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a una settimana dai 26

22/08/2010

Domenica, ultimo giorno di ferie, lo passo a selezionare le foto e prepararmi psicologicamente al ritorno in ufficio allietato dal fottuto anticiclone africano che ha deciso di trasformare l’Italia in un forno. Domani ci sarà da divertirsi in studio, quantomeno a fingere di non sentire le ascelle dei colleghi (e le mie).

Comunque, in ferie ci siamo andati. Come previsto ho passato meno tempo possibile qua e più tempo possibile in giro. Prima Friburgo in Brisgovia, amena cittadina capitale dell’architettura verde nonché “metropoli” della Foresta Nera (che è comprensibile, visto che è l’unico centro abitato nel giro di chilometri e chilometri). Tutto benissimo, dal viaggio in treno su un EuroCity svizzero al soggiorno ospite della Claude. E poi vabbè, tante chiacchiere. E birra. Città carina ai piedi delle montagne (se così si può dire) della Schwarzwald, come ogni città tedesca ha il suo centro storico di marzapane, il suo fiume, la sua efficientissima rete di trasporti pubblici e la sua pulizia maniacale. E ogni volta che vado in Germania mi viene voglia di non varcare più le Alpi. Tanto ogni persona con cui parlo mi dice che “accidenti, per essere uno che non parla tedesco da sette anni te la cavi benissimo”. Che al primo gli dici “ma va là”, al secondo gli dici “ma non è vero”, ma poi al centesimo forse ti chiedi se non sia veramente il caso di riprendere in mano il tedesco e impararlo bene sul serio. Vedremo.

Poi l’Irlanda.

Beh, l’Irlanda è strana. La si può riassumere in: isola verdissima con tante chiese senza il tetto e circondata da scogliere, abitata da gente molto cordiale che produce ottima birra. Dopo cinque giorni di campi, vacche, falesie, abbazie abbandonate e villaggi tipo Cabot Cove, quando ho visto Dublino all’orizzonte, ho esultato alla vista del cemento.

Non fraintendetemi: è splendida. Ma io che più che “purcello da shcugliera” sono “pantegana di città” mi trovo più a mio agio se vedo gente, casino, autobus, tram sferraglianti e insegne “open 24/7”.

Detto ciò: dell’Irlanda mi ha colpito la dotazione infrastrutturale (altro che le strade inglesi), la pulizia (maniacalmente scandinava), l’accento (altro che il British, che non si capisce una mazza e si mangiano le parole) e la modernità. Sì, c’è una crisi terrificante. E Cork ce l’ha svelata nella sua autenticità (città da rivalutare: non c’è nulla – è stata bruciata dagli inglesi quando sentivano aria di indipendenza – ed è in piena depressione, ma ha un’atmosfera vera che purtroppo non ho approfondito).

Ma la cosa che mi ha stupito di più è come Dublino sia gay-friendly. Perché se ci si pensa un secondo… gli irlandesi sono cattolici. E anche di quelli incazzati, visto che hanno sempre litigato coi vicini per motivi religiosi (e continuano). Inoltre sono un popolo famoso per la povertà e l’arretratezza in tempi anche recentissimi, per cui non ci si aspetta di trovare un’atmosfera così rilassata nei confronti dell’omosessualità. Tante bandierine arcobaleno, locali apertamente gay in pieno centro (non come in Italia, dove spesso sono scopatoi nelle zone industriali o malfamate) frequentati da gay, etero, trans, drag queen, amici, amiche e via così, verso un infinito universo di normalità.

L’Irlanda, che ha seri problemi economici e una popolazione religiosissima, ha votato il mese scorso per il Civil Partnership Act. La legge aspetta la firma del Presidente della Repubblica per entrare in vigore e ciò dovrebbe accadere con la finanziaria 2011, ovvero entro l’anno.

L’Italia, che ha problemi economici ma fortunatamente ha radici più solide che le permettono di stare a galla nonostante le cazzate del Governo, e che ha una popolazione religiosa fino a un certo punto, non si sogna nemmeno di pensarlo, un Civil Partnership Act. No, in Italia le priorità sono diverse. Per risolvere i problemi di bilancio aumentano i pedaggi autostradali, mentre la Mondadori viene sanzionata con una multa pari al fatturato di un paio d’ore del suo negozio di Piazza Duomo a Milano per aver truffato il fisco per fantastiliardi. E intanto se due omosessuali si abbracciano o si baciano sulla spiaggia vengono allontanati nello sdegno generale dei bagnanti. Poi c’è l’anticiclone che da domani mi accompagnerà al lavoro, mentre io stavo tanto bene con la camicia di flanella a gustarmi il vento dell’Atlantico e i 15°C. E come se non bastasse, domenica prossima sarò ufficialmente più vicino ai 30 che ai 20.

Ma un vaffanculo no?

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7 commenti

  1. C.V.D 😉

    http://picasaweb.google.com/lh/photo/ZDksu4WNIgeZuZ4knokwyw?feat=directlink

    mit Herzlichen Grussen aus Berlin
    A.


    • ecco appunto… te l’immagini una roba così in metro a Milano?


      • Al piu’ c’e’ Casini che prende in spalla un bambino…che è molto disgustoso!

        😉


  2. ti assicuro che non sembri più vicino ai 30 anzichè ai 20…(se non fosse per quelle rughe d’espressione che notavo mentre guidavi in irlanda)


  3. Un grazie a tutti i compari di viaggio in terra d’Irlanda. Un saluto particolare a Mr. George che cavalca il suo Dragon. Chi ha orecchie per intendere, intenda.


  4. Ma un vaffanculo sì!!



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