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strade

01/11/2009
Di ritorno da un weekend milanese, traggo alcune conclusioni.
Milano è come le sigarette. Fanno male e lo sai, ma non riesci a smettere. Danno dipendenza e se fai un periodo sufficientemente lungo senza entri in crisi d’astinenza.
Questo weekend ad esempio sono dovuto andare a Milano per farmi dare un foglio dall’azienda della luce-gas che testimoniasse la data di chiusura del contratto di fornitura, da inoltrare all’ufficio per i rifiuti (che non ha proprio intenzione di farmi smettere di pagare la tassa). Sono salito giovedì pomeriggio, a casa di Pol (ovvero quella che è stata anche casa mia). In programma per la serata c’era una festa in maschera, ma io sono stato stroncato da due long island durante un aperitivo a dir poco scarso a cibo (e reggeteli voi due long island senza aver ingerito nulla dalla sera prima). Per cui ho passato la serata a vagabondare per le strade della magica Milano notturna. Ho camminato e camminato, dalle 10 di sera fino alle 2 di notte.
Era una delle cose che più mi mancavano: il girovagare.
Quando abiti in un paese come il mio non puoi farlo: dopo dieci minuti il paese è finito e ti ritrovi in mezzo ai campi. A Milano invece puoi camminare ore e ore attraversando parti di città senza mai uscire. Sezioni la struttura urbana, noti come gli edifici diventino più antichi e signorili avvicinandoti al centro, per poi allontanarti da quel punto che segna sia geograficamente sia idealmente il centro della città, che è piazza del Duomo. Di giorno gremita di turisti e passanti, la notte deserta. Sotto l’imponente mole chiara, illuminata dai riflessi dei lampioni, nulla si muove. E il megaschermo di fianco pare un fantasma con le sue luci e le sue scritte che non parlano a nessuno. O forse solo a me.
Insomma, ho camminato ore ed ore, ho macinato chilometri su chilometri per smaltire una sbronza, ma diciamoci la verità: la sbronza l’avevo già smaltita dopo la prima ora. Il fatto è che gironzolare senza meta di notte ha un fascino particolare, soprattutto quando puoi decidere d’istinto quale strada prendere per scoprire scorci nuovi, senza per questo temere di perderti. Perché Milano è sì grande, ma facile. C’è sempre un punto di riferimento, sia un locale o il nome di un viale o un palazzo, che ti indica la strada.
Ma per quanto riguarda il futuro prossimo la mia vita non prevede ritorni a Milano.
Domani mi diranno se ho vinto l’assegno della Regione Emilia-Romagna. Se lo vincerò dovrò intraprendere un trasloco temporaneo verso est per frequentare un corso di specializzazione a Ferrara (si auspica di conseguenza un provvidenziale posto letto a Bologna, che mi eviti di litigare ogni giorno mattina e sera con il tragico cambio di treno – da qui a Ferrara non ci sono treni diretti).
Se non lo vincerò dovrò trovare qualcosa da fare per ammazzare il tempo morto tra l’esame di stato e Natale.
E poi ci sarà New York a Capodanno.
E poi ci sarà il 2010. Vediamo dove mi porta, o dove mi ri-porta.
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One comment

  1. Una delle “testimonianze” (pardon, non mi viene un termine più adatto, data l’ora) su Milano più belle che abbia mai letto. Oltre che molto ben scritta.
    Il che mi ha quasi fatto scendere una lacrimuccia, considerando che sto lasciando Milano anche io. Spero non definitivamente, perchè ho lasciato là una buona parte di me. Grazie per questa piccola emozione 😉



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