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anche no?

04/08/2010

Agosto, un mercoledì come tanti in una città della Pianura Padana. Il sole deve ancora sorgere ma sono sveglio nel letto. Penso. Non riuscirò a riaddormentarmi, anche se è ancora notte e fuori non si sente nessun rumore. Continuo a pensare, rimugino dentro di me, rimescolo e trovo bile, sangue, sperma. Ricordo solo i momenti peggiori, non riesco a visualizzare momenti felici. Solo angoscia, rabbia, rancore. E sì, sesso. Pare ci fosse solo quello, quando invece so che non era così. Ma alle 4:45 del mattino non me lo ricordo più, è troppo presto e sono troppo nervoso. Troppo deluso, disilluso e cinico. Forse dopo il primo caffè troverò ricordi ben conservati di una serenità perduta, oppure semplicemente smetterò di rimescolarmi e mi concentrerò, finalmente, su oggi. Su domani.

Domani. Il futuro. Quello che ci permette di sopravvivere.

Ma che cazzo puoi aspettarti dal domani quando sei così cinico, quando vedi ogni cosa nell’oscurità di un mattino appena iniziato, mentre ti fumi una sigaretta e guardi verso est, il cielo diventa chiaro lentamente e inizia ufficialmente un giorno come tanti. Un altro mercoledì come tanti, in una città nel mezzo della Pianura Padana, ai primi di agosto.

Pochi giorni fa io e C. ci chiedevamo a un matrimonio: com’è che sono tutti accoppiati e noi no?

La risposta per lei non la so. La mia personale la conosco benissimo. Sto ancora cercando di lasciarmi alle spalle un passato che, indirettamente, continua a tornare. D’altra parte non si possono dimenticare sette anni in pochi mesi.

Era l’aprile del 2003, il 17 aprile. Me lo ricordo come fosse ieri.

Poco meno di sette anni dopo chiudevo per l’ultima volta quella porta, sicuro di non volerla più riaprire. Ma il suo fantasma è qui, in questa stanza. Si manifesta nella sua assenza, respira del mio respiro e mi divora dall’interno lentamente come un parassita. Un fantasma che troppo spesso ricompare, e che non vorrei più vedere. O forse no, forse non è vero. Forse vorrei vederlo, per chiedergli il motivo per cui ostinatamente, ma subdolamente, compare. La risposta che mi darà non sarà importante, l’importante è che ci sia una cazzo di risposta. Una.

Perché non mi lasci in pace? Perché non mi dimentichi? Perché non mi permetti di dimenticarti? C’è una ragione o è solo sadismo, pura e semplice cattiveria? Vorrei solo sapere questo. E se il motivo delle tue apparizioni fosse solamente per cattiveria, oppure noia, oppure non so… beh sarebbe una gran cosa se questa tortura finisse.

Lascio questo messaggio nella bottiglia qua, sulla rete, sapendo che arriverà a destinazione, almeno sperandoci.

Venerdì sera, dopo il lavoro, salgo a Milano. Forse rivedrò alcuni visi amici, forse no. Sabato parto per la Germania, sperando di riuscire a scrollarmi di dosso tutto questo pantano che si sta seccando sulla mia pelle. Quando tornerò dalle ferie non so se avrò ancora voglia di scrivere sul blog.

Arrivederci, e grazie per aver seguito il programma.

State con noi, a dopo la pubblicità.

Sipario.

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