla col suo braccio destro del momento e riflettono insieme su cosa dire al magistrato affinché disponga il rilascio della minorenne. Cosa può essere più persuasivo di un capo di stato estero? Certo, basterebbe il capo di stato nostrano, ma se tiriamo in ballo anche un capo di stato estero importante è meglio. Non la nipote del funzionario del ministero dei cammelli del Sudan, ma qualcuno altrettanto non rintracciabile tipo Mubarak.

Che per carità, non è un reato telefonare per “fare un favore”.

Ma secondo voi è normale che Silvio passi le sue serate dietro a una ladruncola che saltuariamente o meno apre le gambe a pagamento? Secondo voi è normale che un uomo come Silvio, accorto uomo d’affari e ormai abituato ai giochi di palazzo, creda alla prima ragazzina che salta fuori dalla torta a una sua cena e che si inventa una parentela importante?

Secondo me no.

La cosa grave però non è la puttana, la escort o la ballerina. Se a Silvio piace la gnocca fresca saranno affari suoi, così come pensavo fossero affari di Marrazzo se gli piaceva la donna con la sorpresa sotto alla gonna.

La cosa grave, davvero grave, è che da quando lui è al governo si continua a parlare di puttane e non si parla mai di cosa fa tra una puttana e l’altra. Cioè i cazzi suoi.

E il primo che sento che dice di lasciarlo lavorare in pace gli tiro una sberla. Perché sono sedici anni che quell’uomo in un modo o nell’altro sta a Roma, un po’ a Palazzo Chigi e un po’ a Montecitorio, sono sedici anni che si fa – o fa fare – i cazzi suoi e sono sedici anni che si parla di un vecchio malato e dei suoi problemi personali, mentre lo stivale sta pestando una merda che lo sta inghiottendo.

Si sa come la penso su Berlusconi, non è una novità. Ma dopo queste ultime cose, con la lite con Fini e queste troiette che sbucano fuori da ogni angolo, se uno continua a votarlo o a credere alle stronzate che spara ha un nome ben preciso, e quel nome è COGLIONE.

Amen.

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One comment

  1. amen, fratello.



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