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a volte ritornano

12/11/2009

Cronaca di un giovedì mattina in casa. Anzi, premessa: in Emilia-Romagna il giovedì è il giorno di chiusura settimanale dei negozi, ma nel mio paesello è pure giorno di mercato. Che una volta significava cibo fresco e di stagione, mentre adesso significa pollo allo spiedo – e non avete idea della ressa di signore che cercano di accaparrarsi un mezzo pollo strappandosi i capelli a vicenda – e cineserie varie – e non avete idea della ressa di signore che cercano di accaparrarsi un mezzo straccio strappandosi i capelli a vicenda, per poi dire però che i cinesi puzzano e rubano il lavoro agli italiani [piccole contraddizioni di provincia].

Insomma. Il giovedì mattina è un giorno speciale qua. Tanto che se commetti l’errore di stare in casa a disegnare per l’esame di stato, cercando di escogitare strategie infallibili per non trovarsi impantanati durante le quattro fatidiche ore dello scritto, rischi di essere interrotto ogni tre/quattro minuti.

Nell’ordine da: un tizio che è venuto a cambiare la maniglia del forno (un pezzo di metallo alla modica cifra di 70€ c’èlacrisisignoramiac’èlacrisi). Il tizio dell’acqua che viene a ritirare i vuoti e a sostituirli coi pieni. Una telefonata da una nota compagnia telefonica per proporre non so cosa, dato che appena ha detto il nome dell’azienda ho detto che non mi interessava. Un’altra telefonata da un’altra nota compagnia telefonica, che però invece che una voce umana ha messo un messaggio preregistrato. Un marocchino che voleva vendermi delle calze. Una splendida telefonata con messaggio preregistrato – ora risparmiano pure sui call center, perché pagare qualcuno se può farlo un nastro? – che mi dice con voce entusiasta “Abbiamo una fantastica sorpresa per lei! Prema 1!!!” [con tanti tanti punti esclamativi, li pronunciava proprio]  alla quale ho risposto con altrettanto entusiasmo “Che culo!!!!!!” prima di riattaccare.

E poi, perché mica è finita, una cosa nuova. O meglio, una cosa vecchia, ma che non succedeva in questo quartiere da un bel po’ di tempo.

Suona il campanello, mi affaccio e vedo due signore che hanno l’aria di cercare un falegname, ma il rumore della statale mi impedisce di capire cosa dicono per cui scendo i miei due piani e apro la porta.

“Buon giorno! Stiamo visitando tutte le famiglie della zona. Vorremmo sapere la sua opinione sulla Bibbia”

Ta-dam. I Testimoni di Geova. E mica me l’aspettavo, di solito girano con la scorta di copie della Torre di Guardia, si sa mai che le esauriscono, tutti elegantoni e in tiro. Invece stavolta si sono sfurbiti. Niente riviste, solo un pratico opuscolo e vestiario normale.

“Ah, cazzo… mi avete fatto scendere le scale per niente”

E chiudo la porta.

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One comment

  1. ahahahahahahah! quanto sono contenta di non passare mai tempo in casa a mignanego! la mia famiglia mi ha detto che la storia delle telefonate di pubblicità è diventata insopportabile, ma per fortuna a me non è mai capitato, o forse solo una volta.



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